(da Repubblica.it)
E’ morto a Modena, dopo una lunga malattia, Edmondo Berselli. Aveva 59 anni. Ci lascia una delle figure più eclettiche dell’editoria e del giornalismo italiano. Editorialista di politica per Repubblica e collaboratore del’espresso,
osservatore attento della società italiana, fustigatore – se necessario – delle sue debolezze e delle contraddizioni della politica con l’occhio dello spirito libero e, senza tentennamenti, laico e repubblicano. E, insieme, narratore – negli articoli e nei libri – delle passioni ( e delle cadute di stile) dell’Italia della musica, dello sport, del mondo culturale e dei suoi salotti. Fino alla gastronomia. Forse un titolo - Quel gran pezzo dell’Emilia. Terra di comunisti, motori, musica, bel gioco, cucina grassa e italiani di classe – sembra rimetterli insieme tutti e, insieme, mostrare l’occhio di un osservatore poliedrico e senza paraocchi della società italiana.
Tutte passioni, a partire dalla critica della politica, che Berselli coltiva nel laboratorio bolognese del Mulino dove si incrociano – ma quedta è storia della politica italiana – da Andreatta a Scoppola, a Giugni, a Pasquino a Panebianco. Esperienza che diverrà il crogiolo culturale anche della discesa in politica di Romano Prodi.
Inizia alla fine degli anni ‘70 come correttore di bozze della casa editrice, della quale diverrà il direttore editoriale, e lega la sua vita culturale e lavorativa all’editrice e alla rivista bolognese di cui diverrà direttore modificandola profondamente. Intanto collabora alla Gazzetta di Modena, il primo passo del rapporto con numerosi giornali fino al suo arrivo a Repubblica.
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