30 gennaio 2008

E se Marini ce la facesse?

Categoria: Gli altri, La Sinistra Luca Ceccarelli @ 17:36

Nel post precedente davo per scontato che si andasse a nuove elezioni. Ma si sa, la politica spesso riserva delle sorprese.

Marini è uno di quei personaggi politici capaci di catalizzare l’attenzione ed il consenso di parti del Parlamento (specie al centro) che sanno essere decisive nei momenti che contano.

La mia analisi verteva sul fatto che l’UDC fosse determinante ed essendosi “smarcato” dalla precedente disponibilità ad un governo tecnico/istituzionale era inevitabile il ricorso alle urne.

Tuttavia, proprio per le “doti” di Marini, si vocifera che pezzi dell’UDC sarebbero disponibili ad appoggiare il governo, principalmente per sostenere quel modello tedesco che farebbe la fortuna di una eventuale Cosa bianca.

Infatti il modello tedesco favorirebbe il nascere (ed il prosperare, probabilmente) di un soggetto politico di centro. Occhio alle dichiarazioni dell’Udeur, che si definisce un partito di centro che non ha ancora deciso dove schierarsi (ammesso che l’abbia mai veramente deciso nella sua storia).

Sarebbe divertente che il PD, nato per intercettare voti e sfondare al centro, si trovasse lì preclusa la strada dalla nuova Cosa bianca, con tanto di emorragia verso quest’ultimo soggetto. Sarebbe la fine del progetto PD ed una netta sconfitta per tutto il centrosinistra.

Speriamo di non dover di nuovo “ringraziare” gli scienziati che hanno dato vita al PD.

Dobbiamo muoverci a sinistra, darci finalmente una forma, finirla con queste sterili polemiche che specie il PdCI sta portando avanti in questi giorni.

Come dice giustamente Mussi:

Noi pensiamo che qualunque sia lo sviluppo della crisi sia fondamentale che la Sinistra arcobaleno si presenti unita. Avanziamo la proposta che nelle Aule parlamentari intervenga uno solo a nome di tutti e nel caso si formalizzi la crisi e si avviino le consultazioni del presidente della Repubblica si vada al Quirinale con un’unica delegazione.

E’ un primo passo. La Sinistra unita non può e non deve essere solo un fatto elettorale.

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29 gennaio 2008

Consultazio’ consultazio’

 E Napolitano consulta, consulta.

Poi basta guardare un talk show qualunque per avere un chiaro quadro delle posizioni politiche.

E basta un minimo di acume politico (ma proprio un minimo) per capire chi ha in mano la chiave della crisi.

L’UDC, l’avrete capito.

Se il centrodestra, infatti, ha ritrovato un’unità di comodo sul monetizzare immediatamente il vantaggio che i sondaggi gli attribuiscono, nel PD si vive un gran travaglio.

Uòlter l’ha combinata grossa. Più grossa di quanto chiunque potesse immaginare.

Come spesso accade, Mussi è il più lucido nell’analisi:

Sono passati tre mesi dalle primarie e sembra che il Pd sia stato l’angelo sterminatore: non ci sono piu’ la Margherita, i Ds, l’Ulivo. Complimenti!

Mussi, per amor di patria, non gira il coltello nella piaga più recente: Uòlter ha contribuito in maniera determinante alla caduta del governo Prodi quando ha annunciato, con tutta la spavalderia e l’arroganza del caso, che il PD avrebbe fatto proprie liste, di fatto chiudendo l’esperienza del centrosinistra e presentandosi da solo, “qualunque sia la legge elettorale” (!!!!)

Ancora Mussi:

Dichiarare morto il centrosinistra, trasformare le elezioni in una resa dei conti a sinistra, equivale a dire: prego, Berlusconi si accomodi! È una linea che condanna tutti alla sconfitta. Anzi, non c`è neppure combattimento neanche per il Senato, dove il centrodestra potrebbe puntare a vincere in tutte le Regioni. Senza contare i possibili effetti collaterali a cascata: cosa comporta la corsa solitaria del Partito Democratico nelle elezioni comunali, provinciali, regionali?

Già. Bella mossa, Uòlter.

Al punto che, nello stesso PD, si pensa che forse non sia lui il miglior candidato premier.

Ma dicevamo dell’UDC. Casini, dopo la dipartita di Mastella, è l’unico che può garantire i voti per far nascere un governo, tecnico od istituzionale che sia.

Ma, per non trovarsi impantanato, vuole Forza Italia con sè. Ma Silvio vuole monetizzare subito. E l’UDC, proprio in queste ore, sta facendo marcia indietro. Ora vogliono anche loro il voto.

Risultato: andremo a votare presto, con una pessima legge elettorale.

Ci rimaneva una sola soddisfazione: vedere il centrodestra in difficoltà grazie al Porcellum da loro stessi ideato.

Ma Uòlter, il grande stratega, vuole render loro la vita ancora più semplice. Bravo Uòlter!

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25 gennaio 2008

Di nuovo online

Categoria: In prima persona Luca Ceccarelli @ 8:31

Ieri abbiamo avuto un serio problema con il database che ha impedito l’accesso al sito per tutta la giornata.

Abbiamo lavorato duramente insieme al provider per risolvere il problema e ci siamo riusciti. Vorrei ringraziare Tophost per il supporto ricevuto.

Ci scusiamo per il disguido, ora potrete accedere regolarmente.

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24 gennaio 2008

Perchè Prodi ha fatto bene

Categoria: Gli altri Luca Ceccarelli @ 14:44

Si sentono molte voci in giro sugli avvenimenti politici delle ultime ore.

Del resto siamo un Paese di CT della Nazionale e Presidenti del Consiglio.

Ma se c’è una cosa che emerge in maniera chiara è la posizione di Romano Prodi: il Governo esiste finchè ha una maggioranza in Parlamento.

Sembra un’ovvietà, è tutt’altro che tale. Infatti da ogni parte si è cercato di far cadere il Governo in altro modo, tramite colloqui nelle segrete stanze, magari con l’assicurazione della costituzione di un governo istituzionale.

Prodi, invece, ha detto ciò che doveva per senso delle istituzioni (e per questo merce rara): voglio andare al voto in entrambi i rami del Parlamento.

Con questo percorso devono uscire allo scoperto tutte le posizioni: da quelle del PD, che dovrà dimostrare con i fatti che sostiene il Governo, a quella dell’Udeur, che dovrà sconfessare un esecutivo che ha assecondato moltissime delle loro richeiste, ai diniani, che dovranno cercare quanto meno una loro compattezza interna (concetto che fa sorridere, considerata l’esiguità del gruppo).

Sarà interessante, come dice Prodi, “guardarsi in faccia”. Almeno la caduta del Governo avrà nomi e cognomi e la finiremo una buona volta con la storia della Sinistra “radicale e sfasciagoverni”.

Aspettiamo con trepida attesa il risultato del Senato. E per favore, se fiducia non sarà, andiamo subito alle urne. Sarà divertente vedere il PD correre da solo senza essersi confezionato la “sua” legge elettorale.

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21 gennaio 2008

Lo psicodramma dell’Udeur

Categoria: Gli altri Luca Ceccarelli @ 22:45

Sembra di vedere Craxi nel 1992-93.

Reazioni scomposte, caos, minacce, fuggi-fuggi generale. Questo è l’Udeur oggi, anno di grazia 2008.

Mastella prima va in Parlamento, si dimette, pronuncia un discorso allo stesso tempo strappalacrime e feroce verso la Magistratura.

Poi dice il più classico “o con me o contro di me” per passare a “Muoia Sansone con tutti i filistei!”, uscendo dalla maggioranza, chiedendo che si vada subito al voto, dichiarando che Veltroni vincerà le elezioni nel 2500. (E forse su questo ha pure ragione…)

L’Udeur è nel panico. Molti meditano di passare con il centrodestra, fors’anche lo stesso Mastella. L’ex ministro della giustizia (le minuscole sono d’obbligo) pensa addirittura di spaccare il PD e costruire un polo di centro.

Ma il minimo comun denominatore è la scompostezza, l’agire convulso e nervosissimo.

Ricorda il ritratto che Gigi Proietti fa nel suo monologo, immortale, in Febbre da Cavallo:

è un misto, un cocktail, un frullato de roba, un minorato, un incosciente, un regazzino. Un dritto e un frignone, un milionario pure se nun c’ha na lira e uno che nun c’ha na lire pure se è milionario. Un fanatico, un credulone un busciardo un pollo, è uno che passa sopra a tutto e sotto a tutto, è uno che ‘mpiccia, traffica, imbroglia, more, azzarda spera rimore e tutto per poter dire: ho vinto e adesso v’ho fregato a tutti e mo’ beccate questa… tié!

In realtà, la tragedia di un uomo ridicolo.

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Superare il paradigma discarica/inceneritore si può

Categoria: Gli altri Luca Ceccarelli @ 14:43

(da GalileoNet)

Non è un inceneritore, non ha nulla a che fare con lo stoccaggio in discarica e, volendo, evita anche il passaggio per i cassonetti della raccolta differenziata. Si chiama Thor – acronimo di Total house waste recycling – il sistema sviluppato dal Cnr, con la società Assing di Roma, che permette di recuperare e raffinare i rifiuti solidi urbani senza bisogno di separarli a seconda della loro natura. Si tratta di una sorta di mulino di nuova generazione capace di lavorare i materiali di scarto in modo da isolare tutte le componenti utili dalle sostanze dannose e inservibili. L’impianto, attraverso un processo di macinazione per attrito, rompe, infatti, la struttura molecolare del Pvc e di tutte le sostanze contenenti cloro e – dopo averlo fatto reagire col calcio – produce al termine del processo del cloruro di calcio, sostanza inerte e non inquinante.

I rifiuti, così, vengono ridotti in un composto dalle dimensioni inferiori ai dieci centimetri di millimetro: una materia omogenea che, purificata dalle parti dannose e dal contenuto calorifero, potrà essere utilizzata come combustibile solido. Paragonabile a un carbone di buona qualità, questo prodotto può essere “pallettizzato” o, attraverso un processo di pirolisi (realizzabile sempre all’interno di Thor), trasformato in un biocarburante per i motori diesel. L’impianto, consumando una parte dell’energia che produce e cedendo la restante all’esterno, è in pratica completamente autonomo.

“Da dieci anni stiamo studiando questo tipo di tecnologie”, afferma a Galileo Paolo Plescia, ricercatore dell’Istituto per lo Studio dei Materiali Nanostrutturati (Ismn) del Cnr e inventore di Thor: “Nel 1999 è stato promosso un progetto cofinanziato dal Miur e il prototipo definitivo è stato ultimato nel 2006. Attualmente abbiamo dislocato un primo impianto di dimensioni industriali nell’area di Capo d’Orlando, in Sicilia, sul quale stiamo conducendo prove di tipo merceologico sui rifiuti provenienti dai comuni limitrofi”. I primi test, conferma il Cnr, stanno dando buoni risultati, arrivando a trattare fino a otto tonnellate di spazzatura l’ora. La sperimentazione durerà ancora qualche mese. Poi, entro la fine di quest’anno, verrà avviata la commercializzazione.

Il bacino di utenti di Thor è rappresentato dalle amministrazioni di piccole dimensioni, dalla popolazione di 10-20mila abitanti, spesso vincolate da budget contenuti e da spazi logistici ridotti (un impianto da quattro tonnellate/ora, esteso lungo 300 metri quadri di superficie, ha un costo medio di due milioni di euro). “All’inizio della fase progettuale il ministero ci chiese di condurre delle stime di mercato che, alla luce di quanto si sta verificando adesso in Campania, si stanno rivelando assai prudenziali”, continua Plescia. “Credo che oggi si potrebbero vendere tranquillamente fino a trentina di impianti l’anno. Per i piccoli comuni, dove non è ancora praticata la raccolta differenziata, disporre di Thor potrebbe significare la completa autonomia nella gestione dei rifiuti”.

Funzionando meccanicamente, l’impianto non deve essere tenuto sempre in funzione, ma può essere acceso o spento a seconda delle necessità. Progettato anche come struttura mobile, da dislocare per contrastare emergenze e in tutte le situazioni dove è necessario trattare i rifiuti velocemente, può essere montato anche sui camion o sulle navi (in quest’ultimo caso la produttività può toccare le dieci tonnellate l’ora e il combustibile ottenuto dal trattamento utilizzato direttamente dall’imbarcazione o rivenduto).

Il procedimento, afferma il Cnr, è all’insegna del risparmio. “Un impianto di meccano-raffinazione di taglia medio-piccola da 20 mila tonnellate di spazzatura l’anno presenta costi di circa 40 euro per tonnellata”, sostiene Plescia. “Per una identica quantità, una discarica richiederebbe almeno 100 euro e un inceneritore 250 euro. A questi costi vanno aggiunti quelli di gestione, e in particolare le spese legate allo smaltimento delle scorie per gli inceneritori, o della gestione degli odori e dei gas delle discariche, entrambi inesistenti nel Thor”.

Secondo le elaborazioni del Cnr un’area urbana di 5mila abitanti – capace di produrre circa 50 tonnellate al giorno di rifiuti solidi – attraverso Thor potrebbe ricavare una media giornaliera di 30 tonnellate di combustibile, tre di vetro, due tra metalli ferrosi e non ferrosi e una di inerti. All’interno di quest’ultima “categoria” è compresa anche la frazione ricca di cloro e di parti alogenate, che viene separata nel processo di raffinazione per non inquinare il combustibile. “Si tratta del’un per cento del totale e viene, alla fine, portata in discarica”, precisa Plescia. “Una quantità molto più piccola da smaltire rispetto a quelle attuali e che può essere recuperata attraverso sistemi di stabilizzazioni all’interno delle filiere ceramiche, per esempio, o in altre filiere industriali”. Resta, infine, una parte rappresentata da acqua, espulsa sotto forma di vapore durante il processo di micronizzazione.

Ma che utilizzo verrà fatto di un impianto così virtuoso in questo momento di “allarme rosso” per la gestione dei rifiuti in Campania? Il governo intende utilizzare Thor per fronteggiare la crisi? “Per ora non è stata avanzata nessuna proposta o richiesta. Abbiamo già diverse amministrazioni interessate, non solo nell’area della Campania, ma niente a livello centrale”, conclude Plescia: “Ma è normale. L’anno scorso, durante la conferenza regionale sui rifiuti organizzata dalla Regione Lazio, siamo stati inseriti nel computo delle tecnologie da considerare, ma solo come ipotesi al di là da venire. La gestione dei rifiuti è un sistema elefantiaco che sconta enormi difficoltà amministrative. Secondo il Cnr la possibilità di promuovere sistemi di gestione autonomi come Thor, svincolati dalla raccolta differenziata e dai termovalorizzatori, esiste. Ma deve essere la politica a decidere come muoversi. Attualmente, invece, il dogma discarica/inceneritore resta ancora la strategia d’intervento privilegiata”.

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18 gennaio 2008

Ognuno ha quel che si merita

Categoria: Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo Luca Ceccarelli @ 14:40

Non so (davvero) che cosa avesse in mente Mussi quando ha difeso il Papa.

Sicuramente ha fatto arrabbiare (per non parlare di vera e propria delusione) molti militanti di Sinistra Democratica, me compreso.

Se il suo scopo era quello di accattivarsi una parte di cattolici, poi, ha preso una notevole cantonata. Basta leggere qui:

Una raccolta firme online per chiedere le dimissioni del rettore della Sapienza Renato Guarini, del ministro dell’Università Fabio Mussi e dei 67 docenti che hanno sottoscritto l’ormai noto appello contro la scelta di invitare il Papa all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università La Sapienza. ‘Via Mussi, Guarini e i 67′, è l’intestazione del blog www.pluralisti.blogspot.com promosso dal Centro Studi InterAzioni, dall’associazione Liberamente e dall’associazione Italia Protagonista.

L’appello è stato già sottoscritto da numerose personalità del mondo politico, tra i quali i deputati di An Maurizio Gasparri, Nicola Bono, Roberto Menia, Marco Airaghi, Tommaso Foti, e i senatori del partito di Fini Alessio Butti e Achille Totaro.

“Le polemiche di questi giorni sulla presenza di Benedetto XVI all’ inaugurazione dell’Anno Accademico alla Sapienza di Roma – spiegano i promotori Francesco Grillo, Tiberio Brunetti e Cristiana Luciani – danno l’idea di quanto le barriere ideologiche rendano tuttora difficile un dialogo necessario tra scienza e fede. Il manifesto con cui 67 docenti dell’Università La Sapienza palesano la propria ferma contrarietà alla visita del Papa, evidenzia tristemente quanto una parte significativa del mondo della cultura si ribelli al confronto con chi la pensa diversamente da sé. Il vergognoso epilogo della vicenda, – conclude l’appello – che ha costretto Benedetto XVI a rinunciare alla visita all’Università La Sapienza, renderebbe necessarie le Vostre immediate ed irrevocabili dimissioni dagli incarichi ricoperti in quanto non siete stati in grado di garantire il principio del pluralismo delle idee”.

Noi tutti vogliamo che la laicità dello Stato sia un valore primario. Vogliamo rispetto per la scienza e per chi fa ricerca. Vogliamo che la religione abbia gli spazi che spettano alla religione (a tutte le religioni, beninteso). Ma nulla di più di questo.

Ogni volta che, giocando su equivoci e false definizioni, si permette che la religione abbia spazi e possibilità di espressione che essa stessa nega alle persone di scienza.

Odifreddi giustamente sottolinea:

I politici dovrebbero occuparsi della difesa della sovranità dello Stato, invece di andare in Vaticano e di chiedere colloqui privati per poi farsi picchiare. E’ uno spettacolo degradante, i politici non riescono a stare a testa alta. Se i delegati della gente non fanno il loro lavoro, la gente scende in piazza. Studenti e professori si ribellano perché non se ne può più delle continue ingerenze, fanno bene perché è il segnale che si sta arrivando
al limite.

Forse bisognerebbe dare più spazio ad Odifreddi e meno al Papa.

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Travaglio su Mastella

Categoria: Gli altri Luca Ceccarelli @ 10:19

siamo tutti costernati e affranti per quanto sta accadendo al cosiddetto
ministro della Giustizia Clemente Mastella e alla sua numerosa famiglia,
nonché al suo partito, che poi è la stessa cosa. Costernati, affranti, ma
soprattutto increduli per la terribile sorte che sta toccando a tante
brave persone. Infatti, oltre alla signora Sandra, presidente del
Consiglio regionale della Campania, sono finiti agli arresti il consuocero
Carlo Camilleri, già segretario provinciale Udeur; gli assessori regionali
campani dell’Udeur Luigi Nocera (Ambiente) e Andrea Abbamonte (Personale);
il sindaco di Benevento dell’Udeur, Fausto Pepe, e il capogruppo Udeur
alla Regione, Fernando Errico, e il consigliere regionale dell’Udeur
Nicola Ferraro e altri venti amministratori dell’Udeur. In pratica, hanno
arrestato l’Udeur (un mese fa era finito ai domiciliari l’unico
sottosegretario dell’Udeur, Marco Verzaschi, per lo scandalo delle Asl a
Roma, mentre un altro consigliere regionale campano, Angelo Brancaccio,
era finito in galera prima dell’estate quando era ancora nei Ds, ma appena
uscito di galera era entrato nell’Udeur per meriti penali). Mastella,
ancora a piede libero, è indagato a Catanzaro nell’inchiesta “Why Not”
avviata da Luigi De Magistris e avocata dal procuratore generale non
appena aveva raggiunto Mastella, che intanto non solo non si era dimesso,
ma aveva chiesto al Csm di levargli dai piedi De Magistris. S’è dimesso
invece oggi, Mastella, ma per qualche minuto appena: poi Prodi gli ha
respinto le dimissioni, lasciandolo al suo posto che – pare incredibile –
ma è sempre quello di MINISTRO DELLA GIUSTIZIA. La sua signora, invece,
non s’è dimessa (a Napoli, di questi tempi, c’è perfino il rischio che le
dimissioni di un politico vengano accolte): dunque, par di capire,
dirigerà il Consiglio regionale dai domiciliari, cioè dal salotto della
villa di Ceppaloni.

Al momento nessuno sa nulla delle accuse che vengono mosse a lei e agli
altri 29 arrestati. Ma l’intero Parlamento – con l’eccezione, mi pare, di
Di Pietro e dei Comunisti Italiani – s’è stretto intorno al suo uomo più
rappresentativo, tributandogli applausi scroscianti e standing ovation
mentre insultava i giudici con parole eversive, che sarebbero parse
eccessive anche a Craxi, ma non a Berlusconi: insomma la casta (sempre più
simile a una cosca) ha già deciso che le accuse – che nessuno conosce -
sono infondate e gli arrestati sono tutti innocenti. A prescindere. Un
golpetto bianco, anzi nero, nerissimo, in diretta tv.

Nessuno, tranne Alfredo Mantovano di An, s’è domandato come facesse il
ministro della Giustizia a sapere che sua moglie sarebbe stata arrestata e
a presentarsi a metà mattina alla Camera con un bel discorso scritto, con
tanto di citazioni di Fedro: insomma, com’è che gli arresti vengono
annunciati ore prima di essere eseguiti? E perché gli arrestandi non sono
stati prelevati all’alba, per evitare il rischio che qualcuno si desse
alla fuga? Anche stavolta, la fuga di notizie è servita agli indagati, non
ai magistrati. E, naturalmente, al cosiddetto ministro.

Il vicepresidente del Csm Nicola Mancino, anziché aprire una pratica a
tutela dei giudici aggrediti dal ministro, ha subito assicurato
“solidarietà umana” al ministro e ai suoi cari (dobbiamo prepararci al
trasferimento dei procuratori e del gip di Santa Maria Capua Vetere, sulla
scia di quanto sta accadendo per De Magistris e Forleo?). Il senatore
ambidestro Lamberto Dini ha colto l’occasione per denunciare un “fatto
sconvolgente: i magistrati se la prendono con le nostre mogli” (la sua,
Donatella, avendo fatto fallimento con certe sue società, è stata
addirittura condannata a 2 anni e mezzo per bancarotta fraudolenta, pena
interamente indultata grazie anche a Mastella). Insomma, è l’ennesimo
attacco ai valori della famiglia tradizionale fondata sul matrimonio: dopo
l’immunità parlamentare, occorre una bella immunità parentale. Come fa
osservare la signora Sandra Lonardo in Mastella dai domiciliari, “questo è
l’amaro prezzo che, insieme a mio marito, stiamo pagando per la difesa dei
valori cattolici in politica, dei principi di moderazione e tolleranza
contro ogni fanatismo ed estremismo”. Che aspettano a invitarli a parlare
alla Sapienza?.” Marco Travaglio

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16 gennaio 2008

Mussi, ma che dici?!?!?!

Categoria: Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo Luca Ceccarelli @ 17:38

Non mi hanno sconvolto le polemiche intorno alla partecipazione del Papa all’inaugurazione dell’Anno Accademico de La Sapienza.

Nè mi hanno turbato le conseguenti levate di scudi da parte di destra e PD. Sono ormai la stessa cosa, in quasi tutto.

Mi hanno invece pietrificato le prese di posizione della Sinistra, quasi tutte a favore del Papa ad eccezione del Partito Socialista.

In particolare, per ovvie ragioni, mi hanno deluso le dichiarazioni di Fabio Mussi:

Roma, 15 gen. (Adnkronos) – Intervenendo nell’Aula della Camera, il ministro dell’Universita’ ha definito “gravemente sbagliato” quanto accaduto all’Universita’ ‘La Sapienza’ di Roma che ha portato alla rinuncia alla visita di Benedetto XVI, affermando di illustrare “la posizione del governo e la poszione personale sincera e autentica”.
“Penso che sia stato commesso un errore -ha detto ancora Mussi- creando il clima che ha spinto il Papa a rinunciare alla presenza alla Sapienza di Roma. Non e’ un bel servizio reso all’Universita’ italiana, che deve essere il luogo in cui tutte le posizioni liberamente si confrontano e nel dialogo, nel confronto e nel conflitto intellettuale e culturale matura la civilta’ di una societa’, di un Paese. Io non posso che esprimere grande, sincero rammarico per come sono andate le cose e richiamare un manifesto errore che spero l’Universita’ italiana non commetta mai piu’”.

Anche tu, Fabio, sei caduto nel tranello. Nel tranello di quelli che, in nome di una non meglio definita “libertà di parola” consentono in realtà l’onnipresenza della Chiesa, arrogante come sempre.

E’ un po’ il paradosso per cui Berlusconi ripudia la par condicio. Anche lui, alla fine, sostiene che dovrebbe avere sempre e comunque il diritto di intervenire ed esprimere la sua opinione.

Eppure abbiamo pensato che ci fosse un limite. Ed era giusto. Ci vuole un limite e ci vogliono delle regole. Altrimenti chi è più potente può far sentire di più e meglio la propria voce.

Perchè il Vaticano non chiama mai gli scienziati (a parte quelli da loro addomesticati) quando organizza iniziative e convegni? Eppure nessuno protesta, almeno non i nostri rappresentanti istituzionali.

Non trovo assolutamente sbagliato che, in un luogo di scienza, per definizione laico ed indipendente da qualunque influenza religiosa, si lasci fuori il Papa e tutto ciò che lui rappresenta.

Mi dispiace (e molto) che proprio Mussi, che ha fondato Sinistra Democratica sulle fondamenta del Socialismo Europeo e facendo della laicità una delle battaglie fondamentali, faccia scivoloni del genere.

Voglio pensare che non si tratti di una omologazione al vaticanismo dilagante.

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14 gennaio 2008

Il PD si allontana (ancor di più) dai lavoratori

Categoria: Partito Democratico Luca Ceccarelli @ 15:54

Alle volte ci lamentiamo del fatto che il PD non sa esprimersi, che non prende posizione, che non definisce una propria identità.

Quando lo fa, però, si rimpiange la condizione precedente.

E’ il caso, ad esempio, di un’intervista di Uòlter al Corriere della Sera, in cui si parla di imprenditori. Ecco cosa riesce a dichiarare Uòlter. Secondo lui l’imprenditore:

È un lavoratore. Che rischia, che ci mette del suo, che magari non dorme la notte perché ha un mutuo in banca e non sa se potrà pagarlo. In questi giorni, visitando le fabbriche italiane, ho visto storie esemplari. La Carpigiani: due fratelli che nel dopoguerra si sono inventati macchine, esportate in tutto il mondo, da cento milioni di gelati al giorno. La VidiVici, una azienda di famiglia con due giovani ragazzi, che ha avuto l’idea degli occhiali ripiegabili in un astuccio e che in dieci anni è diventata una grande azienda del settore. La Technogym di Nerio Alessandri, uno che ha cominciato sbirciando il laboratorio artigianale sotto casa. C’è una comunità di destini tra imprenditori e lavoratori. Per questo agli imprenditori tocca garantire ai lavoratori salari adeguati, la sicurezza fisica e la serenità, che consenta loro di sentirsi parte dell’impresa. Chi conosce gli operai sa che hanno un grande patriottismo aziendale, talora molto più dei manager che si assegnano le stock-options. È il momento di costruire un’alleanza tra imprese e lavoro, e varare una politica fiscale a sostegno dei salari

Una serie di dichiarazioni abominevoli.

Primo: Imprenditore e lavoratore sono sinonimi. Uòlter, ci hai provato.

L’imprenditore gode delle rendite sul capitale, aumentate del 10% in pochi anni, a scapito del corrispondente 10% di perdita di potere d’acquisto dei salari.
E mentre i lavoratori vengono traditi da governi teoricamente “amici” e spesso anche dai sindacati, sono proprio gli imprenditori che piangono miseria.

Gli imprenditori, infine, sono protagonisti dell’attuale liberismo selvaggio, di cui i lavoratori sono le vittime designate.

Secondo: Gli operai hanno un grande patriottismo aziendale, più dei manager. Già, caro Uòlter, proprio vero.

Spesso sono proprio i salariati, che con grande volontà ed abnegazione, tirano avanti la baracca e spesso tirano pure la cinghia, nei momenti difficili.

Lo stesso non si può dire degli imprenditori, che non esitano un attimo, ad esempio, a delocalizzare le produzioni, indebolendo il sistema-paese per bieco interesse personale.

Senza contare che i nostri imprenditori si sono spesso distinti per la codardia e la manifesta incapacità di innovare ed investire in qualità e tecnologie.

Terzo: la proposta “alleanza tra imprese e lavoro” è una truffa. Vera e propria.

Sappiamo bene come lavora Confindustria. E figurarsi se serve qualche altro sostenitore di Montezemolo&Co. La Sinistra deve essere di parte, a favore dei lavoratori e non certo equidistante tra lavoratori e Confindustria.

Per quanto riguarda l’aumento dei salari tramite l’abbassamento delle tasse, ho già scritto quello che penso.

Uòlter, stai portando il PD e questo Paese verso una deriva pericolosa. Ripensaci.

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