La Bindi non ha invitato le associazioni gay alla Conferenza sulla famiglia, in occasione del Family Day.
“Scelta coerente con il mandato di ministro della famiglia e con il programma di legislatura che ho illustrato in Parlamento”
dice lei. Quindi la Bindi possiede una doppia personalità. Da una parte, da parlamentare, scrive una legge assieme alla Pollastrini per garantire diritti alle coppie di fatto, anche quelle gay, riconoscendole come meritorie di tutela, dall’altra, come ministra, esclude le coppie gay perchè non costituirebbero una famiglia “certificata”. Ovvia e giusta la reazione di Fabio Mussi che ha sottolineato “Sono stupefatto… come diceva Giovan Battista Vico è vero che le stesse cose sempre ritornano, ma che all’alba del terzo millennio si discuta ancora sui gay, come nel Medioevo, lo trovo sconcertante, sconcertante. Penso che Bindi abbia sbagliato”. E aggiunge: “Proverò ad andare alla giornata dell’orgoglio laico, a difendere i Dico”.
Divertente no? Beh, questo è uno dei tanti dualismi che ci regala, ogni giorno o quasi, quel simpatico spettacolo di cabaret che va sotto il nome di Partito Democratico: una fusione bizzarra tra due anime che non ne vogliono sapere di andare insieme.
Se ne sta accorgendo (finalmente) anche Mauro Zani, eurodeputato DS e co-primo firmatario della terza mozione insieme a Gavino Angius. Ma se Angius ha già tagliato i ponti con il PD, Zani ha deciso di rimanere nella Costituente.
Tuttavia ora sostiene che “Se il buon giorno si vede dal mattino, temo che pioverà a dirotto sulla strada del Partito democratico”.
Si preannunciano tempi duri per il Bagaglino e forse anche per Zelig.
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