24 agosto 2008
Il 24 agosto, puntuali, 286 migranti sono sbarcati a Lampedusa. Ecco l’articolo completo:
(ANSA) – LAMPEDUSA (AGRIGENTO), 24 AGO – Due nuovi sbarchi sono stati registrati in nottata a Lampedusa. A bordo delle imbarcazioni c’erano 286 migranti. Intorno all’1:45 e’ approdato nel porto dell’isola un vecchio peschereccio con 198 stranieri, soccorso a 77 miglia a sud dell’isola dalla Guardia costiera. Poco prima dell’alba sono giunti altri 88 extracomunitari, soccorsi a 45 miglia dalla costa. Gli immigrati sono stati trasferiti nel Centro di prima accoglienza di Lampedusa.
Alla faccia delle dichiarazioni trionfalistiche di questo governo, che aveva sostenuto (non senza una certa sfrontatezzza) che gli sbarchi erano diminuiti drasticamente.
Non esiste una ricetta semplicistica per il problema dei migranti. Non servono gli annunci di repressione dura nè le arbitrarie restrizioni della libertà personale.
Perchè la forza della disperazione, spesso, valica le barriere della nostra paura e della nostra ignoranza.
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23 agosto 2008
Quante volte abbiamo sentito il ritornello “privato è bello”?
Quante volte ci hanno fatto credere che i servizi privati costassero di meno e fossero più efficienti?
Quante volte poi ci hanno spiegato che le tariffe erano destinate a scendere in seguito alle privatizzazioni e via di dotte lezioni sulla “mano invisibile”, sul potere della concorrenza….
A dieci anni dall’inizio di questo percorso virtuoso, ecco la nuda verità:
ariffe sempre più care dal 1998 ad oggi per le famiglie italiane che hanno visto aumentare la spesa per i principali servizi pubblici del 52,7%. I consumatori, infatti, da quando è iniziata la fase di apertura al mercato delle utilities locali si sono trovati di fronte a un aumento medio del 40,4% per le tariffe pagate per i principali servizi, gas, elettricità, acqua, rifiuti, trasporti urbani, a fronte di un incremento dell’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività nazionale del 22,2%.
Nel 2007 la spesa totale degli italiani per i principali servizi di pubblica utilità è aumentata del 52,7% rispetto al 1998, raggiungendo la cifra di 41.772 milioni di euro, aumenti solo in minima parte ascrivibile alla maggiore domanda da parte degli utenti. A rilevarlo è una ricerca condotta da Unioncamere.
Per la precisione, hanno segnato un aumento di gran lunga superiore al tasso d’inflazione la tariffa dei rifiuti (+49,6%), quella dell’acqua potabile (+44,6%) e quella del gas naturale (+37,8%); mentre leggermente più moderati sono risultati i rincari dei trasporti urbani (+30,4%) e della bolletta elettrica (+28,7%). Unioncamere evidenzia che in media ogni famiglia ha quindi speso nel 2007 ben 1.643 euro per i principali servizi di pubblica utilità, cioè una somma pari al 5,3% dei consumi non alimentari.
Non è assolutamente vero che privatizzare renda le tariffe più convenienti. E tra l’altro non ci vuole certo un genio a capirlo: il peggior modello economico esistente è l’oligopolio (paradossalmente il monopolio si presta maggiormente all’intervento a calmiere da parte dello Stato). Ovunque si creano cartelli a tutto danno dei consumatori.
Dobbiamo profondamente rivedere le nostre convinzioni, interrompere l’ondata privatizzatrice ed esternalizzatrice e riflettere seriamente sul futuro delle nostre utilities.
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22 agosto 2008
(da l’Unità.it)
Settantasei civili, in maggioranza donne e bambini, sono stati uccisi oggi da un bombardamento della coalizione a guida Usa, nell’ovest dell’Afghanistan. Lo annuncia il ministero degli Interni afgano con un comunicato, aggiungendo di aver avviato un’inchiesta sull’accaduto.
«Il bombardamento è avvenuto nel distretto di Shindand, provincia di Herat», precisa il ministero degli Interni, che esprime il «suo grande rammarico per un incidente involontario». Il governo ha già inviato «una delegazione di 10 persone sul posto per raccogliere informazioni sull’accaduto». Molte persone sono state ferite e si trovano in gravi condizioni.
Secondo un responsabile della polizia, Akramuddin Yawer, almeno 15 case sono state distrutte dai bombardamenti e 76 persone sono state uccise, in maggioranza donne e bambini, ma anche talebani.
In un primo momento il ministero della Difesa aveva dato notizia della morte di 5 civili e 25 talebani in seguito ai bombardamenti aerei: «Commando afgani e forze speciali americane hanno attaccato alle due del mattino le postazioni dei talebani nel distretto di Shindand», tra le province di Herat e Farah, nell’ovest, aveva dichiarato il generale Mohammad Zaher Azimi, portavoce del ministero. Quella zona rientra nella sfera di influenza del comando italiano in Afghanistan.
Nel corso dei primi quattro mesi del 2008 circa 200 civili afgani sono stati uccisi «per errore» dalle forze internazionali, nella maggior parte dei casi da bombardamenti aerei, secondo un bilancio fornito dall’inviato speciale dell’Onu, Philip Alston. Nello stesso lasso di tempo 300 civili sarebbero stati uccisi da attacchi talebani, per lo più attentati suicidi.
Negli ultimi mesi l’escalation di morti civili è stata fortissima. Gli “errori” della Nato si sono succeduti con frequenza sempre maggiore favorendo anche l’antipatia della popolazione afgana e un ritorno di favori per i talebani.
In Afghanistan poi continuano a morire soldati occidentali per mano dei talebani che controllano ormai buona parte del territorio. Prima la strage dei francesi, su cui non si sono ancora sedate a Parigi le polemiche, poi l’uccisione di tre polacchi sempre del contingente Nato, saltati su una granata, e ora tre soldati italiani rimasti feriti in un agguato. L’Afghanistan si sta trasformando in un bagno di sangue per le truppe europee a sostegno del comando Usa nel contingente interforze sotto la bandiera atlantica. Secondo i reportage da Kabul del quotidiano Le Monde la popolazione afghana teme che la capitale stia per cadere in mano ai talebani.
Ciò che è certo è che venerdì mattina alle 7:20 locali (le 4:50 in Italia) un mezzo VM90 “protetto” – quindi non blindato – del contingente italiano è stato investito da una esplosione in una zona rurale a circa 20 chilometri a nord da Kabul. Cioè in un quadrante diverso ma sempre non troppo distante dal luogo dove hanno trovato la morte i dieci soldati francesi, lunedì scorso, dopo un assedio durato ore sotto il tiro dei cecchini talebani. I francesi sono rimasti impegnati in violenti combattimenti a quaranta chilometri in direzione est alla periferia della capitale. Gli italiani erano invece in perlustrazione nella zona nord, non si sa a che raggio di distanza dal centro città.
Nel caso della pattuglia colpita nell’esplosione, la ricostruzione delle circostanze non è del tutto chiara ma si sospetta che a provocare il danneggiamento nella parte posteriore sia stato un ordigno rudimentale comandato a distanza. Quindi si tratterebbe di un agguato.
I militari italiani che appartengono al IX reggimento alpini dell’Aquila e al II reggimento del Genio Guastatori di Trento -spiegano al comando -stavano andando a svolgere un’attività pianificata di bonifica di ordigni ritenuti nei giorni scorsi. Ma sulla natura dell’esplosioneche li ha colpiti, si precisa, sono ancora in corso accertamenti. Il comando ha intanto già provveduto ad avvertire i familiari dei tre militari feriti di quanto è avvenuto e delle loro condizioni di salute. Nessuno dei tre è grave come ha assicurato al ministro della Difesa Ignazio La Russa il Capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Vincenzo Camporini.
Durante la nottata invece, proprio nel distretto di Herat che ricade sotto il controllo delle truppe italiane, c’è stato un bombardamento in cui sono morte una trentina di persone. Secondo il portavoce della coalizione a guida Usa, Nathan Perry, si trattava di insorti. «Stando alle prime informazioni di cui disponiamo, cinque insorti sono stati arrestati e 30 uccisi. Non ho alcuna informazione su vittime civili», ha detto Perry.
Invece secondo il ministero della Difesa afghano ci sono anche civili tra i 30 uccisi nella notte da forze afghane e della coalizione nei pressi di Herat. «Forze di polizia afghane e militari americani hanno attaccato alle due del mattino posizioni dei taleban nel distretto di Shindand», ha detto il portavoce della Difesa, il generale Mohammad Zaher Azimi. «Le forze internazionali hanno anche effettuato un bombardamento aereo a sostegno delle operazione a terra – ha aggiunto – in totale 25 taleban sono stati uccisi, tra cui due importanti comandanti. Ma purtroppo anche cinque civili sono morti».
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21 agosto 2008
Che il PD non fosse un fulmine di guerra si era capito ben prima delle elezioni.
Uòlter è riuscito a diminuire la portata della disfatta con il ben noto inganno del “voto utile” ai danni degli elettori.
Ora tutti i nodi vengono al pettine. Ed è una realtà desolante: il PD è a pezzi, tenuto insieme con la supercolla non si sa bene per quanto.
E come tutte le tragedie, anche questa sta finendo in farsa.
Cominciamo con Europa, il quotidiano della Margherita:
”Un leader che ha avuto un’investitura popolare senza precedenti deve essere in grado di sciogliere d’autorita’, con giustizia e acume, nodi altrimenti inestricabili”. Lo scrive il quotidiano della Margherita, ora Partito democratico, in un editoriale in cui invita Veltroni a prendere in mano la situazione e sbrogliare la matassa dei contrasti tra rappresentanti locali e apparati nazionali all’interno del Pd. ”Veltroni – scrive Europa – dovrebbe annunciare che da oggi anche il Pd, che ha regole e strumenti, lava i panni sporchi in famiglia. Perche’ non se ne puo’ piu’ di dirigenti locali o nazionali che si presentano in tribunale, con carte bollate e avvocati, per chiedere a un giudice ordinario di dirimere controversie politiche. Annullare elezioni o congressi. Sostituire segretari, candidati, presidenti”. ”Fuori dal Pd, chi cerca legittimazione fuori dal Pd”.
Ma non basta, rincara la dose Fioroni:
‘Serve una sintesi, nessuno puo’ giocare allo sfascio o andare avanti a forza di insulti”. Lo dice Giuseppe Fioroni, ex ministro dell’Istruzione, a proposito delle divisioni interne al Pd. ”Il confronto va bene – avverte Fioroni – se l’obiettivo e’ il radicamento del Pd. Va male invece se si vogliono ritagliare piccole satrapie per sottrarle al partito”.
Ormai è chiaro a tutti: il PD è allo sfascio. Quanto può reggere?
Un primo dato ce lo dà un sondaggio SWG:
Il governo e il premier Silvio Berlusconi hanno almeno quindici punti in più nella classifica di gradimento degli italiani rispetto all’esecutivo Prodi nello stesso periodo di due anni fa. E’ quanto emerge da un sondaggio, commissionato dal quotidiano online Affaritaliani.it, alla Swg di Trieste. Il suo presidente Roberto Weber spiega che “il clima per l’esecutivo di centrodestra e per Silvio Berlusconi è certamente positivo, sui livelli di giugno-luglio. Una soglia che definirei medio-elevata. Certamente un consenso maggiore rispetto a quello che aveva Romano Prodi considerando lo stesso periodo, almeno quindici punti di scarto”.
Bel risultato per la dura opposizione del PD! Ma vediamo i dati relativi alle intenzioni di voto:
Nella classifica dei singoli partiti c’è la novità più clamorosa. “Mentre il Popolo della Libertà è sostanzialmente fermo ai valori delle Politiche (37,4%), la Lega Nord è salita ulteriormente e dall’8,3 del 13-14 aprile si trova ora tra il 10 e il 12% – sottolinea Weber -. Aumenta l’astensione da parte degli elettori di Centrosinistra e quindi la platea dei votanti si restringe. Per questo motivo cresce la percentuale del Carroccio. Se si votasse in questo momento il Partito Democratico andrebbe maluccio… non benissimo, certamente sotto il 30%. L’Italia dei Valori di Antonio di Pietro prende tutto quello che non va più al Pd e si trova tra il 6 e il 7%. L’Udc è stabile, tiene i voti delle elezioni (sul 5-5,5%). E infine l’area della Sinistra Arcobaleno non ha recuperato nulla dalle Politiche”.
Al di là della triste considerazione sulla Sinistra (speriamo che l’autunno ci porti qualche soddisfazione…), il dato che emerge è la fine del progetto PD: un risultato inferiore al 30% significherebbe meno voti di quanti ne assommassero DS e Margherita. Un disastro epocale.
Intanto chiunque si sente in diritto di farsi beffe del PD. Per esempio Gasparri (!):
“Spiace e rattrista l’epilogo a cui miseramente si avviano Veltroni e il Partito democratico. Avremmo voluto un avversario solido e credibile per consolidare il bipolarismo. Invece il Pd non c’è più”. Questo il giudizio del presidente dei senatori del Popolo della Libertà, Maurizio Gasparri, sul Pd e sull’operatore di Veltroni.
“Si fanno causa tra loro in Sardegna – sottolinea Gasparri in una nota – mentre ruvidi regolamenti conti scoppiano ovunque, da Torino all’Abruzzo, dalla Calabria a Venezia e persino a Campobasso. Liti a Bologna e Firenze, a Palermo e Bari¿ Un caos che travolge Veltroni. Un fallimento che fa pensare più ai partiti comunisti dell’Est che si sgretolavano alla fine degli anni ‘80, che a modelli occidentali. Speriamo che questa tragedia politica – conclude – venga arginata. Abbiamo bisogno di interlocutori credibili per le riforme istituzionali. E oggi il Pd sembra una gabbia impazzita dove tutti azzannano tutti, non certo un partito affidabile. Peccato”.
La pietra tombale la mette, però, Di Pietro:
Veltroni? “Vola troppo alto, aspetto che scenda dall’Olimpo per occuparsi dei mille guai del Pd sul territorio”.
In Abruzzo Di Pietro farà “un grappolo di liste civiche di persone competenti e oneste” perchè “centrodestra e centrosinistra non danno garanzie e non vogliamo trovarci alleati di candidati che prima o poi i carabinieri si portano via”. I rapporti con il Pd? “Non sappiamo neppure con chi parlare – osserva Di Pietro -. Ormai dove ti giri c’è una lite, l’ultima a Campobasso tra presidente della provincia Pd e segretario regionale”.
Come tutte le agonie, ci auguriamo che duri poco. Se il PD muore, rinasce la possibilità di creare un forte partito di ispirazione socialista in un Paese che ne ha sempre più bisogno.
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20 agosto 2008
Il Tribunale di Milano ha respinto la richiesta di sequestro del libro di Marco Travaglio e Peter Gomez “Se li conosci li eviti”, della Chiarelettere editore, presentata dall’ On.Avv. Marco Brigandì (come egli stesso si presenta), parlamentare della Lega Nord.
Si tratta di un’importante vittoria, non solo perchè il libro continuerà ad essere regolarmente venduto nelle librerie, ma soprattutto perchè questa sentenza costituisce un importante scudo nei confronti di chi pensa che con le cause o le richieste miliardarie si possa colpire la libertà di informare.
Di seguito ciò che si legge nel blog di Marco Travaglio e Peter Gomez:
Roma, 18 agosto – Il giudice Gandolfi della X sezione civile del tribunale di Milano ha respinto, giudicandola “inammissibile”, la richiesta di sequestro del libro di Marco Travaglio e Peter Gomez “Se li conosci li eviti”, presentata dal deputato della Lega Nord Matteo Brigandì. Lo ha reso noto lo stesso Travaglio.
Brigandì aveva sostenuto che il volume – uscito a marzo di quest’anno per Chiarelettere – conterebbe “una serie di imprecisioni, falsità e insulti di sicuro contenuto diffamatorio” nei suoi confronti: di qui la richiesta di “sequestro su tutto il territorio nazionale” e, in subordine, di provvedimenti per “evitare il protrarsi dell’illegalità”.
Il giudice – ha spiegato Travaglio – ha ritenuto la richiesta “inammissibile”, in quanto la Costituzione ammette il sequestro della stampa solo “nel caso di delitti per i quali la legge espressamente lo autorizzi o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili”, violazione in ogni caso da accertare con sentenza passata in giudicato. Inammissibile, “per eccessiva indeterminatezza”, anche la richiesta di provvedimenti per impedire il protrarsi dell’illegalità.
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18 agosto 2008
Dante De Angelis, lavoratore, sindacalista, rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS) presso Trenitalia, è stato licenziato.
Perchè “fannullone”? Neanche per idea: è stato licenziato perchè ha svelato che, dietro agli episodi degli Eurostar spezzati non c’era solo un problema di progettazione, ma anche una dissennata campagna di tagli alla manutenzione da parte dell’azienda.
E’ online all’indirizzo http://firmiamo.it/campagnadisolidarietaperdantedeangelis una petizione affinchè sia reintegrato nel proprio posto di lavoro. Firmiamola tutti.
Ecco il testo della petizione:
Le FS hanno licenziato il macchinista/RLS
Dante De Angelis. L’aver esercitato il diritto di critica ed il ruolo di
scrupoloso RLS è costato, ancora una volta, il posto di lavoro a Dante
De Angelis, macchinista in forza al deposito locomotive di Roma S.
Lorenzo. Con questo atto la Società vorrebbe chiudere la bocca ad un
delegato che ha osato mettere in evidenza le possibili lacune, ammesse
anche dallo stesso AD Moretti, che hanno determinato lo spezzamento di
due Eurostar nell’arco di 10 giorni. Con questa azione, che segue quella
degli 8 licenziamenti di Genova ai danni di operai che avevano già
terminato l’attività di manutenzione programmata il gruppo dirigente
delle FS spa apre uno scontro senza precedenti contro i lavoratori delle
FS, ai quali si chiede di tacere anche quando, nel ruolo di RLS, hanno
l’obbligo di segnalare ogni possibile elemento di rischio che possa
pregiudicare la sicurezza dei lavoratori, dei treni e dei cittadini che
ogni giorno li usano con fiducia.
Dopo le abbuffate di ipocrisia (precedenti la stesura del Testo Unico)
che lo volevano al centro di un sistema virtuoso tendente al progressivo
miglioramento delle condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro, il
ruolo del RLS, col licenziamento di Dante De Angelis, torna a essere
quello delle origini: scomodo e, quindi, da ridurre al minimo, al
silenzio. In più, Dante è stato licenziato perchè ha posto al servizio
della collettività, dei cittadini-viaggiatori, la propria esperienza,
una sorta di garanzia che, per qualità del servizio ferroviario, si
potesse contare soprattutto sui diretti artefici: i ferrovieri stessi.
Per questo abbiamo tutti il dovere di rispondere in modo adeguato a
questa sfida, richiedendo il reintegro immediato di Dante De Angelis.
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17 agosto 2008
E’ un dato di fatto: siamo un popolo di evasori. Quello che è un sentore comune viene confermato dai dati che, frequentemente, vengono diffusi da vari enti ed associazioni.
Stavolta è il turno dell’associazione Contribuenti.it:
L’Italia si conferma il paese europeo con la più alta evasione fiscale, con il 48% del reddito imponibile che non viene dichiarato al fisco. Lo sottolinea una nota dell’associazione Contribuenti.it che ha condotto un’indagine su un campione di 1.500 cittadini.
Ma chi è ad evadere?
I principali evasori, spiega l’associazione sulla base dell’indagine, sono industriali (32%), bancari e assicurativi (28%), seguiti da commercianti (12%), artigiani (11%), professionisti (9%) e lavoratori dipendenti (8%).
Da sottolineare che l’8% dei lavoratori dipendenti è costituito da chi svolge un doppio lavoro al nero, molto spesso per arrivare alla fine del mese, cosa sempre più ardua con uno stipendio da dipendente.
Continuiamo con la distribuzione geografica:
L’evasione è diffusa soprattutto al Sud (34,5% del totale nazionale), seguito dal Nord Ovest (26,5%), Centro (20,1%) e Nord Est (18,9%).
Quali sono, poi, le motivazioni addotte?
Il 44% di chi non paga le tasse lo fa per insoddisfazione verso i servizi pubblici erogati dallo Stato o la scarsa cultura della legalità, il 36% per la complessità delle norme e soltanto il 20% per la scarsità dei controlli.
Significativo, poi il trend seguente al “liberi tutti” del governo Berlusconi, che ha di fatto azzerato le recenti norme antievasione varate dal governo Prodi:
Cresce l’evasione fiscale arrivando a quota 115 MLD di imposta evasa e aumentano del 12,2% le transazioni economiche in contanti. Le attuali misure anti-evasione impallidiscono di fronte alle dimensioni complessive del fenomeno in continua espansione.
Da una analisi condotta da Lo Sportello del Contribuente sulle numerose segnalazioni pervenute nei primi 7 mesi dell’anno, crescono a dismisura le attività produttive che non rilasciano lo scontrino fiscale o la fattura chiedendo il pagamento per contanti.
Alberghi, ristoranti, bar, stabilimenti balneari e tassisti risultano ai primi posti per evasione fiscale.
La Campania, con il maggior numero di segnalazioni pervenute, è la regione dove il fenomeno dell’evasione sta crescendo maggiormente, seguita dal Lazio, Sicilia, Marche, Puglia e Calabria.
“Di fronte ad un fenomeno così pervasivo – afferma afferma Vittorio Carlomagno, Presidente di Contribuenti. it – Associazione Contribuenti Italiani – bisogna puntare su interventi congiunti di tax compliance, intensificare i tradizionali strumenti di deterrenza mediante controlli preferibilmente della Guardia di Finanza, estendere gli studi di settore a tutte le imprese, comprese quelle di maggiori dimensioni.”
Già, i controlli e le regole sono assolutamente fondamentali. Ma quello che inquieta, leggendo i dati, è che solo il 20% approfitta della scarsità dei controlli per evadere. Per gli altri (ed è un male assai peggiore), non pagare le tasse è solo una delle tante manifestazioni di una terribile illegalità diffusa.
Cambiare la cultura della piccola-grande illegalità non è cosa facile, in Italia.
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16 agosto 2008
Nel programma elettorale della coalizione berlusconiana è presente, sin dalla famosa boutade del 2006, l’abolizione dell’ICI.
Ovviamente Silvio si è precipitato a realizzarla già nei primi giorni di governo. Ed è stato un provvedimento senza dubbio apprezzato dagli italiani, anche se palesemente miope e dissennato: toglieva risorse importanti ai Comuni, sui quali veniva scaricato l’onere dell’abolizione, mentre al governo andavano tutti gli onori.
Veniva poi promesso ai sindaci un “risarcimento”, senza specificare nè l’entità nè tanto meno da dove sarebbe stato recuperato.
Alcuni commentatori hanno da subito posto in evidenza come il governo, che vede la Lega tra i suoi componenti, avesse abolito l’unico tributo veramente federalista.
Con un certo ritardo se ne è accorto anche Bossi:
L’annuncio “bomba” Bossi lo ha fatto ieri, durante l’abituale comizio di mezza estate a Ponte di Legno: con il federalismo fiscale, dice, si potrebbe tornare all’Ici. E spiega che bisogna passare da un sistema di finanza derivata, in cui è lo Stato a dare i fondi agli enti locali, a una forma di autonomia finanziaria, in cui gli enti stessi prendono direttamente le tasse. «I cittadini – aggiunge il leader del Carroccio – sono disposti a dare, se le tasse vanno ai loro Comuni, perché vedono i risultati: strade, aiuole». Con il governo in vacanza e la quiete ferragostana la notizia in tarda serata passa quasi sotto silenzio, ma nella mattinata di oggi esplode la polemica. Intervistato da Sky Tg24, il leader della Lega Nord conferma l’intenzione di chiedere al ministro Tremonti – che dovrebbe incontrare oggi – di reintrodurre l’Ici e di «trovare altri modi per fare i soldi».
Immediata l’alzata di scudi del PDL:
«L’Ici è stata sepolta e nessuno la resusciterà», tuona Tommaso Foti, dell’esecutivo di AN e deputato PDL. Per Foti la discussione sulla «vergognosa tassa che vollero Amato e le sinistre» è «chiusa». Anche Maurizio Gasparri, presidente dei senatori Pdl, taglia corto: «Ripristinare l’ICI? Le parole dell’on. Foti sono Vangelo. Quella è la linea e non c’è spazio per nessun’altra tesi in Parlamento». Un altro secco “no” arriva da Rotondi. Il ministro per l’Attuazione del Programma ci tiene a precisare che «le promesse fatte in campagna elettorale vanno mantenute».
Ma il più sincero di tutti è Calderoli:
l’idea – spiega il ministro per la Semplificazione – è di sostituire i tributi sulle case con un unico tributo dei comuni. «La proposta che porterò al tavolo del federalismo fiscale – ha spiegato Calderoli in una nota – non sarà una semplice reintroduzione dell`Ici, ma prevederà la soppressione delle oltre dieci tasse relative alla casa (Stato, Regione, Comune) e la loro sostituzione con un tributo unico, proprio a vantaggio dei Comuni».
Cicchitto prende tempo, imbarazzato:
Solo quando sarà decollato in tutti i suoi aspetti il federalismo fiscale, che dovrà comprendere una compensazione tra regioni forti e quelle deboli, si potrà riesaminare la questione dell’Ici.
Tirando le fila, l’ICI verrà ripristinata. In maniera furba, ovviamente Verrà probabilmente istituita un’ “imposta federale” sugli immobili, che come dice Calderoli incorporerà vari tributi locali e (questo lui non lo dice) l’ICI.
L’ICI, insomma, esce dalla porta e rientra dalla finestra. L’ennesima presa in giro di questo governo.
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15 agosto 2008
Ogni giorno in Italia si scopre una nuova “casta”.
Di solito in questi casi sono possibili due tipi di reazione: o ci si indigna oppure si cerca di far parte a nostra volta di una “casta”.
Valentina Vezzali ed i nostri atleti olimpici hanno scelto questa seconda strada.
Prima il successo sportivo, subito dopo lo sfogo. Gli atleti italiani portano in alto il nome del Paese, ma poi, lamentano, devono pagare sui premi tasse molto alte. Soprattutto per chi pratica sport che non sono ricchi come il calcio. Il primo a sollevare la questione è Francesco D’Aniello, medaglia d’argento nel tiro a volo.
Lo appoggia Valentina Vezzali, fresca del suo terzo oro nel fioretto. “La medaglia olimpica arriva una volta ogni quattro anni e con lei anche il premio in denaro: io di tasse ne pago tante, non chiedo privilegi – dice la Vezzali – Ma ai Giochi contribuiamo a fare grande l’Italia, e poi il premio è un riconoscimento una tantum a quattro anni di lavoro. Noi non siamo come i calciatori, i nostri guadagni non sono stratosferici: sarebbe giusto detassare i premi per le medaglie olimpiche, e non versarne la metà”.
Fare grande l’Italia dovrebbe essere implicito nello spirito olimpico, evidentemente sconosciuto a questi signori. Le Olimpiadi sono ormai diventate niente più che una passerella per chi cerca contratti miliardari di sponsorizzazione (proprio la Vezzali è stata, tra l’altro, testimonial di un marchio di cucine).
Senza dimenticare che i premi sono tutt’altro che poca cosa: 140mila Euro per l’oro, 75mila per l’argento, 50mila per il bronzo. Anche decurtandone la metà restano cifre considerevoli, considerato il fatto che la quasi totalità di questi atleti fa parte di qualche corpo delle Forze Armate, in cui percepisce un lauto stipendio da sottufficiale, ferie, permessi, malattia, pensione.
Sentiamoli ancora piangere:
Parole analoghe a quelle di D’Aniello, secondo sul podio del tiro a volo double trap, che fa notare come anche la Cina comunista consenta la defiscalizzazione dei premi ai suoi atleti. “Quando stavo in pedana non pensavo certo ai soldi, ma riflettendoci, non è bello ricevere solo il 50% di ciò che ti viene promesso – si sfoga D’Aniello, attualmente in polizia e nel gruppo sportivo delle Fiamme Oro – Noi del tiro, ma vale per tanti altri sport, non guadagniamo molto”.
In un momento di così forte crisi, in cui abbiamo doppiato la crisi della terza settimana e siamo sprofondati in quella della seconda, tali affermazioni sembrano assolutamente scandalose.
Ma forse ancor più scandaloso è il fatto che la politica assecondi queste pulsioni.
Si comincia con il deputato del Pdl Luciano Rossi, che pensa agli atleti di Pechino e chiede la “detassazione dei premi assegnati dal Coni ai vincitori di medaglie durante le Olimpiadi e Paraolimpiadi”.
Il senatore del Pdl Valerio Carrara, addirittura, sostiene che “i riflettori si spengono e le carriere sfumano”. Per tutti gli ex pugili che, campioni nello sport, sono stati “sconfitti sul ring della vita”, Carrara vorrebbe l’introduzione di un vitalizio. Un aiuto per affrontare le difficoltà economiche della vecchiaia, dopo le gioie della giovinezza.
La campionessa di sci Manuela Di Centa, passata alle aule di Montecitorio, dedica la sua attenzione alla sicurezza negli sport invernali, ma anche al sostegno delle atlete non professioniste, per consentire loro di andare in maternità. Sabatino Aracu (Pdl) si spinge oltre e punta a offrire agli atleti una via privilegiata al lavoro quando l’età non consente più l’attività agonistica. E chiede che siano riservati dei “posti per meriti sportivi nei concorsi banditi dalla società Coni Servizi Spa”, legata al Comitato olimpico nazionale.
Vergogna! Vergognatevi tutti, atleti e politici.
Un campione olimpico, in una conferenza stampa subito dopo una vittoria, può veicolare importanti messaggi di pace, di fratellanza, di solidarietà.
I nostri, purtroppo, pensano solo ai soldi.
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12 agosto 2008
Negli ultimi tempi due siti sono stati “vietati” ai navigatori italiani: Colombo-Bt e The Pirate Bay.
Si tratta di due comunità internet in cui si potevano condividere files con il protocollo BitTorrent, una delle modalità più diffuse del cosiddetto “peer to peer”.
I siti non sono stati oscurati, con la modalità classica. Sono stati resi “invisibili” ai navigatori italiani. I più attenti si domanderanno: ma non era questo ciò per cui abbiamo criticato la Cina? Il fatto cioè che impedisse la visione ai propri cittadini di qualsivoglia sito?
Già, è proprio così. Prepariamoci a subire lo stesso meccanismo in Italia.
Ecco il comunicato (in inglese) che si può leggere sulla home page del sito The Pirate Bay:
Fascist state censors Pirate Bay
We’re quite used to fascist countries not allowing freedom of speech. A lot of smaller nations that have dictators decide to block our site since we can help spread information that could be harmful to the dictators.
This time it’s Italy. They suffer from a really bad background as one of the IFPIs was formed in Italy during the fascist years and now they have a fascist leader in the country, Silvio Berlusconi. Berlusconi is also the most powerful person in Italian media owning a lot of companies that compete with The Pirate Bay and he would like to stay that way – so one of his lackeys, Giancarlo Mancusi, ordered a shutdown of our domain name and IP in Italy to make it hard to not support Berlusconis empire.
We have had fights previously in Italy, recently with our successful art installation where we had to storm Fortezza in order to get our art done. And as usual, we won. We will also win this time.
We have already changed IP for the website – that makes it work for half the ISPs again. And we want you all to inform your italian friends to switch their DNS to OpenDNS so they can bypass their ISPs filters. This will also let them bypass the other filters installed by the Italian government, as a bonus. And for the meanwhile – http://labaia.org works (La Baia means The Bay in Italian).
And please, everybody should also contact their ISP and tell them that this is not OK and that the ISPs should appeal. We don’t want a censored internet! And the war starts here…
Stato fascista, dice letteralmente il sito. E nei commenti si legge l’incredulità, quando non un vero e proprio sbeffeggiamento, verso gli italiani, soprattutto per il fatto di aver di nuovo eletto un personaggio come Berlusconi. Ma ormai ci siamo abituati: chiunque sia uscito dai confini nazionali è stato fatto oggetto di ripetuti sfottò al riguardo.
Come difendersi, dunque, da questa opera censoria? Fondamentalmente modificando il modo in cui il nostro PC accede ai siti. Ciò avviene (in maniera molto semplicistica) attraverso dei server specifici denominati DNS. Solitamente noi utilizziamo quelli che ci fornisce il nostro fornitore d’accesso, il provider. Ma questo non significa che non possiamo usarne altri.
Attualmente possiamo disporre di alcuni servizi che ci offrono gratuitamente il server DNS. Possiamo quindi:
- Sostituire i nostri DNS con 4.2.2.1 (o 2, 3, 4, 5, 6 finale)
- Sostituire i nostri DNS con quelli di DNS Advantage
- Sostituire i nostri DNS con quelli di OpenDNS
Con questi DNS sarà possibile navigare senza censure da parte dello stato italiano. Si dice che OpenDNS non riesca attualmente a far visitare The Pirate Bay, speriamo che sia un problema momentaneo.
E’ importante difendere la nostra libertà digitale. Cominciamo a mobilitarci per difendere quella che sarà, sempre più, una libertà fondamentale dell’essere cittadini.
Sulla questione The Pirate Bay ha preso posizione anche l’Associazione Partito Pirata con un comunicato, che pubblichiamo:
The Pirate Bay censurata: inaccessibile dall’Italia.
Bloccato uno dei più noti motori di ricerca per file torrent. In prima pagina sul sito di Pirate Bay: “L’Italia è uno stato fascista”.
http://thepiratebay.org/blog/123
(la pagina cache solo testo di google)
Da ieri il sito The Pirate Bay, che ospita uno dei più noti tracker per Bit Torrent, è irraggiungibile.
Il messaggio di errore che viene mostrato a chi cerca di visitare il sito è : “Il server thepiratebay.org sta impiegando troppo tempo a rispondere”, che lascia intendere l’esistenza di un problema al server ma così non è.
A quanto pare a forza di tentare sembra che alla fine il “potere” sia riuscito a convincere i provider ad applicare filtri, alla faccia delle richieste alla Cina di rispetto dei diritti civili, probabilmente concedendo loro maggior autonomia nella discriminazione degli utenti a scopo commerciale.
Il commento della Baia non si è fatto attendere: “Uno stato fascista censura The Pirate Bay“.
La traduzione letterale del disclaimer dedicato al nostro paese recita:
“Siamo abbastanza abituati alla presenza di paesi con regime fascista che non permettono la libertà di parola. Molte piccole nazioni permettono che i loro dittatori decidano di bloccare il nostro sito, visto che possiamo favorire una diffusione di informazioni che potrebbe essere dannosa ai dittatori stessi. Stavolta è il turno dell’Italia. I suoi abitanti vantano un passato veramente nefasto, poiché una delle federazioni dei discografici fu fondata in Italia durante gli anni del fascismo, e oggi hanno un <omissis> al potere: Silvio Berlusconi. Berlusconi è anche la persona più potente d’Italia nel campo dei media, poiché possiede molte aziende in competizione con The Pirate Bay, e vorrebbe che le cose rimanessero così. Per questo motivo uno dei suoi <omissis>, Giancarlo Mancusi (il pubblico ministero di Bergamo, N.d.R.), ha ordinato di bloccare il nostro dominio e il nostro IP in Italia, per rendere il cammino difficile a chi non vuole supportare l’impero di Berlusconi”.
Certamente i legali di The Pirate Bay troveranno le vie per contrattaccare giuridicamente il provvedimento, facendo rilevare quanto meno l’incostituzionalità del provvedimento.
E’ necessario un supporto dilagante sia massmediale che internettiano.
Ancora una volta è la Costituzione e i diritti del cittadino che vengono calpestati, è ora e tempo che si scenda in piazza e non in una piazza virtuale ma bensì reale, le notizie che circolano in rete di un possibile “Patriot Act” dedicato al cyberpazio, pronto, in attesa dell’occasione migliore per la sua applicazione, i numerosi segnali di controlli sempre più pervasivi, il continuo prolungamento della “data retention”, ben oltre le direttive europee, prova senza la minima ombra di dubbio la volontà del “potere” e degli attuali governi di trasformare lo Stato da tutore dei diritti dei cittadini in stato sovrano dei cittadini, questa operazione nei confronti di The Pirate Bay ne è, se servisse, un’ulteriore prova. Le classi, le categorie, gli strati sociali, comunque si voglia chiamarli, nella storia hanno dimostrato che se l’inerzia favorisce l’esasperazione, la reazione è comunque arrivata ed è stata sempre un’evento drammatico. Ancora una volta ci appelliamo a quanti lavorano, navigano, si dilettano o ci vivono in Rete a costituire una “massa critica” omogenea d’intenti in grado di contrastare la deriva nefasta verso il tecnocontrollo imboccata dalla nostra società.
Associazione di promozione sociale Partito Pirata
Athos Gualazzi – presidente
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