10 aprile 2010

Lo strappo di Berlusconi “Il Governo deve avere più poteri, cambieremo la Costituzione”

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Categoria: Gli altri Luca Ceccarelli @ 21:43

(Apcom) Le riforme si faranno, Silvio Berlusconi lo ribadisce parlando agli imprenditori riuniti a Parma, dopo aver sottolineato che con la Costituzione vigente “il Governo non ha poteri”, ma il premier spiega anche che i tempi probabilmente non saranno brevissimi e che lo schema presentato da Roberto Calderoli sarà oggetto di confronto “con tutti”. Davanti alla platea di Confindustria, insomma, il presidente del Consiglio lascia intendere che la partita delle riforme è tutta da giocare, che al momento l’unico punto fermo è la volontà di arrivare fino in fondo e che, comunque, il regista dell’operazione sarà lui. Davanti agli industriali che chiedono di passare dalle promesse ai fatti, il premier mette le mani avanti: “I padri costituenti hanno definito un assetto istituzionale che dà tutti i poteri alle assemblee parlamentari: l’esecutivo non ha nessun potere nel nostro sistema costituzionale”. Insomma, il Governo fa quello che può, sembra dire il premier, ma l’impianto istituzionale offre pochi margini. Per questo “la prima riforma è la riforma istituzionale”. Tutto questo mentre, su un altro ‘tavolo’, il ministro Angelino Alfano ribadisce l’intenzione di approvare la legge sulle intercettazioni “entro giugno” e apre alle proposte del Pd in materia di giustizia: “Uno sforzo che coincide con quanto noi andiamo facendo e intendiamo fare”. Il ministro si dice pronto ad un incontro con il responsabile giustizia del Pd Andrea Orlando, che però replica: “E’ poco utile, se vanno avanti con le intercettazioni e tengono lì il processo breve…”.

Ma Berlusconi sembra anche non voler scoprire tutte le carte e rivendicare quella regia che nei giorni scorsi la Lega è sembrata voler assumere. Evidentemente, anche i paletti di Gianfranco Fini e la preferenza per il premierato di molti esponenti Pdl, come Fabrizio Cicchitto e Gaetano Quagliariello, fanno pensare al premier che sia più prudente evitare forzature inq uesto momento: “Non so se (la riforma istituzionale, ndr) sarà la prima in ordine di tempo, forse la posticipiamo ad altre. Il ministro Calderoli, piè veloce, ha voluto usare la cortesia di portare la prima bozza al presidente della Repubblica che aveva sommariamente discusso con me, ma state sereni perché questa riforma della Costituzione la discuteremo in tante sedi e ascolteremo il parere di tutti”.

E il premier fa capire che anche l’impianto complessivo è tutt’altro che definito: “Sulla riforma della Costituzione, del presidenzialismo alla francese o meno, del fatto che il presidente si possa eleggere insieme alla maggioranza del Parlamento per non avere il presidente di un colore e il presidente del Consiglio di un altro colore, discuteremo e ascolteremo il parere di tutti”.

Ma la disponibilità ad ascoltare “tutti” forse va letta anche attraverso la partita parallela sulla giustizia: ieri il Pd Andrea Orlando ha aperto alla maggioranza, dalle pagine del Foglio, dicendo che il partito è pronto a discutere di lunghezza dei processi, di rimodulazione dell’obbligatorietà dell’azione penale, della competenza dell’azione disciplinare verso i magistgrati… Parole che sono piaciute al ministro della Giustizia Angelino Alfano: “Andrea Orlando ha fatto sforzo che in termini di proposta coincide con quanto noi andiamo facendo e intendiamo fare”. Il ministro si è detto pronto ad incontrare il responsabile giustizia del Pd.

Il problema è che Alfano ha oggi anche ribadito l’intenzione del Governo di andare avanti sulle intercettazioni, e il Pd questo non lo accetta. Orlando ha subito precisato: “Se la maggioranza insiste sulle intercettazioni e sul processo breve un incontro diventa di scarsa utilità… Sono lieto che il ministro Alfano abbia colto il senso del mio ragionamento. Se però vogliamo dare un contributo serio affinchè il Parlamento sia messo nelle condizioni di affrontare i problemi del servizio giustizia è necessario che la maggioranza tolga di mezzo le tegole che rischiano di cadere su qualsiasi vera intenzione riformatrice”.

Concetti ripresi anche dal vice-segretario del partito Enrico Letta: “Nessun presidente del Consiglio ha avuto i poteri che oggi ha Berlusconi: non ha nessun alibi, faccia le cose che deve fare”. Per quanto riguarda le riforme “noi siamo pronti a discutere di riforme in Parlamento”, ma il Governo sbaglia a portare avanti provvedimenti come quello sulle intercettazioni: “Non è la priorità, quando gli italiani pensano ai problemi della giustizia, pensano ai tempi giustizia civile…”.

Chi non ha dubbi è Antonio Di Pietro: “Dopo tutte le esternazioni di oggi, c’è ancora qualcuno che pensa di poter fare le riforme insieme al dittatorello Berlusconi? Sono affermazioni gravissime che colpiscono la magistratura, gli organi di garanzia e la Costituzione. Avvertiamo per tempo i nostri alleati dell’impossibilità di procedere con questi presupposti. L’unico tavolo a cui vuole farci sedere è il trono di Nerone”.


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