Al magistrato De Magistris arrivano due importanti attestati di solidarietà, due atti concreti a sostegno di chi si trova schiacciato dall’arroganza della politica contro gli altri poteri.
Il primo è quello di Cesare Salvi (SD):
Il giudizio è netto: “Stiamo assistendo a uno spettacolo penoso”. Non ha dubbi Cesare Salvi, Sinistra Democratica, sul dossier Mastella-Pm Catanzaro. Una questione che “sta mettendo in grave difficoltà il governo. “Bisogna restituire l’inchiesta al pubblico ministero Luigi De Magistris – sottolinea Salvi in una intervista al ‘Corriere della Sera’ – è l’unico modo per eliminare ogni ombra di dubbio sulla sua ipotesi accusatoria”.
Per l’esponente della Sd, è “arrivato il momento che il premier Prodi si occupi di quanto sta accadendo e che il Consiglio superiore della magistratura – conclude – prenda con urgenza le decisioni che gli competono”.
C’è effettivamente bisogno che la politica dia un segnale di trasparenza, di disponibilità nei confronti del potere giudiziario. Troppe volte si assiste ad episodi che lasciano non solo l’amaro in bocca, ma anche il sospetto che la politica sia “opaca”, con tutto quel che ne consegue.
Travaglio ha scritto una lettera a Beppe Grillo, chiara ed esauriente come sempre. La riporto integralmente.
Caro Beppe,
due settimane fa, ad Annozero, avevo evocato Licio Gelli e il Piano di rinascita della P2 e me ne hanno dette di tutti i colori. In realtà, ero stato troppo ottimista. Ormai siamo oltre Gelli, oltre la P2. Siamo al golpe politico-giudiziario.
Per una volta, inseguire gli aspetti tecnico-giuridici della decisione del Procuratore generale di Catanzaro di strappare di mano l’inchiesta “Why Not” su Prodi, Mastella & C. al titolare, cioè al pm Luigi De Magistris, è inutile e fuorviante. Meglio andare subito alla sostanza, che è questa: il magistrato che aveva raccolto elementi sufficienti per indagare Mastella per abuso, truffa e finanziamento illecito, cioè riteneva di aver trovato i soldi, non potrà portare a termine la sua indagine, ormai in dirittura d’arrivo. Il fascicolo passerà a un altro magistrato, che impiegherà mesi per studiarsi tutti gli atti. E, se non vorrà fare la fine di De Magistris – attaccato da destra e da sinistra, difeso da nessuno, ispezionato per mesi e mesi, trascinato dinanzi al Csm, proposto per il trasferimento immediato e infine espropriato del suo lavoro – ascolterà l’amorevole consiglio che gli danno il governo e l’opposizione una volta tanto compatte: archiviare tutto, lasciar perdere, voltarsi dall’altra parte.
Checchè se ne dica, questa non è una questione privata fra De Magistris e Mastella. Questa è la soluzione finale dopo vent’anni di guerra della politica alla Giustizia. E’ il coronamento del sogno dei vari Gelli, Craxi e Berlusconi di fermare sul nascere le indagini sul potere. Gelli, Craxi e Berlusconi, nella loro ingenuità, pensavano che per farlo occorresse modificare la Costituzione, scrivendoci che la carriera dei pm è separata da quella dei giudici e che le procure devono obbedire al governo.
Mastella e chi gli sta dietro hanno capito che non occorre cambiare le norme: basta creare le condizioni di fatto perché tutto ciò accada. Appena un pm apre un fascicolo sugli amici di un ministro, se ne chiede il trasferimento (del pm, non del ministro). Anche se la richiesta non sta in piedi, non importa: quando il magistrato arriverà al sodo, salendo di livello dagli amici del ministro al ministro stesso, il ministro sosterrà che il pm lo fa perché ce l’ha con lui. E, col gioco delle tre carte, riuscirà a convincere qualche alto magistrato a scambiare le cause con gli effetti e a scippare l’indagine al pm per “incompatibilità”. Come se fosse il pm ad avercela col ministro, e non il ministro ad avercela col pm. Si chiama “guerra preventiva”, e non l’ha neppure inventata Mastella. L’aveva già teorizzata Mao: “Colpirne uno per educarne cento”. Funziona.” Marco Travaglio
Una lezione di civiltà. Solo mantenendo ben separati i poteri dello Stato si garantisce quell’equilibrio che è la base della democrazia.
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Quanto accaduto è di una gravità estrema.
Tecnicamente, infatti, da quel che è dato sapere, non ci sono motivi per una avocazione, che il codice di procedura penale riformato nel 1989 prevede soltanto (a differenza che in precedenza, quando l’avocazione era ad libitum) in caso di inerzia del Pubblico Ministero o di incompatibilità derivante dall’aver prestato ad altro titolo attività nell’indagine o nel processo.
La sola pendenza di un procedimento disciplinare non configura alcuna incompatibilità e, quindi, l’avocazione è illegittima e si configura come uno scippo su ordinazione, deliberato in alto loco e fatto mettere in atto da un Carneade che quando si sveglierà si renderà conto, troppo tardi, dell’obbrobrio compiuto.
Ma non basterà per rimarginare la ferita inferta alla credibilità ed obiettività della Giustizia.
Massimo
Commento di massimo ceciarini — 22 ottobre 2007 @ 20:29
Scusa il fuori tema, ma credo apprezzerai:
da settoredemokratico.ilcannocchiale.it
UN BANNER PER LA SINISTRA UNITA
Con la svogliatezza e il tirarla lunga di quando da piccoli a natale si ritiravano le decorazioni e l’albero, è tempo di togliere il banner del 20 ottobre che ha accompagnato il Settore come molti altri blog in questi mesi, tutto merito della fortunata iniziativa di 20ottobre.ilcannocchiale.it.
Prende il suo posto questo banner che indica che il Settore Demokratico è uno dei luoghi della rete atti e a disposizione per il dibattito (e la pratica) attorno all’unità a sinistra.
L’invito a tutti i compagni blogger è di esporne uno, questo o altri a seconda dei gusti e delle inclinazioni iconografiche, che reciti “sinistra unita lavori in corso”. Una forma, in tutti i suoi limiti, di spingere e di “manifestare” l’attenzione e il supporto sulla questione.
Commento di Alessandro — 23 ottobre 2007 @ 1:04