31 maggio 2007

Dopo i successi, si pensa sempre all’unità della Sinistra

Categoria: La Sinistra, Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo Luca Ceccarelli @ 14:21

Dove avevamo una nostra lista siamo andati ben, ma non posso gioire per un nostro buon risultato
quando c’è stato un naufragio…

Queste le parole di Fabio Mussi dopo le elezioni amministrative.

Comprensibile: Sinistra Democratica è andata benissimo. A parte Matera, in cui ha raccolto circa il 2%, la lista di SD si attesta ovunque tra il 4 e il 9%.

Abbiamo fatto tutto in fretta e furia – osserva Mussi – ma abbiamo avuto segnali incoraggianti di aspettativa da parte degli elettori.

Ma ora le amministrative devono essere archiviate, bisogna ricominciare a lavorare per l’unità della Sinistra.

Diliberto ha rilasciato un’intervista a “il Manifesto”, in cui ha preso le distanze dallo SDI. Devo dire che è una posizione comprensibile, visti gli atteggiamenti che lo SDI sta avendo, specie da quando è partita la Costituente socialista, di cui parlavamo qualche giorno fa.

Ma non dimentichiamoci che il nostro scopo è unire tutta la sinistra, per cui non dobbiamo mollare.

Dice Nigra, membro della Presidenza di Sinistra Democratica:

L’esito delle elezioni e la situazione politica richiedono una nuova, vera iniziativa politica della
sinistra italiana [...] Giusto partire dai contenuti e non dai contenitor,i ma la prospettiva deve essere delineata. Porre paletti verso lo Sdi come fa Diliberto oggi nell’intervista al ‘manifesto’, e’ sbagliato: non si tratta di organizzare meglio la cosiddetta sinistra radicale ma di dare vita in Italia ad una forza della sinistra di governo in grado di formulare proposte chiare e di proporre riforme adeguate per il Paese. La nostra scelta di non aderire al Pd nasce proprio dalla convinzione che dalla casa del socialismo europeo non si debba uscire. Per favorire la costruzione di una forza unitaria della sinistra e’ prioritario aggregare le forze che si riconoscono nei valori fondanti del socialismo democratico in Italia e in Europa. Nel rialzare steccati a sinistra, invece, rischia di
non esserci nessuna novita’. In gioco e’ la tenuta del bipolarismo e all’interno di esso il ruolo di una nuova
sinistra, riformista, laica, ambientalista, unitaria e rinnovata, non  la riproposizione di superate
e inadeguate divisioni.

Come non essere d’accordo con lui? Unire è sicuramente più faticoso che dividere. Ma se vogliamo superare la frammentazione a sinistra, vero nemico verso l’affermazione di un “blocco” a sinistra, capace di influire sulle scelte della politica italiana, non dobbiamo tralasciare nessun interlocutore. E lo SDI è sicuramente un interlocutore.

Al solito, è impossibile avere un successo garantito. Ma non dobbiamo sicuramente lasciare nulla di intentato.

Così Sinistra Democratica risponderà positivamente alla richiesta di incontro delle sinistre rivolta da Franco Giordano segretario di Rifondazione Comunista per un esame della situazione economico sociale. Ed allo stesso modo ci saranno incontri con lo SDI, che avranno come argomenti centrali il PSE, l’Internazionale socialista, la laicità dello Stato.

L’obiettivo rimane lo stesso: Cambiare l’Italia, Unire la Sinistra.

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30 maggio 2007

Ideò l’Ulivo, ora rinnega il PD.

Categoria: Partito Democratico Luca Ceccarelli @ 23:21

Caro direttore, che paradosso! Ho sognato per anni la formazione di un Partito democratico, e giusto fino a ieri ho partecipato attivamente a convegni, pubblicazioni, proposte orientate a questa finalità. Invece adesso, quando il momento parrebbe finalmente giunto, ho deciso con enorme sofferenza che a questo partito io non mi iscriverò, e anzi abiuro e rinnego tutte le «belle parole» spese finora. Le ragioni sono molte, e tutte, mi auguro, seriamente motivate.

Così comincia la lettera al “Corriere della Sera” di Omar Calabrese, semiologo, docente presso l’Università di Siena nonchè membro del think-tank che creò l’Ulivo.

Deluso, anche lui, dalle forme e dai contenuti del nascente PD. Ma andiamo a vedere in cosa consistono le sue argomentazioni:

La prima è che il futuro partito si mostra come la somma di nomenclature già esistenti. Per carità, non ho mai immaginato né desiderato che chi fa politica attiva debba oggi essere licenziato. Ho sperato, tuttavia, che l’ingresso in un nuovo organismo — che dovrà pur fondarsi su idee anch’ esse nuove, altrimenti perché lo si fa? — spingesse tutti a rimettersi in gioco, a farsi votare da assemblee costituenti locali, per poi salire su su fino ai massimi livelli nazionali. Qui no: tutto è «rappresentanza», «quota», «visibilità», cioè proprio quei caratteri che hanno reso la politica così antipatica alla stragrande maggioranza dei cittadini. Addirittura, questo partito nasce con le sue correnti già precostituite e dotate di percentuali. Fra l’altro, con la conseguenza che, per rispettarle, le sue strutture saranno per forza mastodontiche, e la politica costerà sempre di più. Altro che svolta verso nuove forme di partecipazione!

La somma di due nomenklature. Il verticismo. La mancanza totale di consultazione “dal basso”. Già, tutti i nervi scoperti del PD. Che nasce, appunto, come apparato di gestione del potere, un’atmosfera da “non disturbate il manovratore.

La seconda ragione è che il futuro partito — se nuovo — dovrebbe aver già esplicitato le sue scelte e disegnato le sue innovazioni. Quanto meno: qualcuno dovrebbe averne già elaborato un loro schema ideale, in modo da far capire con chiarezza la sua missione, spingere gli aderenti a crederci e magari persino a entusiasmarsi. Mi sarei atteso insomma che poche persone competenti e autorevoli redigessero un manifesto politico e una carta costituente, e la sottoponessero poi al giudizio delle segreterie dei partiti, dei movimenti, delle assemblee degli eletti fino a giungere a una piattaforma di contenuti condivisi. Non l’invocazione astratta contenuta nel Manifesto dei Dieci di qualche tempo fa, ma una vera proposta costituente. Qui no: il comitato dei 45 «fondatori» non contiene di sicuro (perché non ne ha lo scopo) molte persone in grado di leggere e scrivere un progetto di filosofia politica, né molte in grado di strutturare un sistema di regole di partecipazione. Essendo tutti «rappresentanti», potranno al massimo pilotare il traghettamento dagli organismi a cui appartenevano a quelli che li ingloberanno in futuro. Altro che apertura verso nuove maniere di conquistare il consenso della collettività!

La totale mancanza di contenuti, risultato di una “fusione fredda” tra due partiti le cui storie, i cui ideali, i cui riferimenti differiscono pressochè in tutto. Molte volte è stato fatto presente questo fatto, ogni volta incontrando le “spallucce” degli interlocutori.

Ora questa lampante mancanza emerge in tutta la sua gravità.

Il terzo motivo è che manca la precondizione necessaria per la nascita di un partito democratico, e cioè una solenne dichiarazione di laicità. «Democrazia» e «laicità» sono infatti due sinonimi, persino nell’etimologia: vengono da due parole greche, dèmos e làos, che significano entrambe «popolo», e intendono che il potere di prendere decisioni che riguardano tutti spetti a coloro che vengono eletti da quei tutti, sulla base di valori di libertà universalmente accettati. Se invece alcuni principi derivano da credenze «esterne» — come nelle religioni, che impongono una morale derivante dal loro Dio o dalle loro chiese — ebbene la democrazia non c’è più, c’è una libertà condizionata. Così, mentre democrazia e laicità garantiscono la vita stessa di tutte le religioni, le religioni finiscono per fare esattamente l’opposto. Ebbene, il nuovo partito nasce privo di una chiara espressione di questo spirito. È per natura una Democrazia cristiana con altro nome, anzi con un pensiero teocratico nascosto che quel partito non possedeva in questa proporzione. Il che non fa presagire niente di buono per resistere all’offensiva ideologica di papa Ratzinger in questo momento in atto. Altro che partito kennediano, il cui presidente cattolico affermava che in politica obbediva per prima cosa alla Costituzione!

La laicità dello Stato, fondamentale presupposto in una democrazia che si chiami moderna, plurale, tollerante. E poi si ciancia di integrazione e di solidarietà sociale….stiamo scivolando verso la Repubblica confessional-integralista….

Resta davvero assai poco da fare, insomma, per chi creda nella cosiddetta «democrazia partecipata». Rimane soltanto il principio di stare rigorosamente fuori da qualunque organizzazione politica, ed esercitare le armi — ahimè un po’ spuntate e talora assai altezzose — della critica più severa, soprattutto la critica a coloro che dovrebbero esprimere concetti e sentimenti nei quali in teoria mi identifico, e che invece ne producono l’amaro fallimento. Oppure, per non essere definiti «qualunquisti», applicare alla lettera l’antica osservazione di Carlo Marx: «La rivoluzione non c’è stata, bisogna ancora leggere molto». Ma, in questo Paese così televisivo, ci rimarrà almeno quest’ultima difesa?

In questa sconsolata conclusione, come non leggere lo scoramento di chi ci ha voluto credere fino in fondo?

E, soprattutto, c’è dentro tutto il -8% delle liste Ulivo-PD e del crescente astensionismo a sinistra.

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29 maggio 2007

A Roma il Cantiere c’è già

Categoria: La Sinistra, Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo Luca Ceccarelli @ 15:06

Dal sito di Sinistra Democratica:

“La Sinistra a Roma puo’ e deve avere uno
scatto nell’attuale fase politica”. E’ questo il presupposto con
cui si e’ aperto nella Capitale il Cantiere della Sinistra, che
non bisogna piu’ definire “radicale”, aggettivo che “presuppone
l’esistenza di un’altra sinistra che non c’e'”. A farne parte, in
rigoroso ordine alfabetico, il Movimento della Sinistra
Democratica, il Pdci, il Prc, lo Sdi e i Verdi. E in ordine
alfabetico hanno parlato, nel corso della conferenza stampa di
presentazione, gli esponenti dei relativi partiti: Massimo
Cervellini, coordinatore romano di Sd, Fabio Nobile, segretario
cittadino del Pdci, Massimiliano Smeriglio, segretario della
federazione romana di Rifondazione, Atlantide Di Tommaso,
segretario della federazione romana dello Sdi e Riccardo
Mastrorillo, presidente dei Verdi di Roma e Provincia.
Quella lanciata oggi e’ un vera e propria “sfida al Partito
Democratico”, una sfida “per il governo della citta’ sia pur
dentro un’alleanza”. Il nome fatto piu’ spesso e’ quello del
sindaco di Roma, Walter Veltroni. Nel documento presentato si
parla del “cambiamento del suo ruolo, da sindaco di tutta
l’Unione a leader in pectore del Pd, che ci consegna una novita’
negli equilibri tra la parte piu’ moderata dell’alleanza e il
coordinamento delle forze della Sinistra”. Scopo dichiarato del
Cantiere e’ quello di “definire e far crescere una massa critica
in grado di saldare con forza a sinistra il governo locale
dell’Unione”.
“Il popolo della Sinistra- spiega
Cervellini- a Roma e’ spesso disperso e sommerso, ma ha una
potenzialita’ enorme. Possiamo intraprendere una sana lotta di
egemonia politica e culturale nella battaglia che deve portare al
cambiamento questa citta’”. Cervellini sottolinea poi la
necessita’ di “non mandare dispersa questa speranza, a maggior
ragione ora perche’ i tempi sono delicati”.
Di Roma come “laboratorio nazionale” parla Fabio Nobile
secondo cui “oggi abbiamo lanciato le basi di un cemento
unitario. Se vogliamo ridare dignita’ alla politica- dice-
bisogna ridare dignita’ al mondo del lavoro e ai giovani e non
ascoltare maghi e maghetti come Montezemolo. Veltroni nei
prossimi mesi dovra’ dimostrare nei fatti che e’ il sindaco di
tutta la coalizione, spogliandosi delle vesti di leader del Pd.
Se non lo fara’, verificheremo strada facendo se continuare il
percorso avviato”.
Per Massimiliano Smeriglio, “a differenza del Pd non siamo
alla ricerca di un leader ma di investire in migliaia di persone
attraverso un processo sociale. La gente che ha dei problemi-
sottolinea l’esponente del Prc- potra’ contare su di noi, tutti
insieme, su un blocco cioe’ capace di orientare meglio le scelte
del Campidoglio”.  Un’impresa che lo stesso Smeriglio definisce
“non facile” ma di cui questi cinque partiti “vogliono prendersi
volentieri incarico. Se non ci riusciremo, nel rispetto delle
autonomie e delle identita’ di ognuno, perderemo un’occasione
storica ma soprattutto perderebbe Roma”.
“Oggi non nasce un nuovo partito-
puntualizza Atlantide Di Tommaso- ma inizia un ragionamento
nuovo. I Ds hanno abbandonato la sinistra tradizionale e vanno
verso una deriva centrista. Il Pd e’ l’unione di anime diverse
senza un collante politico ed e’ tenuto insieme da un collante di
potere”. Ecco perche’, secondo Di Tommaso, “non si puo’ non tener
conto che Veltroni, uno dei capi del nuovo partito, andra’ a
influenzare la politica generale del Comune di Roma e che di
conseguenza l’amministrazione comunale rischia di trovarsi a
combattere una battaglia di retroguardia”.
Per Mastrorillo “il Cantiere che nasce oggi non consuma
territorio ma costruisce democrazia. Mi auguro che da qui venga
fuori il futuro candidato sindaco di Roma”.
Il primo appuntamento che il Cantiere si e’ dato e’ per il
prossimo 13 giugno presso la Sala Umberto (via della Mercede 50).
Sara’ un’occasione “per incontrare tutto il popolo della
Sinistra” e “soprattutto per ascoltarlo”. I temi principali sono:
autonomia della politica rispetto alle diverse confessioni
religiose, lotta alla precarieta’, al lavoro nero e al
caporalato, limitare l’eccesso nell’espansione edilizia, l’avvio
di una campagna per la diffusione dei diritti civili e la
priorita’ alle politiche ambientali.

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28 maggio 2007

Fine di una menzogna: oggi si guadagna meno di 30 anni fa

Categoria: La Sinistra Luca Ceccarelli @ 16:09

In uno studio presentato dal Wall Street Journal una verità sconvolgente: i “figli”, cioè chi lavora nel 2004, guadagna il 12% in meno dei “padri”, lavoratori del 1974.

Lo studio dimostra infatti come lo stipendio medio del 2004 sia $35010 contro $40210 del 1974.

A sottolineare il tracollo del potere d’acquisto dei salari negli ultimi anni basti pensare che un confronto 1994-1964 si risolveva a favore dei “figli”, anche se con un modesto +5%.

Alla faccia del capitalismo, che promette redditi crescenti per tutti al crescere dell’economia.

Alla perdita (-12%, come detto) del potere d’acquisto va sommato il fatto che la produttività è cresciuta in maniera esponenziale nel periodo di riferimento. Come a dire, quindi, cornuti e mazziati. Si lavora meglio, si produce di più ed in cambio abbiamo meno reddito disponibile.

La mia personale opinione è che se lo stesso studio fosse ripetuto in Italia, il deficit di potere d’acquisto sarebbe ancor maggiore, ad effetto della precarietà massiccia (e selvaggia) che ha contraddistinto il mercato del lavoro negli ultimi 10 anni.

Mario Calabresi de “la Repubblica”, nel citare questo studio, fa notare come

Per emergere oggi è necessario avere una formazione molto qualificata, aver accesso alle migliori scuole, alle tecnologie, e questo è sempre meno nelle possibilità di tutti e favorisce chi proviene da famiglie agiate ed è in grado di viaggiare, frequentare le migliori università, studiare lingue straniere sin da ragazzo.
Così passare nella parte alta della societàm crescere, è sempre più difficile.

Urge rivedere il nostro modello di sviluppo, in primis dichiarando guerra alla precarietà, in secondo luogo lavorando pesantemente sulle politiche di redistribuzione del reddito e sui diritti dei lavoratori.

L’alternativa è veder crescere inesorabilmente la “forbice” tra una casta di ricchi delocalizzatori ed una massa di nuovi schiavi precari e sempre più poveri.

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27 maggio 2007

La Costituente socialista? Marziani coperti di polvere

Categoria: In prima persona, La Sinistra Luca Ceccarelli @ 18:12

Oggi sono stato ad ascoltare una conferenza sulla Costituente socialista. Presenti gli on. Formica e Mancini, un rappresentante dell’Associazione per la Rosa nel Pugno, un paio di giornalisti, i segretari locali dello SDI e del Nuovo PSI.

Noi di Sinistra Democratica, presenti sul palco con l’ottimo Telio Barbieri, eravamo molto interessati a questa giornata. Ci pareva, infatti, che i socialisti stessero muovendosi verso il recupero dei valori antichi del PSI (quello precraxiano, per intendersi) e nell’ottica dell’unità della Sinistra.

Lo spettacolo, invece, è stato quanto meno indecoroso.

Si è assistito ad una sorta di socialist-pride, in cui la frase più frequente è stata “noi siamo nel giusto”. E via, a sparare a zero sia contro la Costituente del PD, sia verso il Cantiere della Sinistra. Solo loro, sostengono, hanno la chiave di ciò che l’elettorato desidera.

Il tutto è culminato nella censura dell’intervento di Barbieri, per mancanza di tempo, visto che tutti gli interventi hanno debordato, incontrando solo una minima, timida resistenza dei moderatori.

Così Sinistra Democratica ha potuto solo esprimere una breve opinione (non più di due minuti) in chiusura sull’avvincente argomento “sondaggi elettorali”. Per la cronaca, il sondaggio in questione diceva che un’eventuale Unità Socialista otterrebbe il 7% dei voti. Salvo poi scoprire che questo dato incorpora anche Sinistra Democratica, tolta la quale rimane quel 3% che, onestamente, vale l’Unità Socialista.

Si potrebbe almeno pensare che del socialismo storico siano stati recuperati i capisaldi: lavoro, precariato, attenzione alle classi deboli. Invece nulla: quando non si trattava di interventi nostalgici, si parlava di teorie politiche, cittadini in genere….insomma, siamo tornati indietro di 15 anni.

Più volte è stato citato il fantasma del 1992: quel fantasma alberga nei componenti della Costituente Socialista.

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26 maggio 2007

Travaglio scrive a Montezemolo

Categoria: Gli altri Luca Ceccarelli @ 18:16

Con la sua chiarezza e disarmante semplicità, Marco Travaglio ha confezionato questa lettera per Luca Cordero di Montezemolo.

Mi pare doveroso riportarla integralmente:

Gentile Luca Cordero di Montezemolo,

il presidente di Federmeccanica, che fa parte della Confindustria, dice che
l’aumento di 100 euro all’anno chiesto dagli operai è “una proposta
ridicola” perché ci metterebbe “fuori dal mercato”.

E lei ha dichiarato che la ripresa economica dell’Italia è “esclusivamente
merito delle imprese”.
Eppure lei stesso ripete sempre che un’impresa non è fatta solo dagli
imprenditori e dai manager, ma anche dai lavoratori. Dunque tutti dovrebbero
essere premiati per il loro lavoro.

Invece i manager in Italia guadagnano molto di più dei loro colleghi del
resto d’Europa, mentre i lavoratori molto di meno.

In Italia un operaio guadagna in media, al lordo, 21 mila euro, contro i 29
mila della Francia, i 32 della Svezia, i 35 del Belgio, i 37 dell’Olanda, i
39,7 della Gran Bretagna, i 41 della Germania, i 42 della Danimarca.

Qualche anno fa, un tale disse: “se i nostri operai guadagnano poco, le
macchine che gli facciamo costruire chi se le compra?”

Tra il 2000 e il 2005, secondo l’Eurispes, in Europa gli stipendi sono
aumentati del 20%, in Italia del 13,7. Da noi gli stipendi dei lavoratori
aumentano ogni anno del 2,7%, mentre quelli dei manager del 17%, otto volte
l’inflazione. Le stipendio medio dei primi cento top manager italiani è di
3,4 milioni all’anno, 7 miliardi di lire: guadagnano 160 volte lo stipendio
di un operaio, prendono in due giorni quello che un operaio prende in un
anno.

In ogni caso la Fiat, con le sue mani e con la cassa integrazione, s’è
rimessa in sesto grazie a un manager come Marchionne. Che dunque si merita
tutti i 7 milioni di euro che guadagna all’anno, poco meno di quelli che
guadagna lei. Ma, se il mercato ha un senso, chi ottiene risultati dovrebbe
guadagnare molto e chi va male dovrebbe guadagnare poco, o farsi da parte.

Mi sa spiegare allora perché, visto come va la Telecom, il manager più
pagato d’Italia è proprio Carlo Buora della Telecom, con 18.860 milioni di
euro nel 2006 tra stipendio e liquidazione Pirelli? E perché Tronchetti
Provera guadagna come Marchionne che ha risanato la Fiat? Poi c’è Cimoli,
che ha così ben ridotto l’Alitalia: guadagna 12 mila euro al giorno, quello
che un operaio guadagna in un anno. Il presidente di Air France guadagna un
terzo: ma la compagnia francese è in attivo, mentre la nostra perde un milione al giorno. Dopo 2 anni e mezzo disastrosi, col buco Alitalia salito a 380 milioni, Cimoli per andarsene ha
pure preso 5 milioni di liquidazione. Alberto Lina è l’amministratore
delegato dell’Impregilo, capo-gruppo della ditta che smaltisce così bene i
rifiuti in Campania: guadagna addirittura più di lei, 7,3 milioni.

Anche lui prende in un giorno quanto un suo operaio guadagna in un anno.
Dov’è il mercato?
Dov’è la meritocrazia?

La prima regola del mercato è che tutti rischiano qualcosa, e chi sbaglia
paga. Voi top manager, invece, non rischiate mai nulla. Se avete successo,
vi aumentate lo stipendio. Se fallite, ve lo aumentate lo stesso. Se vi
cacciano, ci guadagnate una fortuna con le superliquidazioni. Poi passate a
far danni da un’altra parte. E se non garantite la sicurezza o la salute dei
vostri dipendenti, loro pagano con la vita, per voi c’è l’indulto. Con la
certezza di morire di morte naturale, nel vostro letto. Gli operai invece
muoiono al lavoro come le mosche, al ritmo di quattro al giorno.

Andare a lavorare, in Italia, è più pericoloso che andare in guerra. Ogni
anno muoiono 1250 lavoratori italiani, la metà delle vittime delle Torri
gemelle, meno dei morti di tutto il mondo per attentati terroristici. E un
milione restano feriti.

Ora lei, dottor Montezemolo, è preoccupato che il tesoretto si disperda in
mille rivoli. Giusto.
Ma perché non parlate mai del tesorone dell’evasione fiscale, 200 miliardi
l’anno? E del tesorone del lavoro nero e sommerso, il 27% del pil, cioè 400
miliardi? E del tesorone delle mafie, 1000 miliardi di euro? La legge sul
falso in bilancio varata dal governo Berlusconi e finora confermata, in
barba alle promesse elettorali, dal governo Prodi, consente a ogni impresa
di occultare dai bilanci fino al 5% dell’utile prima delle imposte, al 10%
delle valutazioni e all’1% del patrimonio netto. Centinaia di milioni di
nero legalizzato per ogni grande gruppo.
Una sorta di modica quantità di falso in bilancio consentita, come per la
droga, per uso personale. Non vi vergognate di una situazione del genere,
che vi rende tutti sospettabili? Il “mercato” è anche 25 anni di galera per
chi trucca i bilanci, come in America: o no? Perché allora non avete detto
una parola contro la depenalizzazione del falso in bilancio? Perché
Confindustria non fa una grande battaglia per importare in Italia la legge
americana sui reati finanziari?
Vedrà che, recuperando un po’ di evasione, si potranno garantire case, asili
e pensioni al popolo dei 1000 euro al mese, che con un giusto aumento di
stipendio potrebbero fare un bel passettino in avanti. Perchè, come diceva
quel tale, “se gli operai guadagnano poco, le macchine che costruiscono chi
se le compra?”.

A proposito: lo sa chi era quel tale? Non era Marx, e nemmeno il
subcomandante Marcos. Era l’avvocato Agnelli.

In attesa di un cortese riscontro, porgo distinti saluti

Marco Travaglio

maggio 2007

E’ incredibile l’arroganza che sta contraddistinguendo il capitalismo, specie quello italiano, fatto di codardia ed inefficienza.

Ormai da tempo non esiste più la figura dell’imprenditore: l’economia è stata sostituita dalla finanza, si sono svuotate di senso le nostre principali imprese, si costruisce profitto puro per i grandi azionisti ed una manciata di supermanager e tutto ciò sulla testa dei lavoratori.

E’ ora di ripensare il nostro modello di sviluppo, prima che ne restiamo seppelliti.

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25 maggio 2007

Si parte bene, compagni

Categoria: Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo Luca Ceccarelli @ 14:45

I capigruppo di Camera e Senato della Sinistra Democratica, Salvi e Di Salvo (ma l’avranno fatto apposta, per assonanza?) sono andati a parlare con il Presidente del Consiglio Romano Prodi.

Si potrebbe pensare, come accade in questi casi, che siano andati a chiedere poltrone, affinchè anche questo nuovo movimento sia adeguatamente rappresentato. Quante volte abbiamo sentito queste frasi?

E invece i due si sono subito espressi a favore di una significativa riduzione dei costi della politica.

Abbiamo esposto – ha sottolineato Salvi in un breve incontro stampa dopo la conclusione del colloquio con il premier – le ragioni della nostra iniziativa. Il nostro è il terzo gruppo parlamentare della maggioranza, con 21 deputati e 12 senatori, abbiamo confermato il nostro pieno sostegno al governo ed esposto al presidente del Consiglio i punti centrali che secondo noi devono ispirare l’azione del governo”. “Sui costi della politica e al questione morale – ha detto ancora Salvi – i nostri gruppi, già quando eravamo Sinistra Ds, senza aspettare Montezemolo, hanno presentato proposte di legge ordinaria e costituzionale che a regime ci farebbero risparmiare sei miliardi di euro l’anno. Abbiamo sottolineato che il buon esempio deve partire dal centro, le cose da fare sono due: ridurre il numero dei ministri e dei sottosegretari, e per questo basta una decisione politica, e ridurre il numero dei parlamentari a 400 deputati e 200 senatori, e per questo ci vuole una riforma costituzionale che si può fare in sei mesi in parlamento se c’è la buona volontà”.

E naturalmente sono stati ribaditi i capisaldi dell’azione politica di Sinistra Democratica:

“Abbiamo sottolineato – ha spiegato Titti Di Salvo – il fatto che un intervento sul terreno della giustizia sociale è una priorità dell’azione di governo”.

Un intervento che “va fatto anche – ha precisato l’ex sindacalista Cgil – per rafforzare la domanda interna e quindi per lo sviluppo. In primo luogo rinnovando il contratto degli statali”, a proposito del quale “c’è già un accordo sulla quantità e sulla qualità del rinnovo”. Per Sd “giustizia sociale vuol dire salari da aumentare, precarietà da contrastare, e pensioni che vanno rivalutate, non solo quelle così basse che non consentono di vivere”. Secondo Di Salvo “va trovato un meccanismo che impedisca la svalutazione nel tempo delle pensioni”.

Senza dimenticare, naturalmente, il capitolo previdenziale: le pensioni di oggi e soprattutto quelle di domani:

“Siamo contrari – ha detto ancora la capogruppo alla Camera – a un taglio dei coefficienti, non si possono dare pensioni da fame nel futuro ai giovani. Quanto all’aumento dell’età, non tutti i lavori sono uguali. E non si può aumentare l’età per le donne, finanziando per questa via l’abbattimento dello scalone, che va fatto. Le donne vanno in pensione di vecchiaia, e non devono pagare loro per le pensioni di anzianità di cui non godono”.

Una bella lezione di stile e correttezza politica. Auguriamoci che, come ha detto un compagno grossetano “non ci si sciupi nel crescere”.

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24 maggio 2007

Nasce Sinistra Democratica anche a Grosseto

Categoria: In prima persona Luca Ceccarelli @ 14:13

Tutto è nato dalla mozione Mussi nei congressi DS.

La forte opposizione al progetto del Partito Democratico, la percezione della lontananza dai progetti centristi e la riscoperta di un “comun sentire” con le forze della sinistra, hanno fatto sì che, una volta sancito l’avvio della Costituente per il Partito Democratico, la mozione si sciogliesse ed i propri aderenti si trovassero di fronte all’ardua scelta: cosa fare?

La strada intrapresa è stata quella di formare un movimento politico, non un altro partitino, che si proponesse il compito di cercare l’unificazione a sinistra, quella idea così tanto sognata da essere considerata un’utopia.

Utopia non è il nuovo movimento, che ha raccolto la pressochè totale adesione dei mussiani (15 su 16 dirigenti in quota Mussi nel Direttivo Provinciale, 10 su 10 nell’Unione Comunale di Grosseto, più la quasi totalità in numerose Unioni Comunali del territorio provinciale).

In numerosi Consigli comunali si stanno formando i gruppi di Sinistra Democratica, siano essi autonomi o all’interno del Gruppo del Centrosinistra.

Il 15 giugno si terrà la prima Assemblea provinciale, che si occuperà di eleggere gli organismi dirigenti.

Nel frattempo si è costituito un Coordinamento provvisorio costituito, oltre che da Flavio Tattarini, da Giorgio Nucci, Unico Rossi, David Buzzetti, Pietro Migliaccio, Manuel Bambi, Marco Giuliani, Alessio Finetti, Aldo Ferretti, Roberto Croci, Gabriella Cerchiai, Massimo Borghi, Tonino Fornaro, Riccardo Ciaffarafà, Luca Ceccarelli ed Alessando Lelli.

E’ possibile sin da ora aderire a Sinistra Democratica: il cammino è appena cominciato.

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23 maggio 2007

Il PSE gela le speranze del PD: “Schieratevi”

Categoria: La Sinistra, Partito Democratico Luca Ceccarelli @ 14:31

Prodi va a Strasburgo e porta con sè la posizione, incerta ed ambigua, del PD sull’appartenenza al PSE.

E, come previsto, gli piovono addosso critiche, perplessità, richieste di chiarezza.

Ci ha riprovato, con la sua formula politichese del “costruiamo una famiglia riformista”, “il PSE deve aprirsi a nuovi contributi” e così via. Ma non ci è cascato quasi nessuno.

Schulz, leader del gruppo europarlamentare del PSE, reagisce così:

“Noi – ha ricordato Schulz – abbiamo già fatto la nostra apertura, con la modifica del nostro Statuto al congresso di Porto in autunno, (che ha allargato le possibilità di adesione al Pse anche alle “forze democratiche e progressiste”, e non più esclusivamente socialiste o laburiste, ndr). Adesso tocca a voi, e io insisto – ha detto rivolto a Prodi – perché il Pd entri nel Pse”.

Secondo lo spagnolo Enrique Baron Crespo, un altro ex presidente del Parlamento europeo, il Pd dovrebbe “geneticamente appartenere al Pse”.   Il suo connazionale Borrell, invece, ha espresso il suo disaccordo sul fatto che “elementi identitari socialisti vengano diluiti in un contenitore genericamente progressista”.

Rasmussen, nel tentativo di salvare il salvabile, ricorreva agli argomenti classici:

“Se in Italia vogliamo tenere lontane le nuove generazioni da Berlusconi, se vogliamo mantenere la separazione tra Stato e Chiesa, allora abbiamo bisogno di questo nuovo partito: è difficile, è complesso, ma dobbiamo farlo”, ha detto. Gianni Pittella, da parte sua, ha evocato l’obiettivo di riunire, “partendo dalla famiglia del Pse, un arco di forze del socialismo e del riformismo che sia anche la forza maggioritaria nel Parlamento europeo”.

Ma Prodi prende sberle anche dai rappresentanti italiani: Pia Locatelli è intervenuta per ricordare che lo Sdi non partecipa al progetto del Pd, e che una delle ragioni più importanti di questa scelta è “la mancanza chiara di una caretterizzazione laica del nuovo partito. In Italia – ha aggiunto Locatelli – la separazione fra Stato e Chiesa è un problema sempre più serio, con conseguenze sui diritti civili”. Claudio Fava è intervenuto quindi protestando per la partenza di Prodi (che era arrivato alla riunione con tre quarti d’ora di ritardo) prima che il dibattito potesse essere davvero concluso.

“Dovete sapere – ha detto Fava rivolto al gruppo – che ci sono decine di migliaia di militanti che si sono battuti per non sciogliere i Ds e per restare nel Pse. Noi non siamo d’accordo con il progetto del Pd e abbiamo epresso i malumori di queste persone. Adesso dobbiamo prendere atto delle risposte che ha oggi dato Prodi, secondo cui il Pd non sarà membro del Pse, ma si troveranno delle ’soluzioni pratiche’. Il dato politico, in realtà – ha concluso Fava – è che per come è costruito e per l’identità dei suoi fondatori il Partito democratico non potrà stare nel gruppo socialista”.

I bizantinismi democristiani, che ancora hanno una certa presa nel Belpaese, non funzionano in Europa. Se famo sempre riconosce’.

 

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22 maggio 2007

Fassino il censore alla democristiana

Categoria: Gli altri, Partito Democratico Luca Ceccarelli @ 14:36

Tiene ancora banco la questione “Sex, Crimes and the Vatican”, il documentario realizzato dalla BBC che evidenzia i metodi con cui la Chiesa cattolica ha occultato gli episodi di molestie sessuali sui minori da parte del clero.

Tra l’altro si evidenzia come anche Ratzinger abbia avuto parte attiva in questo frangente. Lo potete visualizzare all’indirizzo http://video.google.it/videoplay?docid=-6608692729494570044

E naturalmente i democristiani, insieme alla destra, sono insorti.

Compresi i democristiani più recenti, Fassino in testa. Ecco quello che ha dichiarato:

E’ una decisione che compete alla Rai – ha spiegato Fassino – che ha parlato a margine di un’iniziativa elettorale a Pistoia – quando si affronta una materia così delicata ci vuole molta attenzione, e molta prudenza, perché l’impatto di qualsiasi immagine, notizia, o contenuto su temi così sensibili richiede da parte di tutti equilibrio e prudenza

Attenzione, prudenza, equilibrio: si gioca con le parole per trasmettere messaggi subliminali. In pratica un “consiglio” di non trasmettere il documentario.

Fortuna che c’è ancora chi crede nel giornalismo d’inchiesta, oltre che nell’indubbio valore delle produzioni BBC. Ecco Sandro Curzi:

Per quello che riguarda in particolare la polemica scatenata su Santoro e su ‘Sex crimes and Vatican’ – aggiunge l’ex direttore del Tg3 – non mi sorprende tanto, di per sè: da anni siamo abituati ormai, purtroppo, a scatenarci e a dividerci su tutto, anche solo per mera propaganda politica. Quello che mi sconcerta e mi preoccupa molto, nella vicenda, riguarda soprattutto i principi basilari di una normale democrazia e di un normale esercizio della libertà d’informazione che sembrano essere dimenticati un po’ da tutti, persino da personaggi istituzionali”. Curzi ripercorre le tappe della vicenda: “c’è il responsabile giornalistico di una trasmissione televisiva, peraltro del servizio pubblico, che programma la messa in onda di un reportage, realizzato e regolarmente trasmesso ma dalla Bbc. E ci sono, tra gli altri, il presidente della Commissione parlamentare di vigilanza e un membro del CdA della Rai che chiedono al direttore generale dell’azienda di operare una censura preventiva. Se qualcuno vorrà parlarne domani in CdA – aggiunge – rileverò il lato francamente grottesco della faccenda (quel reportage è in Internet e l’hanno già vista, come me, centinaia di migliaia di persone) e mi permetterò di invitare tutti ad abbassare i toni e a lasciare al responsabile della trasmissione, com’è norma in tutte le democrazie, in tutte le aziende di comunicazione e nella stessa Rai, la decisione sulla messa in onda di ‘Sex crimes and Vatican’ e sull’equilibrato e utile dibattito che su di esso vorrà e saprà organizzare e moderare.

Si salvi chi può. Non paghi di aver ucciso il giornalismo d’inchiesta italiano (confinato, peraltro con eccellenti risultati di pubblico, nella “riserva indiana” di RaiTre), si tenta ora di oscurare anche quello d’importazione.

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