Il giuslavorista Pietro Ichino si candidera’ alle prossime elezioni nelle liste del Pd in Lombardia. A rivelarlo e’ lo stesso Ichino che spiega la sua decisione dalle colonne dell’Unita’. ”Ho accettato la candidatura – afferma – perche’ ho la garanzia del pieno diritto di cittadinanza nel nuovo partito per le mie idee. Di fronte ad una persone limpida e coraggiosa coma Walter Veltroni, in un momento cosi’ difficile per il nostro Paese, ho ritenuto di non avere diritto di rifiutare”. Sui un altro quotidiano, La Repubblica, Ichino in una intervista lancia l’idea di rivedere l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, che vieta il licenziamento senza giusta causa nelle aziende sopra i 15 dipendenti. ”Io sono per una grande intesa tra imprese e lavoratori: le prime rinunciano alla giungla dei contratti precari e atipici, i secondi accettano che tutte le nuove assunzioni avvengano con un contratto a tempo indeterminato, con grado di stabilita’ crescente nel tempo. Certo, questo comporterebbe una riforma della disciplina dei licenziamenti, ma sarebbe una misura molto incisiva contro l’abuso del lavoro precario”.
Immediata la reazione della Sinistra Arcobaleno. Ecco Manuela Palermi:
Con la candidatura di Ichino, che anche oggi ha ribadito le sue teorie ed idee in materia di lavoro, il Pd, seppur mascherato dietro gli slogan rassicuranti di Veltroni, dà un calcio in faccia ai lavoratori e ai loro diritti. Ci aveva già provato Berlusconi.
Libertà di licenziamento e revisione dell’art. 18 sono i punti che Ichino porta come contributo nel Pd. Di certo ne saranno contenti i padroni, pubblici e privati, le aziende, che oltre agli strumenti offerti dalla precarietà del mercato del lavoro, potranno licenziare con disinvoltura. Meno contenti i lavoratori, che sempre più a fatica potranno essere lavoratori con la schiena dritta ed in grado di difendere e reclamare diritti e tutele, primo tra tutti quello di un lavoro sicuro, e che non metta a repentaglio la vita come quotidianamente avviene. La differenza tra noi della Sinistra e il Pd è che noi vorremmo dare diritti a chi non li ha, loro toglierli anche a chi li ha faticosamente conquistati.
Poi Natale Ripamonti:
E’ utile ricordare ai cittadini elettori, a proposito di voto utile, che la candidatura nel Pd del professor Ichino produrrà una rimessa in discussione delle tutele previste dall’art.18 dello Statuto dei lavoratori in materia di licenziamenti.
Questa questione ha già provocato una grandissima mobilitazione da parte dei lavoratori e delle loro organizzazioni e delle forze democratiche del Paese ed ha causato anche una profonda spaccatura tra le parti sociali. Il programma della Sinistra l’Arcobaleno è finalizzato a garantire più tutele e più diritti per tutti, a partire dai giovani lavoratori precari.
Bisogna avere il coraggio di esplicitare cosa significa il voto utile: se significa abolizione dell’art.18, la Sinistra l’Arcobaleno sarà certamente dell’altra parte.
E Stefano Zuccherini:
La candidatura di Ichino da parte del Pd ce la dice lunga sulla politica del lavoro che questo partito intende darsi: abbattere i sindacati, abolire l’art.18, favorire in ogni modo le imprese e relegare i diritti del lavoro in un terreno residuale.
Io non credo che i lavoratori cadranno nella trappola di Veltroni, che candida un paio di operai come operazione di facciata, ma che chiaramente sta dalla parte di Confindustria. Il mio appello è perché il voto dei lavoratori vada alla Sinistra Arcobaleno, che non è una forza politica neutra ma fortemente dalla parte del lavoro, come ha detto ieri il candidato premier Bertinotti.
Rincara la dose Paolo Ferrero:
La proposta di Pietro Ichino di rivedere l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, mascherata sotto forma di ‘intesa tra imprese e lavoratori’, in realtà non è altro che un’arma in più nelle mani delle imprese che recherebbe danni enormi per i lavoratori.
Ichino, dietro un giro di parole, di fatto smonta una garanzia perché senza l’articolo 18, che garantisce che il licenziamento non possa avvenire se non in presenza di una giusta causa, si consegna di fatto il diritto di licenziamento alle imprese. Sono quindi totalmente in disaccordo e propongo al contrario l’estensione dei diritti previsti dallo Statuto dei lavoratori in caso di licenziamento, compresi quelli assicurati dall’articolo 18.
E meno male che il PD doveva essere il partito del lavoro. Ci vuole tutti precari.
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mi assicuri che poi non tornate con quelli lì, vero?
besos rojos
ladytux
(saluta mile)
Commento di ladytux — 22 febbraio 2008 @ 0:05
Sarei curioso di sapere cosa ne pensa Cofferati.
Scommetto che è d’accordo con Ichino.
La foglia di fico delle candidature a effetto (operaio Tiessen) è miseramente caduta.
Quell’operaio dovrebbe rinunciare.
Massimo
Commento di massimo ceciarini — 22 febbraio 2008 @ 8:17
E’ una buona notizia. E’ ora di mandare a quel paese tutti i fannulloni di questo mondo e di avere uno Stato moderno, non uno Stato-mamma.
Commento di Gianni — 22 febbraio 2008 @ 17:28
Anche la Confidustria di Montezemolo, ottenuta la legge Biagi aveva rinunciato a reclamare la modifica dell’Art.18,ci voleva il Prof.Ichino, avanguardia liberista del PD,a riaprire il problema.Caro Massimo il PD propone il salario minimo ai precari….ma anche il licenziamento senza giusta causa per creare nuovi posti di lavoro(??!!)…certamente precari.Io credo che i lavoratori potranno, forse, votare PD…ma anche…. e soprattutto per la Sinistra.
Commento di flavio — 22 febbraio 2008 @ 19:06