11 marzo 2010

Siamo al delirio: Berlusconi parla di “complotto” e di “sinistra sovietica”

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Categoria: Gli altri Luca Ceccarelli @ 21:57

L’inversione di rotta è completa. Dai malumori del Pdl per il ‘pasticcio’ delle liste all’accusa pronunciata in pubblico da Silvio Berlusconi: dietro l’esclusione della lista pidiellina a Roma c’è un “disegno ben pensato”. Il presidente del Consiglio scende in campo per dare una scossa a una classe dirigente, quella del Pdl romano, ancora sotto choc per le ultime duesettimane di passione. In un grande hotel romano, con i coordinatori e Renata Polverini, guidato dalle note di ‘Meno male che Silvio c’è’ il Cavaliere prova a galvanizzare i suoi, alza la voce più volte, invita alla “mobilitazione generale”. Certo, dei ricorsi se ne occuperà il partito, anche perché il Consiglio di Stato “non può chiudere gli occhi” e il premier spera ancora nella riammissione della lista. E però ai ricorsi penseranno gli altri, Berlusconi si occupa soprattutto di denunciare “una grande, insopportabile porcheria”. I colpevoli sono tanti, secondo il presidente del Consiglio: innanzitutto giudici e stampa, il cui comportamento è stato “il colmo”. Entrambi guidati dalla “sinistra sovietica”. Berlusconi, di contro, non ha nulla da rimproverare ai dirigenti del Pdl: “Li ho interrogati io per ore a uno a uno e non hanno responsabilità”, anche se c’è chi ha “voluto far passare, anche tra noi, il messaggio che si sia trattato di incapaci”. Diverso invece il giudizio sul magistrato intervenuto a Roma il sabato della consegna delle liste, un giudice “che aveva nell’angolo del suo studio per caso un ritratto del Che a indicare la sua propensione culturale”. Assolti i dirigenti romani che rischiano di trovarsi senza lista, anzi galvanizzati con la promessa di un posto in Giunta, Berlusconi si concentra sull’attacco alla sinistra che, in caso di vittoria, renderebbe “l’Italia e le Regioni meno libere”. E per fronteggiare la coalizione di centrosinistra fotografata come “un amalgama terrificante”, Berlusconi ribadisce la scelta della piazza, “una risposta dura e forte” a quanto accaduto. Un modo per sostenere i tredici candidati governatori, affrontare “la sinistra giustizialista, certa magistratura politicizzata e certi giudici che usano la giustizia ai fini politici e stanno dettando i tempi di questa campagna elettorale”. Dopo il voto, poi, sarà il momento della “grande riforma della giustizia” per via costituzionale. Secondo il premier, in ogni caso, ora è il momento della mobilitazione, tanto da confidare alla platea: “Se fosse qui Carnera batterei anche lui, in questo momento mi sento come se avessi una spina di corrente”.


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