10 agosto 2008

Enrico Letta straparla di cicoria, si arrende a Berlusconi, lancia Pippo Baudo

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Categoria: Partito Democratico Luca Ceccarelli @ 20:26

Il caldo, si sa, fa brutti scherzi. Mettici anche che sotto il sole estivo ci sono le feste di partito, i convegni, gli incontri in cui ognuno si sente più rilassato e quindi libero di sproloquiare in allegria.

Enrico Letta non sfugge a questa categorizzazione: rilascia un’intervista al Messaggero che speriamo sia dovuta appunto al malefico influsso solare in questa  torrida  estate.

Ma andiamo ad analizzare l’intervista nei punti salienti:

È un momentaccio per il PD, ed Enrico Letta non se lo nasconde: «Da pane e cicoria». Perciò bisogna guardare avanti e lavorare sodo: «Il nostro futuro è oltre i recinti tradizionali».

Ah, il “pane e cicoria” di rutelliana memoria….l’inizio è col botto, non c’è che dire.

Poi un momento di straordinaria lucidità:

Onorevole Letta si allunga la lista dei pd che si confrontano con Berlusconi: Bassolino, Cacciari, Chiamparino, mentre Veltroni, che prima dialogava, ora fa opposizione dura. Non sono scelte che stridono?

«È il frutto dello sbandamento post elezioni. Forse perché s’era creata l’aspettativa di una possibile vittoria, o almeno di un pareggio, che i numeri hanno dimostrato non essere mai stata realistica. Il PD ha dato l’idea di non stare all’opposizione ma in una sorta di limbo».

A parte Parisi, l’unico fino a questo momento di un’analisi lucida, nessuno si era spinto così avanti. Bravo Letta, finalmente hai ammesso l’imbroglio veltroniano del pareggio.

Elettori, quando vi hanno chiesto il voto utile per il PD vi hanno fregato. Enrico Letta certifica.

L’antiberlusconismo definitivamente archiviato?

«Anche se fa fatica farlo, sì. Per il semplice motivo che non vinceremo più con l’antiberlusconismo. Tutti si stanno interrogando sul post berlusconismo e noi dobbiamo essere tra quelli».

Che tradotto in italiano corrente significa: dobbiamo aspettare che Berlusconi si ritiri o muoia. Altrimenti non ce la faremo mai.

E per gli scenari futuri? Sentiamolo:

La riscossa del PD dunque è al centro?

«Il PD deve convintamene candidarsi a prendere parte dei voti di coloro che stavolta hanno votato Berlusconi».

Cos’è una strategia, una linea politica nuova?

« È la matematica. Mentre nel 2006 vincemmo per 24 mila voti, con le ultime elezioni s’è scavato un fossato che fa sì che soltanto convincendo parte degli elettori che hanno votato per il centrodestra noi riusciremo ad essere di nuovo maggioranza. Non basterà riportare alle urne tutti i nostri, tutti gli antiberlusconiani. Il nostro futuro è al di fuori, oltre i recinti tradizionali».

Cioè niente più intesa a sinistra?

«Il dialogo l’hanno chiuso loro con il congresso. Ho stima di Ferrero, è una persona seria come pochi. Ma la linea su cui ha vinto non è di collaborazione».

Resta solo l’UDC.

«Non bisogna forzare loro la mano. Il PD deve guardare al centro. Lo spazio per la sinistra tradizionale s’è ridotto in modo drammatico per colpa della stessa sinistra».

Già, non dobbiamo forzare la mano. Poverini, fiori bianchi delicati. Si può massacrare la Sinistra a colpi di machete, ma con l’UDC dobbiamo usare la massima delicatezza.

Il sole picchia forte, durante l’intervista. E basta evocare Parisi per far sì che il cervello surriscaldato di Letta cominci a mostrare netti segni di squilibrio:

Nel PD c’è che, come Parisi, insiste sulla mancanza di democrazia.

«Il PD va costruito e radicato. Siamo molto indietro, il prossimo congresso sarà decisivo, bisognerà dare peso alla linea ambiziosa messa in campo. Dobbiamo essere meno intellettuali e farci capire di più dalla gente».

Più nazionalpopolari.

«Dovremmo prendere un Pippo Baudo come portavoce ed essere meno da salotto intellettuale».

Pippo Baudo al posto di Veltroni?

«Dobbiamo parlare alla gente, farci capire. Parlare di asili nido e delle liste di attesa negli ospedali, non sempre di Rai e legge elettorale. E tornare allo spirito delle primarie del 14 ottobre, ricoinvolgere quei 3 milioni e 800 mila che parteciparono e portarli al congresso, evitando le solite spartizioni correntizie».

In sintesi Enrico Letta propone la definitiva berlusconizzazione del PD. Niente che non si potesse prevedere, del resto. Già con le candidature per le politiche si era visto il netto orientamento verso personaggi tutta immagine e niente contenuto. Addirittura candidature controproducenti, “figli di” o “amici degli amici”.

Ma tant’è. Queste sono le ricette proposte per il PD prossimo venturo, in attesa che la disfatta più che annunciata ad amministrative ed europee 2009 ne sancisca, definitivamente, la morte.


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