31 luglio 2007

Mussi: niente piazza, ma cambiamo l’accordo sul Welfare

Categoria: Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo Luca Ceccarelli @ 14:30

Chiarisce subito la sua posizione: «Voglio che il governo resti in carica, credo nella mediazione e nel dibattito parlamentare, ma non tollero che si faccia passare per ricatto quello che è un legittimo dissenso». Fabio Mussi, ministro della Ricerca fa parte di quel terzo della maggioranza contraria al Protocollo sul Welfare. Favorevole all´accordo sulle pensioni – «è un compromesso equilibrato» – non accetta la parte riguardante competitività e lavoro. Ministro, il Protocollo venerdì andrà al Consiglio dei ministri e probabilmente sarà approvato. Lei cosa farà?
«Darò battaglia politica. E comincerò chiedendo che si apra un tavolo per discutere delle vere questioni riguardanti la competitività, e che il capitolo sul lavoro non sia inserito nella Finanziaria, ma presentato come disegno di legge, in modo da lasciar spazio al dibattito politico».

Perché è contrario a due delle tre parti del Protocollo?
«Perché per quanto riguarda la competitività se ne parla solo in termini di taglio del costo di lavoro. Su innovazione, ricerca, formazione, impegno da parte delle aziende non c´è nulla. Per quanto riguarda il lavoro cosa dire se non che rispetto alle aspettative il risultato è molto deludente?».


Rutelli ha appena detto che gli accordi non si toccano e che è ora di finirla con i ricatti.

«Non accetto che un atteggiamento critico meditato venga bollato come ricatto. Anche perché tutte le volte che Rutelli ha espresso un´opinione nessuno ha parlato di ricatti da parte del centro. Su questo punto voglio essere chiaro: c´è una sinistra parlamentare con 150 rappresentanti, la sua voce ha tutti i numeri per avere un peso. Il partito democratico non ha né i voti, né i seggi per aspirare ad un monocolore, quindi il programma comune va rispettato».


E se la coalizione litiga sul modo di leggere quel programma?

«Se ne parla. Il programma delle elezioni non va più bene? Si ricontratta, vediamo cosa far cadere e cosa mantenere».


I suoi colleghi della sinistra radicale dicono intanto di voler far ricorso alla piazza. Condivide questa posizione?

«Portare la gente in piazza è un rischio, io sono per un dibattito politico che incida sulla linea del governo. Ma se invece di manifestazione contro il governo parliamo di pubbliche discussioni, di immersioni nella realtà del paese bene, credo che ciò sarà buona cosa per tutti».


E se intanto che si dibatte il governo di cui si fa parte cade?

«Una caduta del governo per mano della sinistra è assolutamente da evitare, ma questo non vuol dire piegare la testa e accettare tutto quello che si decide nello spazio assai variegato del nascente partito democratico».
Qual è l´attacco più forte oggi, quello centrista o quello radicale?
«Vedo crescere le vocazioni centriste, ma collegandole alla nascita del Pd credo che la tendenza sia ineluttabile».

L´opposizione ha paragonato i ministri della sinistra radicale alla Banda dei quattro. Lei rivestirebbe il ruolo del «teorico» Zang Chunqiao. Come si trova in quella parte?
«Beh, allora voglio fare la parte della leader: Jiang Qing, la vedova di Mao».

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30 luglio 2007

La pietra tombale sul Family Day

Categoria: Gli altri Luca Ceccarelli @ 14:32

L’onorevole (???) Mele se la fa con due professioniste del sesso in una camera d’albergo, il tutto condito con abbondante polverina bianca. Al punto che una delle due quasi ci lascia le penne.

Sarà sicuramente un esponente della sinistra blasfema, direte voi, di quella sinistra radicale che vuole distruggere i valori cristiani e farsi beffe della nostra tradizione e delle famiglie perbene. Mica di transessuali, omosessuali e robaccia del genere. Signora mia.

E invece Mele è un esponente dell’UDC. Sì, proprio l’UDC, Unione Democratici Cristiani!!!

Ha proprio ragione Diliberto:

Voglio proprio vedere come voterà uno che va per troie e droga, il giorno che saremo chiamati a votare in Parlamento, sulla sacralità della famiglia e le leggi che hanno a che fare con la droga.

Non ci rompete più le bolas con Family Day e boiate del genere. I paladini delle famiglie sono i primi a calpestarne i valori.

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29 luglio 2007

Il welfare, i democristiani ed i veri rifondaroli

Categoria: La Sinistra, Partito Democratico Luca Ceccarelli @ 14:26

Ieri Prodi ha incontrato Bianchi, Mussi, Ferrero e Pecoraro Scanio. I ministri della Sinistra chiedono modifiche sostanziali all’accordo (inaccettabile) sul Welfare. Si tratta di dare continuità al programma elettorale, invece di smentirlo continuamente.

Dopo l’incontro, Sircana se ne esce con questo:

Nessun passo indietro, come titola oggi enfaticamente qualche giornale, da parte del presidente Prodi sul protocollo sul welfareIl presidente, nel corso dell’incontro di ieri ha confermato quanto già scritto nella lettera al segretario generale della Cgil, resa nota nei giorni scorsi, ribadendo la sostanziale non emendabilità del protocollo.

Paolo Ferrero, ministro della Solidarietà sociale, non nasconde il disappunto per la precisazione di Palazzo Chigi e annuncia per l’autunno “una grande battaglia politica in Parlamento e nel Paese”, che coinvolgerà anche i cittadini:

Chiederemo agli elettori dell’Unione di far sentire la loro voce per bilanciare e sconfiggere queste spinte neocentriste. Prodifaccia il presidente della coalizione e non solo del Partito Democratico.

E Giordano rincara:

E’ inutile – ammonisce – continuare a nascondersi dietro un dito. Stiamo all’essenziale e asteniamoci dal valzer delle mezze aperture e delle nette chiusure. Su pensioni e mercato del lavoro c’è un contrasto aperto nella maggioranza.

Il presidente dei deputati del Pdci, Pino Sgobio, assicura “battaglia in Parlamento per modificare questo pessimo accordo” e la senatrice Manuela Palermi avverte:

Se Prodi pensa che fa un accordo e lo manda al Senato o alla Camera senza che sia emendabile ha capito male. L’accordo sul Welfare è quanto di peggio questo governo poteva fare: diventa quasi impossibile sostenere un governo che fa politiche sociali di questo tipo.

Pecoraro Scanio rivendica il diritto del Parlamento a “migliorare il testo soprattutto nella lotta al precariato”.

L’Unione ha il dovere di trovare un’intesa, per rispettare il voto dei propri elettori, per dare risposte a milioni di giovani precari e perché una rottura sarebbe un regalo a Berlusconi ed alle destre che vorrebbero un mercato del lavoro privo di garanzie.

E Cesare Salvi, di Sinistra Democratica, annuncia di non votare il pacchetto Damiano “così com’è. Fiducia o non fiducia”.

Al punto che Cesare Damiano è costretto ad ammettere:

Il Parlamento è sovrano e potràdecidere autonomamente quali ulteriori valutazioni e modifiche apportare a un accordo.

Per i democristiani, inutile dirlo, apriti cielo!

Ecco Bobba (DL):

“La sinistra radicale non tiri troppo la corda e si comporti con maggiore senso di responsabilità verso il Paese”

“Il protocollo sul welfare – aggiunge l’esponente dielle – è chiaramente di stampo riformatore e contiene misure che vanno a tutelare gli interessi di alcune categorie lavorative che avevano bisogno di maggiore tutela”.

“Il coraggio delle riforme – conclude Bobba – sta proprio nel modernizzare quelle strutture di protezione rispondendo ai nuovi bisogni emergenti nella società. Chi non vede o non vuol capire questi cambiamenti, si lega ad un passato e ad un conservatorismo che non fanno il bene del Paese”.

A ruota Fistarol:

La sinistra radicale eviti toni minacciosi e si dimostri responsabile

“Sul pacchetto welfare – prosegue l’esponente dielle – c’è stato l’accordo e l’impegno del governo: non si può pensare di stravolgerlo senza venire meno al patto raggiunto fra le varie componenti. Non ci si può dimostrare cinici su una questione tanto delicata e decisiva come quella del welfare e del mercato del lavoro, che comprende la piaga della precarietà e la profonda e necessaria modernizzazione del Paese”.

“Il pacchetto sul welfare – conclude Fistarol – non è un tiro alla fune, né può essere un assalto alla diligenza, ma si tratta di un patto sottoscritto con grande responsabilità davanti agli italiani”

A chiudere, da par suo, Buttiglione:

“La sinistra comunista difende con grandissima determinazione posizioni sbagliate”

“Prodi aveva minacciato le dimissioni. E stata accettata la sua proposta in materia di welfare e pensioni. La sinistra comunista adesso chiama il suo bluff ma nessuno crede che Prodi si dimetterà. La sinistra comunista difende con grandissima determinazione posizioni assolutamente sbagliate e irragionevoli. I moderati del centrosinistra difendono posizioni in gran parte giuste e corrette con una assoluta mancanza di coraggio, di determinazione, di coerenza”, sottolinea l’ex ministro.

“Intanto nel dibattito sul welfare manca completamente la preoccupazione per le famiglie. Prodi non riceve il forum per le famiglie che ha convocato a Piazza San Giovanni un popolo più grande di quello convocato dalle tre confederazioni sindacali tutte insieme. Se il provvedimento sul welfare è destinato ad essere riscritto in Parlamento, le forze dell’opposizione non facciano mancare i loro voti agli emendamenti che lo migliorino e difendano i principi fondamentali necessari per assicurare l’equilibrio della finanza pubblica”.

Tanto per cambiare, si inciucia. E poi, una posizione che fa infuriare Buttiglione non può che essere giusta.

Intanto la Costituente socialista si definisce. Ecco cosa dichiara Bobo Craxi oggi:

“Più che respingere l’autorizzazione per l’utilizzo di documenti e trascrizioni di atti che sono, ormai, di dominio pubblico, il ‘fronte delle garanzie’ in Parlamento avrebbe il compito di ripristinare il vero presidio di tutela del parlamentare e del potere politico: l’istituto dell’immunità e dell’autorizzazione a procedere”. Lo afferma il sottosegretario agli Esteri Bobo Craxi, leader del Partito dei Socialisti italiani.

“O i poteri dello Stato ritrovano quell’equilibrio sancito dalla Costituzione o, diversamente, l’arbitrio e l’uso ’selettivo’ della giustizia finirà per essere esercitato contro tutte le classi dirigenti dell’avvenire, senza distinzione alcuna”. “Il ‘92 – ‘94 doveva servire come esperienza da non ripetere e non da emulare”, ammonisce.

Chiamatela Rifondazione socialista. Altro che dedicare delle vie a Craxi, teniamoci pronti a tirare di nuovo le cento lire (o i 5 centesimi, se preferite).

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28 luglio 2007

Boselli, dì qualcosa di sinistra!

Categoria: Gli altri Luca Ceccarelli @ 16:31

E così la trasmutazione dello SDI è quasi completa. Quando si è iniziato a parlare di unità della Sinistra, Boselli era tra quelli che la auspicava. Beninteso, si parlava di riunire “dallo SDI a Rifondazione”.

Poi si è cominciato a costruire una Costituente socialista, che richiamava a “casa” anche quelli del Nuovo PSI, che stavano con il centrodestra. Ora si attacca la Sinistra. Schizofrenia? Sentite qua:

Nel centrosinistra si corre il rischio di una rincorsa massimalista che “finirà per diventare un duro colpo per il governo”. Lo sostiene il leader dello Sdi Enrico Boselli, che critica “l’apertura di Prodi di due tavoli, uno con la sinistra radicale e uno col sindacato”. Secondo Boselli, “Rifondazione già contesta l’accordo sulle pensioni e scavalca a sinistra il sindacato che per non farsi scavalcare sarà costretto a radicalizzarsi” con l’effetto che “fatalmente si legittima chi parla di alleanze di nuovo conio”.

Sulla lotta al precariato, Boselli afferma che “il problema non è la flessibilità che crea opportunità ma evitare che a lavoro intermittente corrisponda salario intermittente. In tutta Europa lo Stato interviene a sostegno del lavoro flessibile, investendo da 3 a 5 volte rispetto a noi”.

Quindi, secondo Boselli, per non favorire inciuci centristi bisogna lasciar fare al PD ciò che vuole. Niente male no?

Intanto esce fuori che anche Beppe Grillo starebbe per costituire un partito. Chissà che dal suo Vaffanculo-Day (8 settembre), capolavoro di qualunquismo ed antipolitica, non esca proprio la costituzione di questa nuova entità politica. Lo “svela” Filippo Facci, sul “Giornale”, avendolo saputo da una delle

migliori fonti di sempre, più un’altra vicina a Grillo, più un’altra addirittura vicinissima a Grillo”. “Si dice che il comico-guru punti al 10 per cento – scrive Facci – che ormai si atteggi a santone all’americana, che il successo del suo blog su Internet (effettivamente il primo d’Italia) gli abbia fatto confondere popolarità e consenso. Malignità, forse. Per questo – chiede il giornalista – dica come stanno le cose: lei ora è tenuto rigorosamente a smentire oppure a confermare”.

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26 luglio 2007

Mussi scrive a Uòlter: tuteliamo i giovani, ma sul serio

Categoria: Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo Luca Ceccarelli @ 14:20

Caro Walter,

ieri hai voluto riconoscere che ho preso una “posizione coraggiosa” sulle pensioni.
Io penso che dire -  sempre -  quel che si pensa, senza secondi fini, non sia un atto di coraggio, ma di moralità. Comunque ti ringrazio. Vorrei ora chiederne uno a te.
Tu hai impostato gran parte del tuo discorso sui giovani. Giusto. Giusto ad un patto: che non ci si metta dalla parte dei giovani, quando in ballo ci sono gli anziani nullatenenti, e dalla parte degli anziani, se proprietari.
Del Protocollo tra governo e parti sociali, continuo a ritenere che sia un buon compromesso la parte sulle pensioni, un cattivo compromesso quella su competitività e mercato del lavoro.
Il capitolo competitività contiene questioni relative al costo del lavoro. Perpetuando una ideologia fallimentare. Decisivi per la competitività sono gli investimenti in ricerca e sviluppo, dove siamo ultimi in Europa, soprattutto per la parte privata, delle imprese. Qui i punti centrali riguardano gli sgravi fiscali per contratti di secondo livello e straordinari. C’è da dubitare tanto della loro giustezza quanto della loro efficacia. Comunque, è spesa pubblica. E non  posso non notare l’acuta sensibilità per gli aumenti di spesa pubblica, quando vanno a vantaggio dei più poveri, si attenua, quando in ballo ci sono altri interessi.
Il capitolo mercato del lavoro tocca poco o nulla della legge 30 e della 368. I contratti a termine possono essere attivati senza causali specifiche, ed il limite della non reiterabilità prevede rilevanti eccezioni, che temo diventeranno la regola.
Alla fine della giostra, cambia poco il grado della selva di rapporti di lavoro precario, che ha trasformato i nostri giovani in un esercito di servi della gleba con redditi infimi e vite appese al caso.
Ti chiedo perciò un atto politico, da candidato alla segreteria del partito democratico, in elezioni primarie dove votano anche i sedicenni: rappresenta davvero i giovani, esprimiti contro, chiedi che il Protocollo venga modificato.
Sarebbe apprezzato. Io, apprezzerei.

Con immutata amicizia

Roma, 25 luglio 2007

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24 luglio 2007

Tutti pazzi per Pannella

Categoria: Partito Democratico Luca Ceccarelli @ 19:43

Marco Pannella aveva dichiarato di volersi candidare alle primarie del Partito Democratico. Ed era stato sonoramente censurato dal Comitato dei 45, che aveva rilevato che, per presentarsi alle primarie del PD, si deve aderire prima al programma del PD.

Semplice, cristallino. Per una volta pure chiaro. Troppo chiaro per un partito che vuole rappresentare tutto ed il suo contrario. E infatti ecco che si scatenano le voci a favore del buon Marco.

Lui tuona:

Per quanto ne so l’ufficio di presidenza del Pd non e’ qualificato e competente.

Questa presidenza, cosi’ pronunciandosi, mi pare molto piu’ esprimere una rovina del passato partitocratico e oligarchico che compatibile con il ‘nuovo’ che il Pd proclama di voler realizzare.

Delirio? Dileggio delle regole? Macchè, ecco Furio Colombo (ahimè):

Le primarie si fanno proprio per lasciare gli elettori liberi di decidere cosa accettano o cosa respingono. Non riesco a capire come possa esserci a monte una sorta di discriminante. Se un giornalista americano mi chiedesse oggi ‘ma in base a cosa si decide chi sì e chi no’, io non saprei rispondere.

Quelli che fanno parte a questa competizione hanno aderito a che cosa? In generale potremmo dire che viene violata la possibilità che ci siano vare voci, vari volti, varie storie. In particolare non capisco in base a che cosa. Io capisco di essere maledettamente influenzato dalle primarie americane, dove nessuno si sognerebbe di dire chi può partecipare e chi no. Ma l’esclusione di Pannella non è nè sensata nè ragionevole e neppure rappresenta un buon modo di nascere di un partito che non può che essere aperto e interessato a confrontare le idee.

Ed il professor Pasquino:

Bisognerebbe vedere qual è il dispositivo con cui i cosiddetti saggi avrebbero escluso Pannella. Ma in ogni caso dico che se il Partito Democratico deve essere un partito ampio, rappresentativo di qualcosa che sta tra il centro e la sinistra, Pannella ha tutto il diritto, anzi considererei un contributo importante se avesse la possibilità di candidarsi per la leadership di questo partito.

Sappiamo tutti che a volte Pannella compie operazione tecnicamente provocatorie, e forse questo fatto stavolta gli ha giocato contro. Ma la mia posizione di fondo è che sarebbe stato meglio ammetterlo alla corsa per la segreteria. Io credo che le appartenze del passato debbano tutte considerarsi caduche e cadute. Lo sguardo, per chi si vuole candidare a guidare il Pd, deve essere verso il futuro. E infatti mi pare che il giorno in cui si vota, chi vota e chi si candida diventa automaticamente iscritto al Pd. Così sarebbe per Pannella.

Quindi il leader di un partito che sta fuori del PD sarebbe automaticamente iscritto al PD. Sublime. A quando una candidatura Berlusconi?

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23 luglio 2007

Stanotte avrò gli incubi!

Categoria: Gli altri Luca Ceccarelli @ 22:57

Questa è la notizia che non mi farà dormire:

Grazie al referendum nascerà una “super Democrazia Cristiana” che va da Francesco Storace a Savino Pezzotta. Ne è convinto il segretario della Democrazia Cristiana per le Autonomie, Gianfranco Rotondi, che in una nota afferma: “Complimenti a Guzzetta e Segni e a tutti i referendari. La mia Dc ha raccolto 25mila firme. Con Segni c’è convergenza sul referendum e su molti altri temi politici. Non è vero che dal referendum esce una legge inagibile, va completata con l’introduzione della preferenza o delle primarie regolate dalla legge”.

“Dal referendum – prosegue Rotondi – uscirà un rilancio del partito Democratico e dall’altra parte una super-Democrazia Cristiana capace di comprendere tutti, a destra e a sinistra, da Storace novello Donat Cattin a Pezzotta novello Bodrato”.

A parte il fatto che questo è già, di per sè, un ottimo motivo per affossare il referendum…io non voglio neanche immaginare cosa potrebbe essere un accrocco del genere.

Sono spaventato, anche perchè questo monstrum mi fa quasi sembrare passabile il PD…

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22 luglio 2007

Trame estive…

Categoria: La Sinistra, Partito Democratico Luca Ceccarelli @ 23:32

Se guardiamo i periodici di gossip, siamo tentati di immaginare i nostri politici intenti a fare i bagnanti in spiaggia o su qualche yacht.

Invece i nostri infaticabili sono nel bel mezzo di una serie di manovre:

Di Pietro, ad esempio, si spende in una difesa ad oltranza di Clementina Forleo, che sta indagando sul caso BNL-Unipol. Ecco cosa dice sull’offensiva di Mastella contro il magistrato:

Si può non essere d’accordo con la Forleo, ma se si fissa il principio che il ministro può intervenire siamo all’attentato alla Costituzione.

E’ fuori luogo e abusivo che sindachi l’atto di un giudice – prosegue Di Pietro – e neppure quello di un pm, che può essere valutato solo da altri atti giudiziari, e non dal ministro. Così interviene a gamba tesa sull’indipendenza della magistratura e contraddice la separazione dei poteri.

Il leader di Idv definisce quello di Mastella “solo un favore, forse non richiesto: un tentativo di ingraziarsi i Ds in vista di futuri scenari. Ma è un atto che danneggia la credibilità del governo”.

E qui si apre un altro capitolo: le grandi manovre.

Non c’è pace nel PD. Ancora una volta. E’ tutto un fiorire di candidature, che fanno presagire la nascita di mille e mille correnti nel futuro partito.

Dopo la candidatura Pannella, osteggiata in primis dal comitato dei 45 (in verità a ragione, Pannella ha voluto fare un po’ il furbo…), arriva quella di Enrico Letta.

Tra gli sponsor di questo nuovo candidato c’è Marco Follini ed un pezzo di IdV.

Intanto la Bindi, anch’essa candidata, contesta le regole:

Ha ragione Furio Colombo. Le regole previste per l’elezione del segretario del Pd e dell’assemblea costituente sono fatte per favorire le organizzazioni più forti, i candidati che hanno alle spalle strutture di partito consolidate in tutto il territorio nazionale. Anche per questo mi sono astenuta nel voto finale sul regolamento definito nel comitato dei 45.

Se da una parte si fa strada l’idea delle alleanze al centro, dall’altra da destra si cerca di “smascherare” una trama “interna” al governo: il “baratto” tra accordo sulle pensioni e revisione della legge 30.

Per questo la Sinistra starebbe alzando la posta sulle pensioni.

Si parla, innanzitutto, di alzare le aliquote previdenziali per i contratti precari, per renderli meno convenienti. Sarebbe davvero un ottimo inizio.

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21 luglio 2007

Grandi (SD) sulle pensioni: la parola ai lavoratori

Categoria: Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo Luca Ceccarelli @ 9:32

Vorrei riportare integralmente un intervento di Alfiero Grandi (Sinistra Democratica) sul tema pensioni, che condivido pienamente:

“L’accordo sulla riforma del sistema
previdenziale e’ un risultato che arriva dopo una trattativa
lunga e complessa. Da un lato il governo aveva il compito di
trovare un punto di intesa con i sindacati, senza il quale si
sarebbe aperta una crisi politica evidente, e dall’altro le
confederazioni sindacali hanno cercato l’accordo e, questa
notte, lo hanno trovato, facendosi carico del difficile compito
derivante dall’accordo e del rapporto con i lavoratori”. Lo
afferma Alfiero Grandi (Sd), sottosegretario all’Economia, che
aggiounge: “La sinistra tutta, deve portare rispetto per
l’onere che le confederazioni si sono assunte e, a questo
punto, consentire loro una libera consultazione dei lavoratori,
senza aggiungere difficolta’, esprimendo, magari, facili
giudizi sull’esito di una difficile e complessa trattativa. Se
i sindacati dovessero uscire con difficolta’ da questa fase,
penso che tutta la sinistra potrebbe risentirne. Il futuro
della sinistra non puo’ prescindere da un atteggiamento
solidale verso le confederazioni sindacali, che, non a caso, da
mesi, sono sotto il tiro della destra, e qualche volta, anche,
della coalizione di governo. Come in tutti gli accordi ci sono
luci e ombre, ma quello che conta e’ il risultato complessivo,
e il primo risultato importante e’ di essere arrivati
all’accordo, senza il quale sarebbero rimasti lo scalone e il
resto della riforma Maroni. Risultato che ne’ i sindacati , ne’
il centro sinistra potevano permettersi. Se lunedi’ prossimo
avremo qualcos’altro in materia di superamento della
precarieta’, come sono convinto che avverra’, il partito
variegato, che voleva tenersi lo scalone e che, va ricordato,
ha cercato in ogni modo di boicottare l’accordo, sara’ stato
sconfitto. Non credo nemmeno sia utile abbandonarsi a eccessi
trionfalistici che sento provenire da settori della
maggioranza, perche’, ripeto: “e’ indispensabile lasciare ai
sindacati la gestione dell’informazione e la consultazione con
il voto dei lavoratori sull’accordo, senza lasciarsi andare a
facili critiche e a controproducenti trionfalismi. Date le
condizioni e’ un buon accordo, perche’ le confederazioni lo
hanno ritenuto tale, e solo lavoratrici e lavoratori potranno
confermare nelle sedi previste questo giudizio”.

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19 luglio 2007

Il regno del caos

Categoria: Gli altri, Partito Democratico Luca Ceccarelli @ 22:19

Berlusconi ha dichiarato di avere i numeri per far nascere un governo Dini:

I contatti con i senatori del centrosinistra? Sono avviati, e preferisco non nasconderli per una questione di trasparenza. Sono convinto che abbiamo ormai i numeri necessari per mettere fine all’esperienza del governo Prodi”. Silvio Berlusconi, in un colloquio con il presidente della commissione Difesa Sergio De Gregorio, ha affrontato oggi le questioni calde del panorama politico, a partire dalla tenuta del governo. Per farlo cadere, il Cavaliere sta portando avanti un ‘pressing’ verso i parlamentari del centrosinistra: “Ormai – ha detto a De Gregorio – non nascondo più il fatto che i ragionamenti con questi senatori sono maturi”.

Fra i nomi spesi da Berlusconi, quello in cima alla lista è Lamberto Dini, ma ce ne sono anche altri “che mi convincono a pensare che i tempi sono maturi”, ha riferito ancora l’ex premier. E Berlusconi, da sempre, non disdegnerebbe un governo Dini “di transizione, per poi tornare presto alle urne”. Alla ripresa dell’attività parlamentare “in settembre, “dalla politica internazionale a quella delle pensioni ci sarà l’implosione”, ha concluso il suo ragionamento con il presidente della commissione Difesa.

Subito smentito da Bonaiuti, quasi che avesse di nuovo spifferato troppo, come ci ha abituato a fare varie volte.

Intanto il PD perde un altro pezzo. Addirittura si parla di riesumare un simbolo vecchio di 6 anni:

“La nostra è una suggestione-proposta-provocazione. Noi non siamo dissidenti – spiega Bordon – ma abbiamo un progetto politico che si chiama ‘i democratici’. Il 26 luglio noi effettueremo una ricognizione con chi non si riconosce in questo finto partito democratico. Vedremo se questo progetto ha le gambe e può camminare”. Obiettivo è quello di arrivare a una Costituente il 29 settembre “a cui mi auguro possano partecipare anche Angius, Boselli e Arturo Parisi”.

Il senatore Manzione ci tiene a mettere subito in chiaro una cosa: “Siamo nell’Ulivo, restiamo nell’Ulivo e vogliamo che diventi più forte. Noi non ci riconosciamo in questo finto Pd”.

In tutto questo, Salvi (SD) chiede quale sia la posizione del PD sul referendum elettorale. Senza ottenere risposta.

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