31 agosto 2007

Veltroni se ne frega dei lavoratori dipendenti

Come ormai costume italico, questo è il momento in cui si comincia a parlare della Finanziaria. E giù con le proposte. Non poteva certo mancare il nostro Uòlter.

Che infatti dichiara:

“Il Governo, con la Finanziaria, deve restituire alle imprese e alle fasce di reddito più basse” [...] “questo può determinare un effetto virtuoso sulla crescita”.

Certo, le imprese. Ed i redditi più bassi. Veltronese puro. Ma leggendo bene tra le righe questo significa nuovi regali alle imprese (dopo l’enorme omaggio del cuneo fiscale), la solita elemosina a fasce di reddito esigue e totale disinteresse per chi sta in mezzo, tipicamente il lavoro salariato.

Già, i lavoratori. Quelli per cui si è smentito il programma, che prometteva l’abolizione della legge 30. Oggi ci viene raccontato che quella era una buona legge. E poi ci si stupisce che ci sia forte astensionismo a sinistra.

Quelli che dovranno andare in pensione sempre più tardi, tra scaloni e precariato selvaggio.

Quelli che, ribadisco, hanno cominciato a starsene a casa quando si tratta di votare. Bravo Uòlter, bel colpo.

Intanto Mastella (ormai fuori controllo) dallo stesso palco della festa dell’UDEUR da cui ha sproloquiato Veltroni, continua con il suo estremismo:

Per la vita del governo guidato da Romano Prodi ”lo spartiacque e’ rappresentato dal 20 ottobre prossimo. Se i ministri della sinistra scendono in piazza contro un provvedimento storico e importante come quello sul welfare e’ crisi di governo’.

Insomma Mastella può non solo partecipare insieme a Fioroni al Family Day, manifestando contro un provvedimento del Governo: ha anche la patente per decidere chi può e chi non può farlo.

Siamo allo psicodramma.

Intanto, a sinistra, viene dato uno scossone al travaglio interno a Sinistra Democratica: Angius e Spini firmano un documento insieme a Boselli in cui, oltre al rimando al Socialismo Europeo, si fa un esplicito riferimento al socialismo italiano. Un’evidente adesione alla Costituente socialista.

La mia personale opinione? Mussi a questo punto la dovrebbe smettere con le formule eccessivamente mediatorie, che trovavano il proprio senso proprio nel cercare di tenere insieme anche quella componente (Angius-Spini). Ad esempio quando propone di non fare la manifestazione del 20 ottobre e di trasformarla in un’Assemblea. L’Assemblea è cosa buona e giusta, ma come giustamente risponde Rifondazione possiamo farla in aggiunta e non in sostituzione.

Una manifestazione di piazza, di popolo, su temi che toccano proprio quelle classi sociali che Uòlter non degna minimamente di attenzione, sarebbe un primo importante segnale di unità della Sinistra Popolare.

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30 agosto 2007

Non siamo affatto schiacciati su Rifondazione

Categoria: Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo Luca Ceccarelli @ 14:13

Titti Di Salvo, capogruppo di Sinistra Democratica alla Camera, ha rilasciato un’intervista chiarificatrice su l’Unità del 18 agosto. Mi piace riportarla perchè ultimamente si sono susseguite molte voci riguardo al percorso di Sinistra Democratica.

Chi legge abitualmente questo blog sa quale sia la mia posizione e quanto sia convinto della necessità e dell’urgenza di un processo unitario a Sinistra, per cui non posso che sentirmi rinfrancato dalle parole della Capogruppo.

Speriamo solo che questo percorso non si interrompa o non conosca preoccupanti pause, ma anzi prosegua celere ed incessante.

«Noi appiattiti su Rifondazione? Quella di Angius è un’analisi sbagliata, che ignora la realtà, non so quanto volutamente». Titti Di Salvo, capogruppo di Sd alla Camera, non condivide una virgola dell’intervista di Gavino Angius su l’Unità di ieri. In particolare i «giudizi trancianti» su Sd e sulle forze della sinistra radicale.
Angius ritiene che Sd sia troppo schiacciata sul Prc.
«Si vede che fa finta di non vedere, o ritiene insufficienti, gli atti compiuti da Sd. Cito la posizione sulle manifestazioni contro Bush e il giudizio articolato sul protocollo sul welfare. Noi abbiamo sempre avuto una posizione e un ruolo autonomi, nel merito delle questioni. Ma anche un obiettivo preciso: unire la sinistra nel campo del socialismo europeo. Una sinistra larga, plurale, che inglobi le culture femministe, pacifiste, ambientaliste. C’è un vuoto evidente e amplissimo da colmare a sinistra.

Angius chiede una posizione più netta sulla manifestazione del 20 ottobre…
«Mussi è stato chiaro sin da quando la manifestazione è stata lanciata. Ha parlato di etica della responsabilità e della necessità di non essere contraddittori manifestando contro se stessi».

Angius parla di una terza forza a sinistra, una forza socialista tra Pd e Cosa Rossa.
«Innanzitutto mi ha colpito l’annuncio di una sorpresa. Angius è un dirigente di Sd, e il suo movimento è all’oscuro di questa sorpresa. Questo degli annunci tramite i media mi sembra un modo di fare politica che dovremmo tutti superare. Nel merito, la “terza via” mi sembra una proposta inadeguata, che non va nella direzione dell’unità a sinistra. Non servono nè partitini nè correnti di sinistra nel Pd. Le forze socialiste in Europa hanno al loro interno posizioni diverse, unite da alcuni valori di fondo. Il contrasto alla precarietà è uno di questi tratti distintivi. Anche l’indagine della commissione Lavoro della Camera dimostra che il problema è serio. Certo, questo tema non si deve prestare a usi ideologici».

Secondo Angius è proprio questo l’obiettivo di Rifondazione: una battaglia ideologica come le 35 ore del 1998.
«È un giudizio molto pesante. Trovo sbagliato accusare di estremismo chi si si richiama al programma: è una torsione del buonsenso. Sulle pensioni, secondo noi, nel protocollo prevalgono gli aspetti positivi. Sul lavoro, invece, riteniamo che ci debba essere un cambiamento, ma per via parlamentare. Altri ritengono necessaria una manifestazione. Ci sarà una consultazione dei lavoratori, promossa dal sindacati, un elemento importante con cui misurarsi».

Sd aderirà alla manifestazione per non minare l’unità a sinistra?
«A settembre apriremo un confronto con i promotori per capire obiettivi, modalità e interlocutori della manifestazione. Ma resta il punto: manifestare contro il governo di cui si fa parte è una contraddizione».

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29 agosto 2007

Ma Veltroni si occupa solo di problemi di destra?

Categoria: La Sinistra, Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo Luca Ceccarelli @ 14:18

Il ritornello, da molto tempo, è quello per cui “non bisogna lasciare certi problemi in mano alla destra”. Lo conosciamo bene. Ma siamo capaci di occuparci dei nostri storici baluardi?

Cesare Salvi, senatore di Sinistra Democratica, ha dichiarato:

Ha ragione Veltroni a dire che non bisogna lasciare alla destra questi problemi. Il problema e’ quali soluzioni si danno: basti pensare a cosa e’ accaduto qualche giorno fa quando si e’ timidamente ricordato che in Parlamento si era votato di portare in Italia una tassazione delle rendite finanziarie di tipo europeo.

Dico a Veltroni  che occorrerebbe anche affrontare i temi di sinistra, penso ad esempio il disarmo, di fronte ad un mondo che si sta armando sempre di piu’, come dimostrano i fatti di questa estate. O sulla precarieta’ del lavoro: e’ inutile che ci vengano a dire la Danimarca; la Danimarca va benissimo ma allora mettano i soldi che in Danimarca si mettono sugli ammortizzatori sociali. E’ giusto occuparsi di questi temi. L’impressione e’ che il
Pd cui pensa Veltroni si occupi solo dei temi della destra, e allora si diventa un po’ di destra.

Bravo Cesare, hai colto nel segno. Stanno diventando decisamente un po’ di destra, compresa la spocchia e l’acredine verso la Sinistra. Mai avremmo pensato di arrivare a questo punto.

Dobbiamo essere più che mai fermi  sui valori, sulle idee e sulle battaglie storiche della Sinistra. Non dobbiamo cedere al vento di moderatismo che sta soffiando, al veltronismo da “volemose bene”.

Bertinotti ci ricorda, giustamente, che:

“Il profitto vale piu’ della vita umana”, il lavoro ”non e’ considerato”: da questo atteggiamento discende il ”problema drammatico” delle morti sul lavoro, degli ”omicidi bianchi”.

”Sono molto colpito – dice Bertinotti – dagli ennesimi morti sul lavoro di ieri, a partire da quella a Parma di un ragazzo di 19 anni. Un apprendista, sottolineo, e lo dico per evidenziare la manifesta contraddizione tra il rischio di morte e la condizione di apprendista”.

E poi rimarca il valore della pace:

“Se dovessi scegliere tra la spesa per la ricerca e un vettore militare sceglierei la prima”.

Una bella lezione a quanti, ultimamente, si sono piegati ad un unilateralismo filoamericano da operetta.

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28 agosto 2007

Ecco la vera minaccia per il Governo

Chi può essere se non Mastella? Colui che, più di ogni altro, ha minacciato crisi di governo a go-go. Scopriamo cosa ha detto stavolta:

Se passa il referendum elettorale c’e’ i rischio che ‘’salti tutto” e l’Udeur e’ pronta a mettere in discussione l’alleanza di governo. Lo ribadisce Clemente Mastella intervendo a sorpresa a un dibattito nell’ambito della Festa dell’Udeur a Telese. ”Noi – spiega – siamo contrari al referendum perche’ non risolve nessun problema”. Mastella, poi, dice di non aver gradito le parole di Walter Veltroni sul sistema elettorale e sui piccoli partiti. ”Io – sottolinea – non ho condiviso le parole di Veltroni che esprime l’idea secondo cui i piccoli partiti sarebbero la causa della ingovernabilita’ e della frantumazione della democrazia. Semmai e’ il contrario e il problema non sono i piccoli partiti. E poi non capisco perche’ se noi dell’Udeur con l’Udc e magari con Pezzotta vogliamo ricostruire il centro, siamo degli eretici mentre invece se le aggregazioni le fanno i comunisti o la destra va bene. Perche’ noi non possiamo farlo?”. L’Udeur e’ quindi pronta a far saltare la legislatura… dice a Mastella il moderatore del dibattito. Il Guardasigilli risponde secco: ”Siamo noi che riceviamo lo schiaffo e non siamo noi che lo diamo. Se qualcuno pensa che resteremo immobili a guardare, si sbaglia di grosso e siamo pronti ad arrivare alle estreme conseguenze”.

Ma, del resto, cosa aspettarsi dall’interlocutore privilegiato del Partito Democratico? Quello che può tranquillamente minacciare crisi di governo senza che nessuno lo additi, senza che lo accusi di sfascismo?

Ecco, ad esempio del doppiopesismo del PD, l’ultima dichiarazione di Rosy Bindi, in risposta ad una precedente di Rutelli:

“Penso che questa volta Rutelli abbia ragione, soprattutto i ministri non dovrebbero partecipare alla manifestazione del 20 ottobre”. Lo dice Rosy Bindi, ministro per le Politiche della famiglia, commentando le dichiarazioni critiche del vicepremier nei confronti della sinistra radicale che promuove una manifestazione contro le politiche del Governo in materia di welfare e pensioni.

Inutili gli sforzi di Licandro (PDCI):

bisogna smetterla di travisare i fatti e fuorviare l’opinione pubblica perché è intollerabile, sul piano dell’onestà intellettuale e dei rapporti politici, che in interviste ai due maggiori quotidiani nazionali, Repubblica e Corriere della Sera, si fa passare da due massimi esponenti del Pd l’idea che manifesteremo contro il governo magari per farlo cadere.

Licandro chiede a Rutelli e Veltroni “di pretendere, dai propri compagni di banco moderati, la nostra stessa lealtà. Non permetteremo più che gli italiani vengano ingannati da una falsa propaganda che risponde solo alle esigenze di costruzione del partito Democratico”.

Macchè. Basta con questi ministri che vanno in piazza a manifestare! Contro un provvedimento del Governo, poi!

Qualcuno spieghi a questi signori, Veltroni compreso, che Mastella e Fioroni hanno partecipato al Family Day.

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27 agosto 2007

Leoni: facciamo la Federazione della Sinistra

Categoria: La Sinistra, Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo Luca Ceccarelli @ 14:19

Su Liberazione di ieri è stata pubblicata una interessantissima intervista a Carlo Leoni, che sollecita l’unità della Sinistra popolare. Eccola.

 Nella “mappa” interna della Sinistra democratica, Carlo Leoni è considerato uno dei più “unitari”. Insomma, se si parla di “Cosa Rossa” forse un po’ lo si deve anche a lui.

Partiamo da qui. Non hai la sensazione che l’entusiasmo che aveva accompagnato il progetto si sia un po’ “raffreddato”?
No, non ho quest’impressione. Certo, la la realtà è sempre un po’ più complessa di come uno se la immagina.

E come stanno le cose?
Io vedo che ci sono tre dati.

Positivi?
Tre dati. Il primo è che le forze politiche alla sinistra del piddì, anche in questo periodo, hanno tutte confermato di voler dare vita ad un “soggetto unitario”. Su questo, c’è una forte convergenza.

L’altro dato?
E’ che le forze politiche, penso a Rifondazione ma non solo, hanno spiegato che non hanno alcuna intenzione di sciogliersi.

L’ultimo?
E’ che tutti i gruppi hanno confermato quanto siano importanti le loro appartenenze internazionali. Discorso che vale per tutti, beninteso. Anche per me, che considero importantissima la mia adesione al socialismo europeo.

Scusa, Leoni, ma due dati sui tre di cui parli teoricamente potrebbero bloccare il processo unitario. O non è così?
Io credo che nessuno debba chiedere ad altri di rinunciare ai propri punti di riferimento internazionali. Di più: nessuno deve chiedere ad altri di sciogliersi. E lo dico anche se aggiungo che questo discorso non vale per noi. Sinistra democratica è nata definendosi “biodegradabile”. Siamo nati, insomma, pronti a confluire in qualcosa di più grande.

Insisto: ma se questo è il quadro si può essere ottimisti?
Io dico che s’è consolidato un lavoro comune, una convergenza sulle cose da fare…

Dici queste cose proprio all’indomani dei giudizi discordanti sull’accordo per le pensioni?
Ma vedi: in quel caso semplicemente non ha funzionato il meccanismo unitario che avevamo definito. Non ha funzionato la “sede” collegiale. Un errore, che si può correggere rapidamente.

Che fare, allora? Adesso, in queste settimane?
Se le cose stanno così, dico: ripartiamo. Con molto realismo. Ma con un pizzico di ambizione in più.

Tradotto?
Realismo significa che oggi non ci sono le condizioni per una nuova formazione. Ma il semplice realismo ti porterebbe a dire: allora, mettiamo insieme quel che c’è. E per esempio Diliberto chiede proprio questo. Ma penso che sarebbe sbagliato.

In più, cosa ci si può mettere?
Non uso una formula originale, ne hanno parlato diversi dirigenti di Rifondazione. L’idea insomma è di mutuare il modello della Flm, della federazione unitaria dei metalmeccanici. All’epoca, negli anni 70, le tre sigle sindacali continuavano ad esistere. Però, insieme, avevano creato uno “spazio comune”. A cui furono delegati poteri, possibilità di decisione. Risorse. Sì, insomma, l’idea è quella: non limitarsi alla semplice addizione fra tre o quattro gruppi dirigenti ma darne vita ad un altro. Che sia qualcosa di più e che non neghi le singole appartenenze.

Ma perché, Leoni, in Italia non si può fare come in Germania? Perché qui da noi non si può fare Die Linke? Anche a me quel progetto interessa. Molto. Ma bisogna restare coi piedi per terra. E poi, perché non dirselo?: anche lì in Germania il processo non è stato realizzato in un batter d’occhio. C’è voluto tempo.

Dì la verità: qualche resistenza c’è anche – se non soprattutto – fra le tue fila. Non è così?
Io non direi affatto così. Se la domanda, come temo, in realtà serva a sapere se siamo “pentiti” di aver lasciato i diesse o se qualcuno s’è fatto affascinare dai richiami di Veltroni, ti rispondo senza condizionali: no. Nessuno di noi è pentito, nessuno vuole “tornare”.

Perché allora tanto interesse per il seminario che Sinistra democratica terrà ad Orvieto a settembre? Che dovrete decidere in quella sede?
Discuteremo di queste cose. Discuteremo fra di noi e decideremo. E quella sarà l’occasione anche per chiarirci con Angius. Francamente non ho capito bene le sue ultime dichiarazioni: noi non siamo nati per dar vita, come sostiene, ad una “costituente socialista”. Siamo nati con un progetto molto, ma molto più grande: provare a rifare la sinistra.

Citi Angius. Ma in realtà anche Spini racconta di qualche dubbio.
Sbagli, il suo è un discorso diverso. Spini dice che con la nascita del piddì, c’è bisogno di una forza che faccia riferimento al socialismo europeo. Di questo, ti ripeto, sono convinti tutti. Tant’è che chederemo di entrare ufficialmente nel Pse.

Comunque, ti ripeto la domanda: resistenze al progetto unitario ci sono anche dentro la Sinistra democratica?
No, francamente- a parte voci isolate – non vedo resistenze. Siamo nati per unire la sinistra e se vuoi te lo dico: non ci presenteremo mai, a nessuna elezione, da soli.

Domanda secca, a questo punto: anche se i vostri europarlamentari l’hanno già fatto, perché Sinistra democratica non ha ancora aderito ufficialmente alla manifestazione del 20 ottobre?
Guarda che rispetto a quella manifestazione non ci sono titubanze. Abbiamo posto un problema diverso che riguarda l’etica della responsabilità.

Che vuol dire?
Significa che la piattaforma del 20 ottobre è condivisibile ma quello che c’è “attorno” assai meno. Mi spiego: in Italia, con la nascita del piddì, non ci sarà più una sinistra “popolare”, per usare le parole di Prodi, che rappresenti il lavoro. Una sinistra che deve però essere soprattutto credibile. E non credo che una sinistra che è al governo possa manifestare contro quel governo, quindi contro sé stessa, senza perdere credibilità. Ti dico di più: una cosa del genere sarebbe percepita come un giochetto “politichese”. Quello contro cui tutti ci battiamo.

Quindi non ci sarai?
Sto dicendo un’altra cosa. Dico che francamente eviterei toni del tipo: la “cosa rossa” parte il 20 ottobre. Chi c’è c’è. Voglio discutere con i promotori, quindi anche col tuo giornale. Voglio discutere le modalità, il messaggio che invia questa manifestazione. Una sinistra deve sapersi mobilitare – anche quando sta al governo – per imporre la propria agenda, per superare le resistenze. Ma deve sempre presentarsi come credibile.

Questo intendete quando parlate di “sinistra di governo”? Sì, una sinistra che non sappia solo protestare. Ma che in ogni caso, anche nelle condizioni più difficili, deve saper indicare soluzioni. Indipendentemente dalla sua collocazione, al governo, o all’opposizione.
Quant’è lontana la sinistra che immagini?
C’è da lavorare, ancora tanto. Ma visto che ci siano lasciami dire un’altra cosa…

Quale?
Che trovo forse sbagliate alcune affermazioni di Bertinotti che da qualche tempo è tornato a parlare della necessità di un nuovo soggetto della sinistra d’alternativa. Io credo invece che la sinistra d’alternativa già ci sia in questo paese, penso a Rifondazione. Ma quell’analisi, fondata sulla presenze di due sinistre, va in parte corretta: noi non possiamo attribuire al piddì l’etichetta di sinistra riformista. Non è così, non sarà così. Lo racconta la cronaca di ogni giorno. E allora il problema non è rafforzare la componente d’alternativa, il problema è più semplice e più drammatico: è fare la sinistra. Una sinistra che in Italia rischia di non esserci più. Una sinistra radicata nel lavoro. Una sinistra che sia in grado d’avere un rapporto col sindacato. E qui ti aggiungo una cosa che magari andrebbe discussa più a fondo: ma insomma io sono convinto che forse è arrivato il momento di ripensare il concetto di “autonomia” nelle sue forme più rigide. Qui ci vuole una sinistra che sappia rappresentare il lavoro, che sia in sintonia con le grandi organizzazioni del lavoro, con la Cgil. Qui ci vuole una sinistra, insomma. Senza aggettivi.

Chiediamo coraggio a Sinistra Democratica. Lo chiediamo a gran voce. Il coraggio di fare una scelta difficile e dai risultati incerti. Lo disse lo stesso Fabio Mussi in occasione di quella splendida giornata, il 5 maggio: “il risultato è incerto ma abbiamo il dovere di provarci.”.

Già, il dovere. Così come abbiamo il dovere di non deludere le aspettative dei tanti che ci guardano con simpatia.

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26 agosto 2007

Le alleanze future? Sentiamo gli elettori

Categoria: La Sinistra, Partito Democratico Luca Ceccarelli @ 15:54

Proseguono le pressioni da parte degli esponenti del PD per un cambio di maggioranza. Ora anche Veltroni fa capire di voler mollare la Sinistra e cercare alleanze tra i democristiani ed i possibili transfughi di Forza Italia.

Tutto questo in barba a quello che gli elettori hanno espresso e votato. Ma, del resto, chi se ne importa degli elettori? Il voto, nella visione del PD, sono solo deleghe in bianco.

Bonelli, dei Verdi, dice quello che molti pensano:

Siano loro [gli elettori] a decidere, non un’oligarchia. Proponiamo una consultazione popolare che si pronunci sulle alleanze e sui punti importanti: ambiente, diritti civili, rapporto tra Stato e Chiesa, politiche economiche, precariato.

Troppo facile pensare di governare da soli e prendere decisioni importanti in stanze chiuse. Correre da soli o meno è una decisione che si prende indipendentemente dal sistema elettorale e l’unità di una coalizione si basa sull’alleanza programmatica. O gli alleati sono buoni sempre o non lo sono mai.

Speriamo che nessuno voglia eliminare il bipolarismo e tornare a venti anni fa, quando le maggioranze venivano decise nelle stanze delle segreterie parlamentari e più che al programma si pensava agli scambi.

Caro Bonelli, credo che la tua speranza sia vana. E lo dico con dolore! Ormai la campagna mediatica a reti unificate contro la Sinistra sta dando i suoi frutti. E’ opinione comune che solo i centristi siano autorizzati a chiedere e minacciare. La Sinistra non può, deve essere sterilizzata e normalizzata.

Ma comunque, invece di organizzare delle finte primarie, forse sarebbe più interessante ed utile capire cosa pensano gli elettori delle “alleanze di nuovo conio” e soprattutto dell’attuazione del programma, che è il “contratto” con cui l’Unione ha chiesto i voti degli Italiani.

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24 agosto 2007

Unità della Sinistra, dobbiamo recuperare il tempo perduto

Categoria: La Sinistra, Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo Luca Ceccarelli @ 20:42

“Siamo un po’ in sospensione estiva” ha dichiarato il Presidente della Commissione giustizia del Senato Cesare Salvi (Sd) a Radio Radicale del processo di costituzione di un partito federato della sinistra da costituire.

Già. L’impressione è che ci siamo fermati. E non è per niente una bella impressione. Soprattutto per quanto riguarda Sinistra Democratica, questo è un deciso segnale d’allarme. Il movimento nasce, ricordiamolo, per unire la Sinistra.

Credo che nel momento in cui stanno facendo questo PD (in un modo che non capisco bene ma sul quale non entro, perché fanno un partito nuovo partendo da chi deve fare il segretario regionale nelle varie regioni), noi della sinistra dobbiamo individuare con maggiore chiarezza obiettivi comuni. Secondo me accanto al PD serve un grande partito della sinistra. Occorre dunque recuperare il tempo che si è perduto in questi mesi.

A sinistra del Pd ci sono problemi, soprattutto nel far confluire, trovare punti di incontro, tra culture politiche che si collocano tutte a sinistra ma che hanno vissuto questi anni in modo diverso. In questo momento tutta la sinistra è al governo, e tutta su questi temi dovrà confrontarsi. Questo è il tema che sin dalla ripresa dovremo affrontare.

E’ l’ora, aggiungo io, da parte di Sinistra Democratica, di fare un po’ di ordine, abbandonare le posizioni ambigue che stanno cominciando a circolare, caratteristiche dell’ultimo periodo dei DS e che credevamo di esserci definitivamente scrollate di dosso.

A partire dalla manifestazione del 20 ottobre, su cui SD ancora non ha una posizione ufficiale e molti coordinatori locali e regionali stanno aderendo. Per arrivare a forme federative che impongono delle scelte (vogliamo inseguire lo SDI nella sua avventura neosocialista o federarci finalmente con le altre forze che non aspettano altro?).

Questo sì sarebbe mortale. Dare l’impressione, cioè, che a sinistra del PD si usano gli stessi metodi del PD. Altro che casta, ce ne sarebbe abbastanza per perdere definitivamente la speranza.

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23 agosto 2007

Veltroni, colpo di spugna sulle Feste de l’Unità

Categoria: Partito Democratico Luca Ceccarelli @ 21:21

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Veltroni ed i suoi compari ex-DS proseguono nell’incessante opera di cancellare tutte le tracce della propria appartenenza alla Sinistra.

Ora è il turno delle Feste de l’Unità:

“Dovremo ripensare, con i tempi che saranno necessari e valorizzando il prezioso patrimonio di esperienze di massa accumulato in decenni di storia politica democratica, il modo di essere di grandi eventi collettivi come le feste di partito, in modo da favorire, anche sul piano simbolico, la costruzione di una identita’ condivisa”. E’ quanto scrive il candidato alla segreteria del Pd e sindaco di Roma Walter Veltroni in una lettera pubblicata sul suo sito e indirizzata ai segretari di Ds e Margherita Piero Fassino e Francesco Rutelli e ai presidenti dei ‘Comitati Veltroni’.

Chiaro, no? Niente più Feste de l’Unità, almeno come le conosciamo ora. Saranno feste democristiane, frutto della fusione fredda di DS e Margherita.

Ma come si chiameranno? Probabilmente ancora “Feste de l’Unità”. Svuotate di ogni significato, ridotte a manifestazione di marketing politico, ma sfruttando un brand affermato. Come ebbe a dire Sposetti, tesoriere DS, “Chi rinuncerebbe alla Nutella?”.

Riferendosi al marchio, non al sapore.

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22 agosto 2007

Colpire le rendite finanziarie, agevolare le famiglie

Categoria: La Sinistra, Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo Luca Ceccarelli @ 15:18

E così torniamo a parlare di un altro punto “scottante” del programma dell’Unione: la rimodulazione delle aliquote su rendite finanziarie e conti correnti.

Sì, perchè di un dualismo si tratta.E’ ormai costume dei media italiani presentare solo una faccia della medaglia, quella dell’aumento dal 12.5% al 20% della tassazione sulle rendite finanziarie, al fine di presentare l’intera operazione come un aumento delle tasse. Pane per Silvio o per la Brambilla, degna seguace.

La Sinistra dovrebbe perseguire questo riequilibrio, innanzitutto per tutelare i conti correnti (l’aliquota passerebbe dal 27% al 20%) ed inoltre per dare una sterzata alla sempre più evidente direzione di sostituire l’economia con la finanza, scelta che porta inevitabilmente verso il baratro.

I senatori di Sinistra Democratica Cesare Salvi e Massimo Villone dichiarano al proposito:

Armonizzare la tassazione delle rendite finanziarie vuol dire elevare l’imposizione sui guadagni di borsa e sui Bot, ma anche diminuire quella sui conti correnti, che è l’unica forma di risparmio di fatto disponibile per la maggioranza degli italiani e in particolare per i ceti meno abbienti. Sulle tasse la sinistra deve smettere di giocare in difesa e di essere culturalmente subalterna.

Già. Piantiamola di lasciare il tema tasse alla destra. I risultati si sono già visti. E’ ora di parlare di una più incisiva politica redistributiva.

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21 agosto 2007

Da oggi i commenti sono liberi

Categoria: In prima persona Luca Ceccarelli @ 19:01

Qualcuno aveva fatto notare come l’obbligo di registrazione per postare commenti fosse troppo restrittivo. E qui ha prevalso la mia smania di prudenza.

Poi ho letto da qualche parte che questo poneva un problema di privacy. E questo è sicuramente un punto più sensibile. Visto che lo scopo di questo blog NON è quello di raccogliere dati personali, ho deciso di aprire i commenti anche ai non registrati, mantenendo chiaramente la moderazione.

Giusto per dissipare un altro dubbio che è stato sollevato: questo blog NON appartiene a Sinistra Democratica. Io faccio parte di SD, è vero, ma questo blog appartiene unicamente a me ed i miei pareri sono solamente miei.

Per capirsi, se domani decidessi di lasciare SD, il blog continuerebbe a vivere.

Spero di aver chiarito un po’ di cose che, forse, rendevano questo blog “opaco”. Vorrei che tutto fosse più trasparente.

Naturalmente grazie a chi ha sollevato le questioni di cui parlavo sopra, il dialogo ed il feedback sono sempre utili ed apprezzati.

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