29 febbraio 2008

Sull’aborto il PD la pensa come Bondi

Categoria: Gli altri, La Sinistra, Partito Democratico Luca Ceccarelli @ 14:00

“E’ sorprendente che il documento delle senatrici del Pd occulti ciò che è all’ordine del giorno e cioè la metodologia chimica di interruzione di gravidanza, attraverso la somministrazione della pillola RU486″. Lo dichiara in una nota la vicecapogruppo dei Verdi alla Camera Luana Zanella, esponente della Sinistra Arcobaleno. “Il documento – prosegue la parlamentare – è ben lungi dal proporre in modo esplicito e solare la possibilità di adottare, da parte del servizio ostetrico ginecologico, metodi meno invasivi e che ormai in Italia sono a un passo dal venir introdotti, peraltro con un ritardo pluridecennale: se da un lato va ricordato, infatti, che è stato dato ieri, da parte dell’Agenzia italiana del Farmaco, il parere favorevole alla richiesta di autorizzazione al commercio nel nostro Paese della RU486, dall’altro è da sottolineare come nel documento del Pd si rifiutino esplicitamente ‘i metodi abortivi che possono indurre una privatizzazione dell’aborto’, come se fosse il metodo e non l’organizzazione del servizio a configurare la privatizzazione”.

“Alla faccia – ha concluso Luana Zanella – del vecchio slogan, che credevo condiviso almeno da parte delle donne dell’anima laica del Pd: ‘la prima parola e l’ultima spetta alle donne’”.

C’è qualcuno a cui quel documento del PD è piaciuto: è Sandro Bondi.

“Ho letto con grande interesse la mozione presentata dalle donne del Partito Democratico in difesa della legge 194 e ho scoperto con soddisfazione che sull’aborto la pensano esattamente come me”. Lo scrive in una nota il coordinatore nazionale di Forza Italia, Sandro Bondi, spiegando che “le parlamentari del Pd chiedono infatti che la legge sull’interruzione volontaria di gravidanza ’sia pienamente applicata, in tutte le sue parti’, con una particolare attenzione ai primi articoli, quelli relativi alla prevenzione. Ricordo – prosegue il dirigente azzurro – che nella mia mozione presentata il 5 gennaio scorso alla Camera chiesi che venisse reso noto il numero di colloqui svolti nei consultori proprio per avere un’idea dello stato di applicazione dell’articolo 2 della legge, cioè della capacità dei consultori di intervenire per evitare gli aborti”.

Bondi ricorda inoltre che “anch’io chiedevo al governo di prevedere linee guida ‘per un’applicazione piena, coerente ed omogenea della legge’. C’è una piena concordanza di vedute, dunque, che troppo spesso viene oscurata da cortine di fumo ideologiche e da integralismi che non hanno più ragione di esistere. E’ ben strano – conclude – che quando presentai la mozione fui messo sul banco degli imputati come un retrivo antifemminista anche da chi – ora scopro – ha la mia stessa posizione. Invito dunque le parlamentari del Pd a mettere la loro gradita firma anche in calce alla mia mozione. Sarebbe un gradito atto di coerenza”.

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28 febbraio 2008

Il partito del lavoro? E’ la Sinistra Arcobaleno

Categoria: La Sinistra Luca Ceccarelli @ 21:21

Uòlter non la smette più di spararle grosse.

Dopo aver arruolato Ichino, delle cui prodezze abbiamo parlato nei giorni scorsi, continua a definire il PD non solo “innovativo” ma addirittura “il partito del lavoro”.

Cesare Salvi, giustamente, gli risponde così:

La nostra società sta diventando sempre più ingiusta, effetto del fatto che ha prevalso questa politica del liberalismo, questa ideologia del mercato. Per cambiare la società quindi c’è bisogno che cambi anche il modello di sviluppo. Il nostro programma, in questo senso, è in controtendenza.

Veltroni dice che siamo conservatori quando affermiamo tali cose? E’ vero l’esatto contrario perché conservatore è chi propone le ricette che sono state applicate fino adesso.

Noi siamo innovatori perché diciamo che questo sistema deve cambiare. Sul lavoro, per esempio, bisogna combattere realmente la precarietà cambiando le leggi sul lavoro ed abolendo la legge 30. Per cambiare una situazione nella quale le ingiustizie sociali crescono ed i redditi di pensionati e lavoratori sono sempre più bassi si devono cambiare radicalmente le politiche fin qui seguite sia dal centro sinistra che dal centro destra.

Già. Troppo facile arrogarsi il primato di “partito del lavoro”. E’ dalle ricette, dai programmi, dall’azione politica “ma anche” dalle facce che tutto ciò rappresentano che si decide quale sia il partito del lavoro.

Ed il PD è il partito dei gruppi di potere, dei soliti noti, dei “figli di”. Questo è il PD. Chiamare “partito del lavoro” un contenitore in cui stanno Ichino e Colaninno, sinceramente, mi pare un po’ esagerato.

Ma Uòlter non si ferma. E dice “il PD è il partito dei precari”. Stavolta lo sistema Bertinotti:

Veltroni dice che il suo è il partito dei precari? “Non si possono mettere limiti alle aspirazioni…”. Sceglie l’ironia Fausto Bertinotti commentando con i cronisti le parole del segretario del Pd. “Faccio solo notare – aggiunge, parlando a margine di un incontro con l’ambasciatore cileno a Montecitorio – che sarebbe meglio non essere il partito dei precari ma il partito che cancella la precarietà”.

“Nel programma del Pd – osserva il candidato premier della Sinistra arcobaleno – questo concreto perseguimento non c’è. Vedo misure che alleviano la condizione di precarietà ma non misure che la possano sradicare”.

Per Bertinotti “la precarietà è un fatto strutturale”, ma per combatterla davvero bisogna “superare la legge 30: è quello il banco di prova”.

Caro Uòlter, è facile sparare uno slogan al giorno, facendoti forte di un sostegno mediatico pari solo a quello di Berlusconi. Ma dietro agli slogan devono esservi le concretezze.

Ed a proposito di media, arriva anche dal Partito Socialista l’accusa per la gestione antidemocratica degli spazi da parte del PD e del PDL:

“Non è un caso la mancata approvazione di un regolamento per i faccia-a-faccia tra i candidati premier per le prossime elezioni politiche”. Lo afferma Enrico Boselli del Partito socialista. “Anzi, – continua il leader socialista – il Partito democratico in perfetta sintonia con la Pdl, di fatto ha impedito che si giungesse a una soluzione lasciando alla Rai il compito si sbrogliare la faccenda. È in atto da parte di Veltroni un tentativo di ridurre tutta la campagna a un tu-per-tu con il partito di Berlusconi. Così facendo – conclude Boselli – si vuole passare da un bipolarismo, cattivo ma pluralista, a un bipartitismo coatto e illiberale, che si propone di semplificare la politica riducendo la libera espressione delle idee”.

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25 febbraio 2008

Dieci buone ragioni per un voto utile, a Sinistra (G.Buffo-M.Nicchi)

Categoria: La Sinistra Luca Ceccarelli @ 15:25

L’impressionante fuoco mediatico a favore di Veltroni e del Pd non deve stupire più di tanto. Ci sono in questo fenomeno gli aspetti ridicoli e un po’ mascalzoni del nostro giornalismo come testimonia (ma è solo un piccolo esempio) il titolo di un grande quotidiano che presenta Finocchiaro e Borsellino in Sicilia come un ticket del Pd. Si tratta di un falso, ma tutto serve a alimentare la batteria di fuoco pro Pd. C’è poi sicuramente l’interesse dei gruppi economici forti a sostenere e ispirare un partito amico loro che viene non a caso presentato come l’unica scelta che può contare. E c’è anche però una lezione per noi ovvero, che la campagna elettorale si combatte subito, ogni giorno, con le proposte e con l’iniziativa serrata. Non è più il tempo di dire «la sinistra e il Pd non saranno fratelli coltelli». Adesso si compete, il tempo dei pranzi di gala è finito.
Accanto alle proposte vere e proprie – che speriamo vivamente siano asciutte,e facilmente comprensibili – bisogna argomentare politicamente le ragioni del voto per la Sinistra Arcobaleno. Noi ne vediamo alcune chiarissime che vanno evidenziate adesso se non vogliamo inseguire gli argomenti altrui.
La prima ragione (più rispetto per le donne, meno paura del Vaticano) è che il voto alla sinistra è utile perché è l’unico che garantisce alle donne che non si scambierà la loro libertà e dignità e il loro corpo con le diplomazie verso il Vaticano. Attenzione: nessuno dice che la legge 194 è da cambiare, ma gli altri non sono disposti a denunciare il fatto che si vuole snaturare quella legge contro l’autonomia delle donne. Questa è la vera questione in gioco. Il Pd dice che l’aborto va lasciato fuori dalla campagna elettorale perché non vuole spendersi a fondo a tutela dello stato di diritto e del compromesso tra stato e decisione della donna contenuto in quella legge.
La seconda ragione (meno guerra, più buona politica) del voto utile riguarda la guerra: l’unica garanzia che L’Italia non parteciperà a dissennate azioni armate nei Balcani è il voto alla Sinistra. L’unica certezza che si cercherà una strada meno rovinosa per l’Afghanistan di quella di una azione militare che dopo sei anni palesemente non funziona è la scelta per la sinistra
La terza buona ragione (meno spese militari più soldi alla scuola e all’università) è il disarmo: l’Italia è al trentaduesimo posto per la ricerca scientifica e al quarto per spese pro capite per armi e difesa. Di fronte al riarmo impressionante in corso, di fronte all’evidenza che qui sta una delle radici dell’ineguaglianza spaventosa e dei pericoli per l’umanità, solo la sinistra prende impegni chiari.
Al quarto posto (più diritti e salari, meno sconti alle imprese), non certo per importanza, sta il lavoro. Bene che se ne torni a parlare, dice Epifani. Ma, impresa e lavoro sono uguali? La Sinistra pensa di no e sceglie: per un paese più giusto e moderno. Bisogna ridare riconoscimento e dignità al lavoro. Lo spieghiamo prima o poi in un dibattito televisivo che se i salari non sono stati al centro della politica del governo Prodi, benché la Sinistra lo chiedesse, è perché non hanno voluto Padoa Schioppa e i veti del Pd? I co.co.co. e i co.co.pro. sono in gran parte lavoratori dipendenti mascherati e questo imbroglio lo conoscono tutti. Il Pd propone ora di dargli un salario minimo, ma non di superare l’imbroglio. Non sarà più riformista svelare l’inganno e cambiare quelle norme della legge 30, operazione che non costa ai contribuenti, ma chiede alle imprese quella responsabilità sociale che dopo anni di crescita dei profitti è il minimo che si può chiedere? La redistribuzione così non avverrebbe solo a spese dello stato (con il calo delle tasse sul lavoro), ma con una divisione dei benefici della produttività più equa.
Quinto (più stato sociale, meno regali alle rendite). A proposito di redistribuzione bisogna chiedere una tassazione più giusta, anzitutto delle rendite. E poi, visto che la ricchezza si può ripartire verso il basso attraverso salari, pensioni e servizi bisogna necessariamente rafforzare lo stato sociale in controtendenza con lo svuotamento perseguito in questi anni. Un asilo nido è indispensabile quanto un pronto soccorso e la politica per sostenere la non autosufficienza, per assicurare alle donne la libertà di lavorare non si risolve con un bonus in denaro, ma contando su una rete di servizi forti: qui c’è il pilastro di una maggiore giustizia sociale e di un progresso economico. Quando Veltroni dice che si devono tagliare tre punti di spesa pubblica cosa accadrà per sanità e servizi? Il voto alla sinistra è l’unica garanzia che si vada verso il rafforzamento del welfare.
Sesto (più qualità allo sviluppo, meno scempio di risorse e territorio). L’ambientalismo del «sì» proposto da Veltroni è speculare a quello del «no»: li non va bene niente, qui va bene tutto. Invece ci vuole l’ambientalismo della qualità. La garanzia sta nella sinistra arcobaleno che non deve rendere conto ai grandi interessi economici, ma tiene a cuore i beni comuni.
Settimo (più libertà per le persone e meno ipocrisie conservatrici). La libertà di divorziare senza attendere troppi anni, i diritti degli omosessuali, il testamento biologico: la garanzia che uno stato paternalista – che in Europa non c’è più – non decida al posto nostro, sta in Italia solo a sinistra.
Ottavo (più soggetti televisivi, meno favori a Mediaset). Il conflitto d’interessi non ha trovato soluzione perché non si è voluto né la volta scorsa, né questa. Prima, perché D’Alema diceva che Berlusconi si sconfigge politicamente, più recentemente invece, c’era da fare, insieme a Forza Italia, la legge elettorale bipartitica. Anche qui, il voto a sinistra è l’unica speranza. Infatti chi ragiona in termini di potenza sostenendo che le armate televisive di Berlusconi non si possono toccare ed è meglio venire a patti chiedendo spazi a Mediaset, non ragiona in termini liberali. La sinistra in Italia è più liberale dei democratici.
La nona ragione (meno partiti nelle nomine, più politica nella società) è la questione morale. Non c’è legalità, né lotta alla mafia se non si moralizzano vita pubblica e partiti. E non ci pare che il problema sia solo dalle parti di Ceppaloni. Ci vuole coraggio: avanti con la legge sulle nomine in sanità, passi indietro dalle giunte impresentabili. Quella della questione morale è una sfida difficile, ma è quella vitale.
E infine la politica-politica: chi non desidera che il Pd si butti nella grande coalizione ha un solo sistema per scongiurarlo, far arrivare tanti voti alla sinistra.
Una postilla sul ‘68. A parte che il 6 politico non data a quell’anno, molti elettori ricordano cosa era l’Italia prima di quel grande cambiamento: provinciale, ottusa verso le donne, con le classi differenziali nella scuola pubblica… anche in questo caso i liberali e i progressisti stanno più a casa nostra che dalle parti del Loft.
Voler essere insieme Sarkozy, Obama, Zapatero va bene forse per gli spot, un po’ meno per la realtà vera delle cose e delle persone e per questa Italia bisognosa di una svolta di giustizia, libertà e civiltà.
la Sinistra l’Arcobaleno

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24 febbraio 2008

PD-PDL, dittatura in corso

Categoria: Gli altri, Partito Democratico Luca Ceccarelli @ 16:37

sconfitto il relatore radicale e le altre piccole formazioni politiche

Par condicio in Rai: accordo Pd e Pdl,
non ci sarà parità di accesso ai programmi

Fino al 10 marzo nei Tg, Gr e altri format ci sarà prevalenza dei rappresentanti di Veltroni e Berlusconi

ROMA – In questa prima fase della campagna elettorale, nei Tg, nei Gr e nei programmi di approfondimento informativo della Rai, le forze politiche avranno diritto alla parità di trattamento ma non alla parità di accesso: lo ha deciso la commissione di Vigilanza approvando a maggioranza due emendamenti identici, presentati dal Pd e dal Pdl, che hanno modificato il testo originario del regolamento per la par condicio, messo a punto dal radicale Marco Beltrandi che prevedeva appunto anche la parità di accesso tra le diverse forze politiche all’informazione Rai.

CONTRADDETTO RELATORE – Il relatore Beltrandi aveva invece proposto la piena «parità di accesso e di trattamento tra le diverse forze politiche» in tutti i programmi di informazione, appoggiato in questo dalle altre forze minori in campo per le prossime elezioni.
«C’è una maggioranza trasversale – ha commentato Beltrandi – che sfregia la par condicio. C’è chi ha interesse a far in modo che i cittadini, in questa campagna elettorale, non possano scegliere liberamente le liste». La commissione, che sta esaminando il regolamento relativo alla fase della campagna elettorale che dura fino alla presentazione delle liste (9-10 marzo) punta a concludere i lavori, sospesi in concomitanza con il voto in aula – questa sera, come ha assicurato il presidente, Mario Landolfi.

http://www.corriere.it/politica/08_f…ba99c667.shtml

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22 febbraio 2008

Uòlter vuole ancora la Sinistra come capro espiatorio

Categoria: La Sinistra, Partito Democratico Luca Ceccarelli @ 14:21

Non si può accusare la Sinistra arcobaleno di una eventuale sconfitta elettorale del Pd: per Fausto Bertinotti “sarebbe davvero paradossale”.

Intervistato dal Tg 2, il candidato premier dell’Arcobaleno sottolinea che “il Pd ha scelto di andare da solo, e noi abbiamo rispettato la sua scelta. Sarebbe incredibile che rovesciasse sulla Sinistra arcobaleno la responsabilità di un eventuale insuccesso. C’è bisogno di una sinistra in Italia, e questo bisogno è insopprimibile, non lo può cancellare nessuno. Noi ci siamo per farla vivere”.

A una domanda sul rischio che la legge elettorale consegni l’Arcobaleno a un ruolo di testimonianza politica, Bertinotti risponde che “anche nella prima repubblica dall’opposizione si riuscivano a realizzare grandissime conquiste sociali, come lo Statuto dei diritti dei lavoratori. Ma in ogni caso senza una sinistra le lavoratrici e i lavoratori, i giovani precari, i portatori di diritti non riconosciuti come i gay e le lesbiche, le donne su cui si esercita ancora oggi una violenza così diffusa, non avrebbero dei portavoce. La natura, l’ambiente non avrebbe chi grida il diritto a salvaguardare questa risorsa del futuro contro un’economia di rapina”.

“Se si vuole essere alternativa reale alle destre – avverte in conclusione Bertinotti – bisogna esserlo nei contenuti: e forse, con una sinistra forte anche il Pd, che guarda così intensamente al centro, potrebbe essere indotto a guardare un po’ anche a sinistra”.

Il Pd non ha voluto fare un’alleanza solo con la sinistra: e questo vuol dire che il Pd si sbilancia verso il centro’, continua Bertinotti riferendosi alle alleanze stipulate dalla formazione guidata da Veltroni con l’Idv e i Radicali e sottolinea che questo ‘determina una ulteriore contraddizione, soprattutto su temi fondamentali come quello dei diritti civili e della laicita”. ‘Constato – aggiunge – che il Pd si configura sempre piu’ come una coalizione’.

Sulle alleanze del PD  hanno da ridire anche i socialisti:

“Con noi il Pd non ha mai trattato, Ci ha detto ‘prendere o lasciare’. Ci hanno detto che dovevamo entrare nel Pd perché il Pd doveva andare solo, ma poi si è alleato con Di Pietro, e questa è una cosa diversa”. Lo dice Enrico Boselli, leader dei socialisti. Ora, però, “non seguiremo i radicali, non abbiamo alcuna intenzione di entrare nel Pd. Volevamo un’alleanza come quella che hanno fatto con Di Pietro, e se non sarà possibile andremo al voto con il nostro simbolo: sono convinto che avremo buoni risultati”.

Tornando al mancato accordo con il Pd Boselli insiste: “Mi sfugge la motivazione”, considerando anche che “non c’erano preclusioni politiche, perché non abbiamo mai fatto vedere i sorci verdi a Prodi, né programmatiche. Perché, a dire il vero, il programma non ce l’hanno fatto nemmeno vedere”.

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21 febbraio 2008

Il PD vuole dare alle imprese libertà di licenziare. Addio articolo 18?

Categoria: La Sinistra, Partito Democratico Luca Ceccarelli @ 23:16

Il giuslavorista Pietro Ichino si candidera’ alle prossime elezioni nelle liste del Pd in Lombardia. A rivelarlo e’ lo stesso Ichino che spiega la sua decisione dalle colonne dell’Unita’. ”Ho accettato la candidatura – afferma – perche’ ho la garanzia del pieno diritto di cittadinanza nel nuovo partito per le mie idee. Di fronte ad una persone limpida e coraggiosa coma Walter Veltroni, in un momento cosi’ difficile per il nostro Paese, ho ritenuto di non avere diritto di rifiutare”. Sui un altro quotidiano, La Repubblica, Ichino in una intervista lancia l’idea di rivedere l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, che vieta il licenziamento senza giusta causa nelle aziende sopra i 15 dipendenti. ”Io sono per una grande intesa tra imprese e lavoratori: le prime rinunciano alla giungla dei contratti precari e atipici, i secondi accettano che tutte le nuove assunzioni avvengano con un contratto a tempo indeterminato, con grado di stabilita’ crescente nel tempo. Certo, questo comporterebbe una riforma della disciplina dei licenziamenti, ma sarebbe una misura molto incisiva contro l’abuso del lavoro precario”.

Immediata la reazione della Sinistra Arcobaleno. Ecco Manuela Palermi:

Con la candidatura di Ichino, che anche oggi ha ribadito le sue teorie ed idee in materia di lavoro, il Pd, seppur mascherato dietro gli slogan rassicuranti di Veltroni, dà un calcio in faccia ai lavoratori e ai loro diritti. Ci aveva già provato Berlusconi.

Libertà di licenziamento e revisione dell’art. 18 sono i punti che Ichino porta come contributo nel Pd. Di certo ne saranno contenti i padroni, pubblici e privati, le aziende, che oltre agli strumenti offerti dalla precarietà del mercato del lavoro, potranno licenziare con disinvoltura. Meno contenti i lavoratori, che sempre più a fatica potranno essere lavoratori con la schiena dritta ed in grado di difendere e reclamare diritti e tutele, primo tra tutti quello di un lavoro sicuro, e che non metta a repentaglio la vita come quotidianamente avviene. La differenza tra noi della Sinistra e il Pd è che noi vorremmo dare diritti a chi non li ha, loro toglierli anche a chi li ha faticosamente conquistati.

Poi Natale Ripamonti:

E’ utile ricordare ai cittadini elettori, a proposito di voto utile, che la candidatura nel Pd del professor Ichino produrrà una rimessa in discussione delle tutele previste dall’art.18 dello Statuto dei lavoratori in materia di licenziamenti.

Questa questione ha già provocato una grandissima mobilitazione da parte dei lavoratori e delle loro organizzazioni e delle forze democratiche del Paese ed ha causato anche una profonda spaccatura tra le parti sociali. Il programma della Sinistra l’Arcobaleno è finalizzato a garantire più tutele e più diritti per tutti, a partire dai giovani lavoratori precari.

Bisogna avere il coraggio di esplicitare cosa significa il voto utile: se significa abolizione dell’art.18, la Sinistra l’Arcobaleno sarà certamente dell’altra parte.

E Stefano Zuccherini:

La candidatura di Ichino da parte del Pd ce la dice lunga sulla politica del lavoro che questo partito intende darsi: abbattere i sindacati, abolire l’art.18, favorire in ogni modo le imprese e relegare i diritti del lavoro in un terreno residuale.

Io non credo che i lavoratori cadranno nella trappola di Veltroni, che candida un paio di operai come operazione di facciata, ma che chiaramente sta dalla parte di Confindustria. Il mio appello è perché il voto dei lavoratori vada alla Sinistra Arcobaleno, che non è una forza politica neutra ma fortemente dalla parte del lavoro, come ha detto ieri il candidato premier Bertinotti.

Rincara la dose Paolo Ferrero:

La proposta di Pietro Ichino di rivedere l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, mascherata sotto forma di ‘intesa tra imprese e lavoratori’, in realtà non è altro che un’arma in più nelle mani delle imprese che recherebbe danni enormi per i lavoratori.

Ichino, dietro un giro di parole, di fatto smonta una garanzia perché senza l’articolo 18, che garantisce che il licenziamento non possa avvenire se non in presenza di una giusta causa, si consegna di fatto il diritto di licenziamento alle imprese. Sono quindi totalmente in disaccordo e propongo al contrario l’estensione dei diritti previsti dallo Statuto dei lavoratori in caso di licenziamento, compresi quelli assicurati dall’articolo 18.

E meno male che il PD doveva essere il partito del lavoro. Ci vuole tutti precari.

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17 febbraio 2008

Berlusconi, vedi alla voce “indecente”

Categoria: Gli altri Luca Ceccarelli @ 14:48

Siamo ormai abituati alle boutade di Berlusconi, ci abbiamo fatto il callo.

Così come siamo abituati alle sue gaffes, tragicomiche e surreali, quasi da comicità slapstick.

Ma quando si esagera si esagera.

Silvio, lo ricorderete, con l’”editto bulgaro” aveva ostracizzato Biagi, Santoro e Luttazzi dalla tv pubblica. Non tutti sono ancora riusciti a farvi ritorno. Enzo Biagi, in particolare, ha pesantemente accusato i segni di questo atto ignobile, vivendolo come una macchia nella propria straordinaria carriera di giornalista.

Ebbene, in questa campagna elettorale che ricorderemo per  la presenza di due bugiardi (oltre al solito Silvio abbiamo anche Uòlter), ecco cosa spara il nostro Berlusconi:

Mi sono battuto perché Biagi non lasciasse la televisione, ma alla fine prevalse in lui il desiderio di poter essere liquidato con un compenso molto elevato

In pratica Biagi viene dipinto come un uomo avido, oltre al fatto che avrebbe fatto un “uso criminoso del mezzo pubblico” (Silvio dixit).

Offendere così la memoria di uno dei più grandi (se non il più grande) giornalisti italiani è indegno. Vergognoso. Indecente.

Ti aspetteresti una condanna unanime delle forze politiche. Invece tocca alla famiglia la difesa di Biagi.

La moralità di nostro padre non si può discutere” replicano all’unisono Bice e Paola, “è documentata. E’ stato un partigiano che ha avuto la schiena dritta dal ‘45, e non solo con il signor Berlusconi, e per questo ha pagato. Berlusconi deve farla finita, deve stare zitto e non strumentalizzare un morto che non può rispondere per la sua campagna elettorale.

Le due figlie di Biagi, che proprio stasera festeggiano i vent’anni di due loro nipoti, (“e a tutto pensiamo – dicono – tranne che a Berlusconi, grazie a Dio”), aggiungono poi di voler “seguire il consiglio del presidente Napolitano, che era amico di nostro padre, e che invita a smorzare i toni. Continueremo con la stessa discrezione che abbiamo avuto finora ma Berlusconi deve smetterla di dire falsità. Piuttosto dovrebbe istruirsi un po’ e leggere per esempio Le mie prigioni così da capire che ad attaccare un morto si fa un danno soprattutto a se stessi”.

Proprio Paola in queste settimane sta curando il carteggio del padre: “Quando sarà pubblico – conclude – si vedrà chi ha ragione e chi si è sempre comportato con dignità e moralità”.

Berlusconi, vergogna. Hai dimostrato di che pasta sei fatto. Dobbiamo combatterti sempre e comunque, altro che accordi con te.

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15 febbraio 2008

La Sinistra “censurata” dai media

Categoria: La Sinistra, Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo Luca Ceccarelli @ 22:58

La sinistra l`Arcobaleno ha denunciato, in una lettera inviata ai direttori delle maggiori televisioni nazionali, la censura di fatto che in tv viene fatta alla nuova formazione politica che riunisce le forze della sinistra (Rifondazione, sd, Pdci e Verdi), e che negli spazi di informazione e di intrattenimento, si fa notare in un comunicato, “viene spesso sbrigativamente definita ’sinistra radicale’, ’sinistra massimalista’, e via elencando, evitando in questo modo di pubblicizzare presso i telespettatori la denominazione corretta di ‘La sinistra l`Arcobaleno’, che è quella che gli elettori troveranno sulla scheda elettorale”.Inoltre nella lettera si denuncia come in questi giorni i tg e i programmi televisivi stiano dando una immagine falsata della prossima competizione elettorale, limitando l`informazione ai due partiti principali e ai loro leader: com`è noto, invece, i candidati in campo sono per ora almeno tre, ed è probabile che diventino quattro nelle prossime ore.

Il capogruppo di Sinistra Democratica Cesare salvi lancia l’allarme informazione.
“Sta passando quest’idea che i voti utili siano solo due: Veltroni o Berlusconi”. In questo senso e’ stata avviata anche “una campagna mediatica. Vanno solo loro due in televisione”.
D’altra parte, attacca salvi, esiste un problema di lottizzazione evidente: “Rai 1 e Rai 3 sono in mano al Pd. Basti pensare a ‘Ballaro’: hanno invitato Bertinotti, gli hanno messo li’ un sondaggio fasullo al 7%, queste sono tutte cose fatte a tavolino…”. Allora Rai 1 e Rai 3 al Pd, “la destra- aggiunge poi salvi- controlla invece Rai 2. Mediaset sappiamo tutti chi la controlla”.
Poi c’e’ la questione carta stampata: “I giornali appartengono ai grandi gruppi finanziari e puntano solo su questi due cavalli.
D’altra parte- aggiunge l’esponente di sd- i programmi sono molto simili. Il polso della situazione l’abbiamo con le dichiarazioni di Montezemolo: un giorno dice bravo a Berlusconi, il giorno dopo dice bravo a Veltroni”. Tutto cio’, “comporta una deformazione fortissima nel diritto all’informazione. Basti pensare che la tv continua a dire la ‘cosiddetta Cosa rossa’ o la ’sinistra radicale’”. Evidentemente, conclude salvi, “c’e’ una campagna tra le tv lottizzate da Berlusconi e Veltroni e i giornali controllati dai grandi gruppi economici: e’ un problema serio”.

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14 febbraio 2008

Uòlter ingrana la marcia indietro

Categoria: Partito Democratico Luca Ceccarelli @ 13:16

Ci stanno raccontando una favola. Quella dell’intrepido Uòlter, solo in battaglia contro tutti, impavido condottiero solitario.

Una favola, appunto.

In questa favola, l’eroe combatte da solo. Ma proprio da solo.

Poi si scopre che solo non è. Il PD “imbarca” Di Pietro e la sua lista, dopo aver rifiutato accordi sia con la Sinistra Arcobaleno che con i Radicali, per non parlare dei Socialisti.

Beh, si dirà, ma loro non rispettavano la regola per cui “può allearsi con il PD solo chi sottoscrive il programma alla virgola!”.

Si potrebbe obiettare che del programma del PD, a parte alcuni annunci in puro stile berlusconiano, non si sa nulla, per cui diventa difficile aderire a qualcosa che non c’è.

Ma vediamo come ha aderito Antonio Di Pietro:

Oggi – racconta Di Pietro – mi sono incontrato con Veltroni, e gli ho detto: ‘L’Italia dei Valori ha una propria identità e ha un programma ben preciso. Li vedi questi 11 punti? C’è qualche che in questi 11 punti vanno male? C’è qualcosa di davvero non condivisibile? Pensi davvero che il lavoro dei magistrati debba essere criminalizzato?’ Ho ricevuto un impegno: si andrà proprio nella direzione che noi abbiamo voluto

Quindi, alla fine, è il PD che ha sottoscritto il programma di Di Pietro.

Si scopre, dunque, il gioco del PD. Via dritto verso il centro, costi quel che costi. E non importa chi si imbarca. L’importante è che non sia la Sinistra (giammai, chi lo sente Montezemolo!) nè chi difende la laicità. Se no la Chiesa si offende.

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13 febbraio 2008

Berlusconi: “La lotta all’evasione fiscale ha fatto calare i consumi”

Categoria: Gli altri Luca Ceccarelli @ 9:28

Per la serie: non dobbiamo demonizzare l’avversario.

E allora lasciamo perdere le castronerie (per non dire di peggio) che il PdL ci propina giornalmente…

Questa è l’ultima perla di Silvio:

Con la ricerca estrema della lotta all’evasione ed il clima di paura che ha ingenerato si è creata una situazione che ha frenato i consumi, la produzione e gli investimenti.

Capito? La lotta all’evasione fiscale genera un clima di paura. Già, vuoi mettere la libertà di evadere? Quel clima gioioso che si ingenera quando ognuno fa un po’ come gli pare?

Meraviglioso, fulgido esempio della strategia di Governo del centrodestra, un po’ come quando Lunardi ci istruiva sul “convivere con la mafia”.

Uòlter, avrai sulla coscienza il ritorno in massa di questi personaggi.

Meno male che c’è l’Arcobaleno.

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